Lasciar andare, liberarsi con un sorriso della zavorra che abbiamo permesso di accumularsi sulle nostre spalle senza quasi che ce ne fossimo accorti: è questo il messaggio, tanto semplice nell’intuizione quanto complesso nell’attuazione, che Martina Àsero affida al suo ultimo libro intitolato UNA GIOIA, recentemente uscito per i tipi di Nous Editrice.
La coerenza dell’autrice riguardo alla leggerezza e al ritorno all’essenziale si manifesta già nella brevità dell’opera, che in una ottantina di pagine condensa il saggio principio della liberazione dal superfluo, evitando così che la narrazione precipiti in digressioni inutili, descrizioni ridondanti, caratterizzazioni che appesantiscono. Il breve romanzo segue Gioia, voce narrante e protagonista, in una fase delicata e di grandi cambiamenti nella propria sfera personale, investita da lutti familiari e da relazioni sentimentali giunte a un epilogo, ma anche da nuove amicizie e abitudini che ne segnano la volenterosa rinascita.
Forse il paragone è un po’ troppo forzato, ma leggendo questa storia, scritta con una delicatezza e uno stile stracolmi di piacevole autenticità, mi sono venuti in mente certi passi evangelici che richiamano all’essenza e all’essenziale, come la brevità e la schiettezza (“Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal Maligno”), la priorità del bene personale anche al di sopra della famiglia (“Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?”; “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me”) e il ripudio di qualsiasi parte di noi che non sia rivolta al bene (“Se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te”).
A proposito di quest’ultima immagine (cioè separarsi da ciò che non va, gettando via addirittura qualcosa di connaturato a noi come un arto, pur di non percorrere una strada sbagliata), il romanzo di Martina ce ne offre una personificazione presentandoci un simpatico gatto rosso, ribattezzato Fitzgerald, al quale, a seguito di un incidente, verrà amputata una zampa. Fitzgerald, insomma, si vede costretto a convivere con questa particolare condizione fisica. L’autrice rappresenta l’enormità di tale handicap, ovvero l’agilità felina costretta alla goffaggine di un tripode, come punto di partenza per una nuova prospettiva all’insegna dell’ottimismo (poteva andare peggio) e della tenerezza. Tenerezza, dunque. A tal proposito, il gatto Fitzgerald ci ispira quella tenerezza che compare nel titolo di un celebre romanzo dell’omonimo scrittore americano (Tenera è la notte), i cui temi di decadenza e fragilità ricorrono anche nelle pagine di Gioia, sebbene Martina Àsero lo faccia con una buona dose di energia positiva. Se è vero che è impossibile mantenere cristallizzati i legami affettivi ed è anche impossibile contrastare la decadenza delle cose di fronte alle inevitabili difficoltà della vita, secondo la ricetta di Gioia la tenerezza del presente, insieme alla sua inesplicabile bellezza, sono in grado di darci la forza per proseguire il cammino con un sorriso in faccia e la tranquillità nel cuore. A patto, però, di spogliarci del superfluo.
Giuseppe Raudino
Com’era prevedibile, non è stato affatto facile riprendersi dal 2024, che in termini musicali ha…
Che cosa vuol dire “comico” nel 2025, in un’Italia in cui girano ancora le barzellette…
Un romanzo di madri e di figlie, di partenze e ritorni, dove la terra diventa…
Estratti da Ljuba di Alessia Cusenza, Lamantica Edizioni. Ringraziamo l'editore e l'autrice per i testi.…
Ci sono romanzi che non urlano, che non seducono con la trama o con l’invenzione.…
Anatomia della battaglia racconta la guerra privata di un figlio contro un padre fascista e…