Estratti da Ljuba di Alessia Cusenza, Lamantica Edizioni. Ringraziamo l’editore e l’autrice per i testi.
*
Mia nonna tirava il collo
alle galline a mani nude
nei più intensi cicalecci di luglio
e non la fermava nemmeno il silenzio
dei fieni.
Restavano appese
anche per lunghi giorni,
a gocciolare lente
acquistavano decoro.
La terra non la ricordo d’un solo colore,
se la dovessi disegnare
la farei delle sue tese mani, abili
misurata a lastre di marmo come i suoi occhi
zoccoli: ma io non so disegnare.
Avevo otto anni e mi sembrava
quello il potere di una maga:
farmi giocare all’altare
frugarmi latente da divino mortale.
E a ripetere quel gesto
non saprei come iniziare
che l’animale più vicino
non mi sembra
nemmeno
animale.
*
Ho scritto dodici nuove poesie
brevi parole e acute
nella geografia dei suoni
ho scritto dodici nuove parole
che vorrei tenessimo a mente
e pure Borgo Sabotino –
tuo padre mi racconta la semente
del suo umano raccolto
e sono piccole rime mai mute.
*
Lieve poesia d’amore
Di cosa si sazia il pazzo
che tu chiami pazzo
invitato alla cena del Signore
che mai fieramente chiamiamo Signore?
Io dico:
Se può camminare, non verrà da noi.
Se può essere camminato, non accetterà di vederci.
Se sa ancora dormire, pregherà la letargia
– i meno stanchi notarono il dissonante pungolo.
Esisteva la poesia degli ampollosi versi
e la chiamavamo lirismo.
Esistevo nella poesia delle immagini
e mi chiamava. Vita
era Rosario e la traccia dei punti
di congiunzione tra la fronte e il sonno
nella guarigione semovente
dell’Orsa Minore. Lei di notte mi spiega
che i rugli e i bruiti sono troppo retorici
per essere contemporanei.
Allora ho scritto qualcosa di
contemporaneo al mio deliquio. Ho afflitto
i piedi, la dentina, gl’inconsutili versi che ora
così morendo sembrano sensati.
“Non trovo panchine in cui calciare
l’addio, sedute verdi per sfumarti.
Va’ in guerra! Sii in esilio!
Sposa una donna il sei agosto domani,
dipingi ossessione gli altri dolori,
altri carnali odori.
Pagami almeno questo caffè”.
E in questa abbondanza di ragione
che m’affama – sono io il pazzo
che tu chiami pazzo. Il Signore è
il canto dell’allodola, feroce! –
m’accontenterei perfino
d’una poesia felice.
*
La sezione del gluteo che preferisco
non esiste, non esiste pianura
per pellegrini, al contrario vette iraconde
nessun autentico baglio che dichiari le sponde
del triste fluire.
Non esiste cellula cieca che dica
dove sedere se tanto
poggio le spalle, arpioni alle ossa,
ho perso parole di pelle
e il pensiero
commuove
e mi stanca.
*
Poesia non preme più le anche
evita fratture, rifugge i duri morsi
alle mani, silenzia ologramma brama
che si ritrovi del dramma mimesi
e catarsi.
Non raccolgo più delle parole
la spigolatura tra i denti,
“io vi prego santi de la misera corda
stringetela forte che mi tornino i sensi,
altrimenti dee della fulgida parola
prendete, s’è così, la mia anima sorda”.
Come quando smisi di sognare nella notte
e il mio maestro d’arte
mi suggerì di disegnare il carciofo di Neruda,
io lo delusi disegnando proprio
un carciofo.
Hai solo tre anni per scrivere! Solo tre anni di
migrazioni rivoluzioni forconi ABBA CDE:
devo aver perso questa raccomandazione
e ora aspetto la gratitudine delle macerie.
Non chiuderanno il mio manicomio
fin quando le sue braccia saranno aperte
e io sogno di morire con le spalle
sull’alto muro dei nembi dove piove il poeta.
La poesia si consuma a
tormenti dall’inizio alla fine,
e manca ormai la santità
per meritare il demonio.
*
Une Nouvelle Vague
I
Tu dois croire que tu m’aimes
et je t’attends
si tu n’y crois pas
je nous invente –
À la mer.
Agnes Varda.
Cheveux sur les seins
justes, ni petits ni gros.
Poésie de vent.
La grande unique Méditerranée –
C’est une histoire si peu inventée
alors
tu dois croire que tu m’aimes
II
Mon roi, j’utilise le français
comme un film que j’aime beaucoup.
Le français inconnu à toi et à moi,
alors ni toi ni moi
ne sommes roi et reine
mais deux pauvres sans langue
sinon celle de l’inconnu,
sans inconnu sinon celui
qui va arriver.
III
Je t’ai envoyé
mon dossier de poésie.
Bruité
fleurs-contre-verre
ton silence.
IV
Adieu
mon roi,
notre scalp
me sauvera.
Alessia Cusenza, nata in Puglia nel 1990 e cresciuta in Sicilia, terra d’origine della sua famiglia. Ha studiato Giurisprudenza all’università di Trapani e più di recente ha lavorato nell’industria cinematografica. Incline all’arte, dipinge acquerelli con soggetto per lei largamente familiare, riapparso dai ricordi di infanzia nelle campagne siciliane: le galline. È autrice del testo di Hedera, regia M. Rossi e A. Re, pubblicato nel 2021 sul magazine on-line cap 74024. Inaggrumabile il fluire delle sue cose, pur sempre hanno resistito il fascino per le parole e l’amore per la poesia.
Ljuba è la sua raccolta d’esordio, pubblicata con Lamantica Edizioni nell’aprile 2025
Com’era prevedibile, non è stato affatto facile riprendersi dal 2024, che in termini musicali ha…
Che cosa vuol dire “comico” nel 2025, in un’Italia in cui girano ancora le barzellette…
Lasciar andare, liberarsi con un sorriso della zavorra che abbiamo permesso di accumularsi sulle nostre…
Un romanzo di madri e di figlie, di partenze e ritorni, dove la terra diventa…
Ci sono romanzi che non urlano, che non seducono con la trama o con l’invenzione.…
Anatomia della battaglia racconta la guerra privata di un figlio contro un padre fascista e…