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“Tango a Porto” di Antonio Danise: un viaggio tra ricordi, desiderio e scrittura

Tango a Porto (Edizioni QED) di Antonio Danise è un romanzo che può sorprendere fin dalle prime pagine. Il titolo, che richiama l’immaginario sensuale e ritmico del tango, potrebbe far pensare a una storia di passioni e balli. In realtà, il libro offre tutt’altro: una narrazione complessa, introspettiva, costruita attorno alla mente di un protagonista alle prese con i propri pensieri, i ricordi e una scrittura che fatica a prendere forma.

Il protagonista è un professore universitario, esperto di letteratura portoghese, che viene invitato a Porto per tenere una conferenza su A morte de Carlos Gardel, uno dei romanzi più noti (e più complessi) dello scrittore portoghese António Lobo Antunes. Ma preparare questo intervento si rivela molto più difficile del previsto.

Il punto è che lo stile di Lobo Antunes – fatto di frammenti, salti temporali e pensieri interrotti – fa da specchio alla mente del protagonista. I suoi ricordi iniziano ad affiorare, la vita personale si intreccia con quella professionale, e quello che doveva essere un semplice discorso accademico si trasforma in un viaggio interiore. Si trasforma in una sorta di specchio attraverso cui riaffiorano pensieri profondi, memorie personali e sensazioni irrisolte.
Il romanzo si sviluppa quasi interamente come un flusso di coscienza, dove i pensieri del protagonista si affollano, si interrompono, si intrecciano con episodi del passato e preoccupazioni del presente. In particolare, tornano alla mente le immagini della moglie, segnata dalla malattia, e una nuova relazione con Sofia, una giovane donna conosciuta proprio a Porto, che diventa al tempo stesso rifugio e tormento.

La relazione con Sofia si presenta come un momento di luce e di inquietudine insieme. Se da una parte riaccende il desiderio e la curiosità verso l’altro, dall’altra mette in discussione il senso stesso dell’esperienza e della scrittura. Dopo la fine del legame, infatti, il protagonista continua a cercare Sofia, a incontrarla, a trarre ispirazione dalle sue parole e dai momenti condivisi per costruire un romanzo. Ma si scontra con un dubbio profondo: è davvero possibile raccontare una persona? Si può restituire in un’opera di finzione tutta la complessità, l’ambiguità e la vitalità di una relazione reale?

Il vero centro del romanzo sembra essere proprio questo: la difficoltà di tradurre la realtà nella forma narrativa. Danise accompagna il lettore nei meandri di una mente che pensa e ripensa, che si interroga, che si perde e si ritrova, spesso senza una direzione precisa. E non è un caso che lo stile di Tango a Porto sia volutamente frammentato, con frasi che si rincorrono e passaggi in cui il presente e il passato si mescolano senza un ordine prestabilito.

Non si tratta quindi di una lettura semplice o leggera: il romanzo richiede tempo e attenzione. Può risultare difficile seguire i passaggi, soprattutto per chi preferisce storie più lineari o un protagonista più attivo. Tuttavia, proprio in questa complessità risiede uno degli aspetti più interessanti del libro. Danise non offre una trama da seguire, ma un’esperienza da attraversare. Non cerca facili emozioni, ma invita il lettore a entrare nel labirinto della coscienza, con tutte le sue contraddizioni e le sue verità sfuggenti.

Tango a Porto è, in definitiva, un romanzo che parla di letteratura, di memoria, di amore e di scrittura.
Un libro che chiede di essere letto con calma, accettando che non tutto sia subito chiaro, e che anche il senso, a volte, debba essere cercato tra le righe. Per chi ama le narrazioni introspettive e riflessive, è un’opera che può lasciare tracce profonde.

Anna Chiara Stellato

Anna Chiara Stellato

Giovane napoletana laureata in lettere, da sempre innamorata della sua città, del dialetto e della storia di Napoli. Lettrice compulsiva, appassionata di cinema d’autore e di serie tv. Sorrido spesso, parlo poco e non amo chi urla.

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