Questo articolo segue Fumetti e borghesia: le origini.

In Italia il fumetto nasce su basi completamente diverse da quelle statunitensi; a diffonderlo è sempre un quotidiano, il Corriere della Sera che pubblica i primi fumetti all’inizio del ‘900 con il Corriere dei Piccoli, supplemento domenicale a colori. Non si inseguono nuovi lettori, non si cerca di far comprare il giornale alla turbolenta e ignorante massa del proletariato e del sottoproletariato; il Corriere vuole solo intrattenere ed educare i figli di quella piccola fetta borghese del Paese che leggeva i quotidiani.

Lo scopo di questi fumetti è dichiaratamente educativo e moraleggiante; i redattori del Corriere dei Piccoli cominciano così, oltre a pubblicare autori italiani, a rinominare e rimontare i fumetti americani smorzandone il dinamismo e annullando ogni allusione critica alla società borghese.

Processo che avviene principalmente con la soppressione dei balloons, considerati diseducativi a favore di uno schema narrativo che ricorda quello dei cantastorie:

Se dunque i personaggi americani potevano parlare sboccato, irridere le norme e prendere per i fondelli la buona educazione della borghesia o della rimanente aristocrazia, quelli italiani dovevano essere puniti per tutto ciò. Anche nella versione originale, Mimmo o Bibì e Bibò venivano castigati, ma quelle botte finali rendevano eroico il loro comportamento, stavano a sottolineare il rischio che i protagonisti correvano per le loro imprese e grazie al quale tutto il tempo della lettura si tifava per i burloni trasgressivi. E poi riportavano alla legalità la lunga gioia della trasgressione. Nel «Corriere dei Piccoli», invece, le storie già puntano al finale […] chi prova a scherzare con le regole sociali viene punito.[1]

Sono insomma fumetti mutilati, ai cui piedi compaiono versi in rima baciata:

« Bianco e rosso e tondolino / oh che amore di bambino! / Dice Mimmo a Mammoletta: / “Or facciamo una burletta…». Tutta la trasgressione del primo fumetto americano viene cancellata dalle rime, tutto il divertimento di questi primi eroi che prendevano in giro le regole di vita borghesi viene annullato nella vignetta finale: «Chi vuol fare l’altrui danno / ha le beffe ed ha il malanno».[2]

 Il fumetto americano viene adattato alle esigenze italiane e la morale borghese diventa la protagonista di queste storielle, dove i genitori sono i depositari del buon senso e delle regole a cui bisogna conformarsi. L’originale spirito anarchico dei comics viene diluito e smorzato dalla rima che tende a rendere un’atmosfera banale ed educativa, in cui quelle marachelle che in qualche modo mettevano in crisi l’ordine borghese, ora diventano l’occasione per mettere in mostra la giusta punizione per chi, con atteggiamenti eversivi, turba la quiete e l’ordine prestabilito.

Lorenzo Di Paola

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[1] Luca Raffaelli, Il fumetto, Milano, Il Saggiatore, 1997, p. 61.
[2] Ibidem.

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Grado Zero è una rivista culturale online, nata dall’incontro di menti giovani. Si occupa di cultura e contemporaneità, con particolare attenzione al mondo della letteratura e del cinema.

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