Le martore di Groninga – nona e ultima puntata

Un romanzo di Giuseppe Raudino.

La copia del Groninger Nieuwsblad giaceva spiegazzata sul tavolo della cucina, accanto a una tazzina di caffè.

Mirjam diede ancora un’occhiata distratta al titolo in prima pagina introdotto dalla byline di Marco van der Wal, poi vi adagiò accanto una busta e uscì dall’appartamento di soppiatto, accostando la porta premurosamente, senza fare rumore.

Quando Marco si svegliò andò a prepararsi un caffè e con orrore si accorse che Mirjam l’aveva preceduto. Quella donna aveva osato cimentarsi nella preparazione dell’espresso, armeggiando sul suo costosissimo macchinario senza aver mai ricevuto una preparazione adeguata.

Stropicciandosi gli occhi, notò la busta sul tavolo e la aprì. All’interno c’erano due biglietti aereo e una nota: “Adesso che il caso è risolto, concediamoci un fine settimana di vacanza in Sicilia. Io pago le spese del viaggio ma tu dovrai offrire tutte le cose buone da mangiare di cui mi parli tanto.”

Marco fece di no con la testa, ma in faccia gli si era stampato un sorriso enorme.

Poi prese in mano il giornale, che era del giorno prima ma che sembrava già vecchio di un anno. Le notizie invecchiano in fretta, e a volte invecchiano anche male: per loro non c’è chirurgia plastica che tenga.

Prese la tazzina, sulla quale era impresso il rossetto di Mirjam. Non la depositò in fondo al lavello, né la sciacquò. La usò, piuttosto, per contenere il caffè che stava per prepararsi. Poi si sedette al tavolo e riprese in mano il giornale, indugiando con gusto sulla prima pagina.

REPORTAGE ESCLUSIVO

Maestra coinvolta nello schianto: non fu incidente

Due arresti nella notte

di Marco van der Wal

Come tutte le mattine, lo scorso 15 aprile Marieke Dijk, 30 anni, maestra elementare della Willibrord, stava andando a lavorare in macchina quando ha perso la vita schiantandosi contro la base di un pilone in prossimità di una curva mentre percorreva il ring di Groninga. Quello che non poteva sapere è che qualcuno aveva manomesso volontariamente i freni della sua auto, facendoli sembrare danneggiati a causa delle martore, che si intrufolano nei sottotetti delle case e nel vano motore delle automobili, ricche di liquidi e olii a base di grasso di pesce di cui questi roditori sono ghiotti.

La polizia non aveva trovato tracce di frenata in prossimità del luogo dell’incidente. Gli esami autoptici avevano escluso l’utilizzo di sostanze o medicine in grado di influire sulla guida. I segni del passaggio di martore nel vano motore, come cavi rosicchiati e imbottiture lacerate, avevano fatto propendere per una spiegazione semplicissima: le martore hanno raggiunto l’impianto frenante e lo hanno compromesso fatalmente; quella Mini su cui viaggiava la maestra Lotte era una bomba a orologeria, bella e lucida di fuori, ma fragile e quasi spezzata dentro, perché era questione di chilometri prima che i freni smettessero all’improvviso di fare il proprio dovere.

Anche se gli inquirenti si erano stretti in un iniziale riserbo di parecchi giorni – dovuto più ai ritardi di chi doveva effettuare la perizia piuttosto che alla voglia di approfondire le indagini – la spiegazione rischiava di risultare convincente: le martore hanno fatto una visita indesiderata alla macchina della vittima e hanno causato il danno ai freni che a sua volta ha causato l’incidente. Pochi, pochissimi attori coinvolti in questa storia, che può essere raccontata in modo tanto semplice e lineare. Per chi ama l’epistemologia, sa che si tratta del rasoio di Okkam: quando si presentano più ipotesi per spiegare un fenomeno, la scienza deve preferire il più semplice, quello in cui entrano in gioco il minor numero di variabili.

La dottoressa Mirjam Bloem, portavoce del comando provinciale della polizia di Groninga, ha confermato che la scorsa notte sono stati spiccati i mandati di arresto nei riguardi dei fratelli Meijer, e che due unità della squadra mobile hanno eseguito l’ordine. Lukas Meijer è accusato di omicidio colposo e il fratello Maarten Meijer di favoreggiamento e concorso in omicidio. Entrambi si trovano in cella di isolamento presso il comando provinciale, in attesa di essere interrogati.

L’economia scientifica di questo approccio è chiaramente amata dai passacarte degli apparati investigativi in tutto il mondo, perché fa risparmiare tempo e grattacapi. Di fatto, della vita privata della maestra Marieke non se n’è occupato nessuno, un po’ perché c’era sin dall’inizio il pregiudizio che fosse un incidente da archiviare in fretta, e dall’altro perché in questo Paese la privacy sta diventando una specie di religione parallela, nella quale prevale la liturgia del farsi i fatti propri, salvo poi nascondere ai cittadini i gravi pericoli che corre la propria privatezza da quando il governo Rutte II ha approvato la Sleepwet, una legge che consente ai servizi segreti di pescare a strascico le informazioni che vuole, anche tra cittadini non sospettati ed estranei alle indagini (ma quella è un’altra storia, e per nulla degna di una nazione che si crede civile ed esempio di libertà).

