Sono affiorati da un sonno abissale
tra le sabbie delle correnti che a tratti scoprivano i loro profili.
Li ha traditi un pescatore
scandagliava gli abissi in cerca di prede
finché non ha intuito un bagliore – punte
di bronzo baluginante.
Le emergenti sono state via via ripulite, recitano le guide,
spezzati i basamenti, sostituiti con supporti antisismici,
aperti i costati, una mano ha frugato i loro petti
– al posto del cuore solo terre bruciate,
resti di antiche fusioni
e poi via i muschi, le proliferazioni,
i sali che accanivano la pelle.
Radiografie e gammagrafie
rivelavano sottili fratture
una vecchiaia inattesa.
Dunque di nuovo saldati insieme, sfoltiti dalle incrostazioni,
lucidate le labbra di rame, le ciglia d’argento,
spolverati gli occhi di calcite che mai hanno visto il mondo.
Ora esposti tra i neon del museo – da questa parte signori prego,
dieci minuti di decompressione –
risplendono di una luce immortale
impermeabili alle sollecitazioni,
pezzi di archeologia sfarzosa.
Erano fratelli in un’altra vita,
Eteocle e Polinice pronti a ferirsi a morte
– questa, almeno, la teoria più accreditata.
Guerrieri allo stato di perfezione insomma,
invincibili perché il colpo era solo promesso
nei muscoli.
Poi forse un saccheggio li ha depredati
degli scudi oplitici e degli elmi corinzi,
spogliati dei nomi
senza più lance, le mani impugnano il vuoto.
Un naufragio deve averli scaraventati in mare, lambendo Riace, proprio lì dove li hanno trovati.
Non possiamo saperlo con certezza, vedete, sono passati secoli,
la memoria ossida prima del bronzo.
Mi chiedo se abbiano mai nostalgia dei fondali,
quando scintillavano non visti,
ed era ancora possibile disfarsi, invecchiare,
allentare queste leghe di piombo e stagno che li reggono insieme,
forzare la mano esperta che li ha scolpiti
tornare elementi spezzati nell’universo,
affondati nell’arenaria, tra pesci e alghe – una dolce sepoltura.
Solo gli uomini lavorano all’eternità,
le cose invece anneriscono, chiedono soltanto di scomparire.
Giulia Oglialoro ha cambiato innumerevoli case, città, lavori e accenti. Di una cosa soltanto è certa: scrive. Ha pubblicato Le stelle nere (Industria&letteratura). Da tempo un’altra storia le corre dietro, e lei sta finalmente pensando di farsi raggiungere.
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