È finita l’epoca dei videoclip?

Se avete visto l’ultima edizione degli MTV Video Music Awards, la risposta probabilmente è sì. Non che non sia stato il solito show pazzesco, intendiamoci: il meglio della musica di quest’anno era lì, e chi non c’era era comunque in nomination. La questione riguarda l’importanza che hanno assunto le performance, che finiscono praticamente col compensare a un premio di cui ormai importa ben poco. I videoclip sono diventati talmente secondari che la rete ha introdotto pian piano categorie assolute, che premiano la musica in sé a prescindere dal contributo audiovisivo – come artista dell’anno, miglior artista pop, miglior album e così via. Che poi, sono pressoché le uniche categorie per cui abbiano annunciato i vincitori sul palco, perlomeno per chi abbia visto soltanto la replica in differita come me (sorry, la diretta in nottata me l’accollo solo per gli Oscar). Fatto non trascurabile: per la prima volta nella sua storia l’evento è stato ospitato dalla CBS. Segno del riconoscimento della sua importanza per il pubblico televisivo? O piuttosto un anticipo di una imminente cancellazione?

Verrà un tempo in cui i Video Music Awards saranno del tutto sganciati dal loro legame coi videoclip, si chiameranno soltanto MTV Music Awards, finché non finirà anche MTV e allora li saluteremo per sempre, come già abbiamo fatto con gli MTV Movie Awards e gli Europe Music Awards (versare una lacrima qui in segno di cordoglio se avete più di trent’anni).

Lady Gaga trionfa ai VMAs come artista dell’anno

Dopotutto, sono anni che la rete agonizza, barcolla ma non molla, ma prima o poi dovrà pur mollare, eh. Pare incredibile a dirsi, ma nell’epoca del dominio della musica e delle immagini, la forma creata per combinare insieme le due cose versa in stato di indifferenza. I concerti stanno vivendo un momento di rinascita economica e culturale, i cantanti sono più divi degli attori in circolazione, tv e social network hanno soppiantato il cinema, eppure il videoclip giace in fondo alle nostre coscienze.

Mi sembra, in tutto questo, particolarmente emblematico l’impegno che i cantanti stessi dedicano ai videoclip, cioè a quella parte della loro carriera che due decenni fa era essenziale (a proposito, vent’anni fa uscivano Get Right di Jennifer Lopez, Cool di Gwen Stefani e Bad Day di Daniel Powter: ricordate i video?). Prendiamo la regina, la santissima, una che grazie a MTV si è costruita un pezzo importante della sua immagine: Beyoncé. Nel 2022 esce il suo settimo album, Renaissance, quattro singoli e nessun video. Stesso discorso due anni dopo: arriva Cowboy Carter, tre singoli e zero video. Vero è che Beyoncé ha diradato il suo impegno col tempo, ha capito che lo scettro è suo, e anche per una performance live deve valerne davvero la pena, sennò lasciamo stare. Ma anche gli altri non sono da meno.

L’anno scorso, Billie Eilish se ne esce con il suo maggior successo di sempre (fino a oggi): Birds of a Feather esordisce a luglio, il videoclip arriva solo a settembre, quando ormai la canzone s’era già presa tutto e forse ci eravamo pure rassegnati a non averne un accompagnamento visivo. Come se non bastasse – possiamo dirlo? – non è niente di che. Insomma, non è che ce l’abbia messa tutta, la ragazza. La sua più grande hit e il suo videoclip più sciatto. Ne è passata di acqua da Bad Guy diretto da Dave Meyers (se non sapete chi è, andate a guardare la lista dei suoi lavori su Wikipedia).

Una clip di Formation, uno dei video più celebri di Beyoncé (2016)

Un’altra? Chappell Roan e la sua Good Luck, Babe!, uno di quei successi così grandi che difficilmente possono essere replicati, e nessun video. Nemmeno a distanza di mesi. E Morgan Wallen, record di vendite quest’anno negli USA, con sei singoli dall’ultimo album e, indovinate un po’, quanti video? Esatto. Persino Taylor Swift, dalla pandemia in poi, ha iniziato a fare video quasi solo per i singoli di lancio.

Guardiamo in faccia la realtà: quella dei videoclip è stata un’era grandiosa, e chi l’ha vissuta può dirsi fortunato. E a chi non c’era racconteremo di quella volta in cui Lady Gaga inghiottì un rosario, di quando Christopher Walken si mise a fluttuare in un hotel di Los Angeles, di quando Morten Harket degli a-ha si trasformò in un cartone animato o di come i videoclip abbiano rivoluzionato l’immaginario dell’hip-hop in generale, da 2Pac a Kendrick Lamar. Ma sembra improbabile, oggi, che possa esserci un altro abito iconico come quello di Kylie Minogue in Can’t Get You Out of My Head, o che si possa ancora camminare per le strade urtando ignari passanti come fa Richard Ashcroft in Bitter Sweet Symphony, o che ci si possa inventare un passo di danza più virale di quello in Gangnam Style, che si possa animare il dibattito culturale come fece This Is America di Childish Gambino, o avere ancora impatto sulla comicità come i Beastie Boys ai tempi di Sabotage o sull’immaginario sessuale come Madonna con praticamente tutto quello che ha fatto.

Sono ben lontani i tempi in cui gli artisti dovevano garantirsi un passaggio su MTV o un riconoscimento di notorietà su YouTube. Forse perché i due canali sono essi stessi sul viale del tramonto, il primo ancor più del secondo. I Buggles si sbagliavano, il video non ha ucciso le radio (star). Semmai, sì, ma solo per un po’. Poi sono risorte e si sono vendicate.

This Is America di Childish Gambino (2018)

Andrea Vitale

Andrea Vitale

Napoletano di nascita, correva l'anno 1990. Studia discipline umanistiche e poi inizia a lavorare nel cinema. Nel frattempo scrive, scrive, scrive sempre. Ama la musica e la nobile arte delle serie tv, ma il cinema è la sua prima passione. Qualunque cosa verrà in futuro, non abbandonerà la penna. Meglio se ci sia anche un film di mezzo.

Condividi
Pubblicato da
Andrea Vitale

Articoli recenti

Le 100 migliori canzoni del 2025

Com’era prevedibile, non è stato affatto facile riprendersi dal 2024, che in termini musicali ha…

22 Dicembre 2025

Saverio Raimondo: “La stand up è comicità da bar. E proprio per questo è viva”

Che cosa vuol dire “comico” nel 2025, in un’Italia in cui girano ancora le barzellette…

18 Dicembre 2025

La Gioia nell’essenziale

Lasciar andare, liberarsi con un sorriso della zavorra che abbiamo permesso di accumularsi sulle nostre…

11 Dicembre 2025

Le radici non bastano: sogni e distanze in Volevo sognarmi lontana di Clizia Fornasier

Un romanzo di madri e di figlie, di partenze e ritorni, dove la terra diventa…

27 Novembre 2025

Ljuba di Alessia Cusenza

Estratti da Ljuba di Alessia Cusenza, Lamantica Edizioni. Ringraziamo l'editore e l'autrice per i testi.…

9 Novembre 2025

Andrea Bajani e ‘L’anniversario’

Ci sono romanzi che non urlano, che non seducono con la trama o con l’invenzione.…

26 Ottobre 2025