Torniamo a Marieke Dijk. Da questo momento in poi comincia il racconto della mia personale ossessione giornalistica riguardo a questo caso. Siccome noi del Groninger Nieuwsblad siamo affezionati al giornalismo un po’ all’antica, non ci adagiamo sul desk journalism e alla supremazia tecnologica dei mezzi di informazione, ma usiamo gli occhi, le orecchie e i sensi per confermare le storie e fiutare le piste. E allora il giorno dell’incidente sono andato di persona a casa della vittima. Sin dall’inizio, l’assenza di tracce di frenata non mi aveva convinto, per cui ero in cerca di indizi sulla sua vita privata. Avevo deciso di parlare con qualche vicino, di farmi un’idea dell’ambiente in cui viveva.

Ho suonato al campanello. Era una casa bifamiliare in un quartiere dal reddito medio-alto. Non esattamente quello che ci si può generalmente permettere con lo stipendio da maestri elementari quando si vive da soli. Sul vialetto tra la soglia e il marciapiede tengo lo sguardo basso e pensieroso quando finalmente intravedo un biglietto da visita. Scommetto che il posto in cui l’ho trovato era nello stesso punto in cui era stata parcheggiata la Mini di Lotte. Se il vento non l’aveva portato via era stato merito della rugiada, che lo aveva fatto appiccicare sul terreno.

Il biglietto era di Maarten Meijer, proprietario di una nota azienda di disinfestazione e prevenzione danni causati dalle martore.

Nei giorni seguenti parlo con qualche collega della vittima, e qui si verifica la prima coincidenza. Marieke Dijk aveva una relazione complicata con un uomo sposato, uno di quegli uomini che promettono di lasciare la moglie per l’amante ma che non lo fanno mai. Pare che Marieke avesse un bel caratterino e che si fosse stancata del proprio ruolo. A detta di tanti, era davvero innamorata di quest’uomo, e da lui avrebbe anche voluto un figlio, perché, da brava maestra, ama tanto i bambini. L’uomo che le stava negando il sogno di una famiglia stabile e della maternità ha un nome che mi mette in allarme: Lukas Meijer. Si tratta di un cognome molto diffuso, ho pensato, ma vuoi vedere che… E in effetti era così: tra Maarten Meijer, cacciatore di martore, e Lukas Meijer, amante della maestrina, c’è un collegamento: i due sono fratelli.

La coincidenza all’inizio potrebbe non sembrare per forza significativa, finché salta fuori la storia dei freni corrosi dalle martore.

L’ipotesi diventa questa: Marieke, stanca delle promesse di Lukas, che non si decide a lasciare la moglie, lo mette alle strette. Lo ricatta, addirittura. Gli dice che racconterà della loro storia alla moglie, gli dice anche di essere incinta (l’autopsia la smentirà) e che lui dovrà dare conto. Gli dice di essere pronta a inoltrare le loro chat private alla moglie. Questo è quanto mi ha raccontato Lukas Meijer in persona durante un’intervista che avevo richiesto fingendo di essere interessato a un aspetto del suo lavoro.

Lukas Meijer mi ha confermato che la disperazione ha preso il sopravvento e che ha meditato una notte intera sul da farsi. Poi ha chiamato il fratello Maarten, suo complice fidatissimo in ogni cosa, e insieme hanno messo a punto un piano: usare una delle martore di cui Maarten disponeva prima di metterla in libertà come impone la legge, e introdurla a forza nel vano motore. Lukas aveva sottratto di nascosto la chiave di riserva dell’automobile di Marieke, così che aprire il cofano, strofinarne le parti interne con un bel pezzo di salmone e abbandonarvi il roditore al suo naturale istinto di devastazione era stato un gioco semplicissimo. Poi aveva compromesso parzialmente, ma ben in profondità, un cavo dell’impianto idraulico che azionava i freni, e il resto era venuto da sé un paio di giorni dopo.

Marco chiuse il giornale con aria soddisfatta. Tutti gli altri giornali avevano preso una buca incredibile, solo il Groninger Nieuwsblad era stato in grado di dare la notizia dell’arresto e di spiegare la storia nei dettagli con il suo reportage.

Quella stessa mattina il direttore si era complimentato con lui e aveva comprato una bella torta all’Albert Hejn per festeggiare con tutta la redazione.

Per Rutger quel pezzo di torta ebbe un sapore appena appena amaro, ma quando apprese che Marco si sarebbe concesso un fine settimana in Sicilia con Mirjam, il boccone diventò amarissimo.

Dopo aver completato i pezzi che gli erano stati assegnati, e dopo il giro di saluti prima del weekend, Marco si mise in sella alla sua Vespa e raggiunse un fioraio che aveva una baracca sulla Emmaplein. Comprò un bel mazzo di rose, se le fece confezionare per bene ma poi, all’ultimo momento, ne sfilò una prima che l’incartamento fosse completato.

«Torno subito» disse alla fioraia, pagando col suo bancomat consunto, «manco giusto dieci minuti. Mi metta il mazzo da parte.»

E con una singola rosa in mano si incamminò verso la vicina Cattedrale.

Giuseppe Raudino

Il mio nuovo romanzo si intitola IL FABBRO DI ORTIGIA (Bibliotheka Edizioni). Instagram: @raudino - www.linktr.ee/raudino Insegno Giornalismo e tengo corsi di scrittura all'Università di Scienze Applicate di Groningen, in Olanda. Scrivo e racconto storie.

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Giuseppe Raudino

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