Le martore di Groninga – ottava puntata
Un romanzo di Giuseppe Raudino.
(qui trovi la prima puntata)

Marco si finse interessato per almeno mezz’ora. Fu ricevuto con tutti gli onori dalla segretaria della Ergo Tech Innovations. Per non avvelenarsi, chiese un latte macchiato, che di caffè ne conteneva poco e il latte ne copriva il pessimo gusto. Poi fu accompagnato in una meeting room al piano terra e fu invitato ad attendere l’arrivo della persona che avrebbe intervistato.
Lukas Meijer fece un ingresso trionfale, come se avesse varcato la soglia dello studio ovale dove lo stesse attendendo l’ambasciatore del Paese più povero al mondo. Lasciava dietro di sé una scia persistente di profumo che pareva costoso e sofisticato, ma che aveva la pecca di essere stato troppo copiosamente versato sulla pelle e sul vestito da colui che lo indossava.
Sotto il braccio, Lukas Meijer portava una tastiera ancora avvolta nella plastica protettiva, e un laptop.
I due si strinsero energicamente la mano e Lukas presentò a Marco l’aggeggio con il medesimo stupore e la meticolosità e il trasporto che avrebbe impiegato uno scienziato nel presentare al mondo la fialetta di medicinale che conteneva la cura definitiva del cancro.
Marco prese appunti su un taccuino, fece qualche domanda di circostanza e poi fu invitato a provare lui stesso la tastiera. Lukas la spacchettò con il riguardo che Marco aveva solo visto in Sicilia la domenica nei riguardi della guantiera dei cannoli. Poi gli mostrò come fosse facile connetterla al suo PC e infine invitò Marco a digitare qualcosa, a scrivere qualche frase.
Marco notò una bella foto di Lukas con la moglie e i bambini sullo sfondo del desktop. Questo gli consentì provvidenzialmente di scambiare qualche battuta con Lukas riguardo alla famiglia, alle gioie e agli oneri di avere dei bambini piccoli.
«Non si sposi, qualunque cosa accada, non si sposi» aveva scherzato Lukas, dopo aver appreso che Marco era single.
«Immagino la fatica di una famiglia» disse Marco. E poi cominciò a inventare: «Lo vedo con mia sorella, sempre ad accompagnare i bambini tra scuola, sport, lezioni di nuoto e feste di compleanno. E poi di nuovo compleanni, piscina, ginnastica e scuola. Tra l’altro mia sorella ha scelto una scuola abbastanza lontana, un po’ perché non c’era posto in quelle vicino a dove abita lei, un po’ perché la scuola elementare Willibrord è tra le più rinomate in città.»
Lukas non reagì e quello fu un segno.
«Non so se conosce questa scuola» lo incalzò Marco.
«Sì, certo,» disse Lukas, tornado a un sorriso teatrale riprendendosi dalla perplessità che aveva attraversato i suoi occhi per un paio di istanti «anche i miei figli vanno alla Willibrord.»
«Ha sentito allora che disgrazia qualche settimana fa…»
Lukas annuì.
«La conosceva?» chiese Marco.
«Un po’.»
Marco non poté fare a meno di notare quanto Lukas Meijer stesse diventando sempre più laconico e la sua espressione facciale stesse piombando nuovamente nella perplessità.
«Un po’?»
«Marieke è stata la maestra di uno dei miei figli l’anno scorso» ammise Lukas.
«Una donna ancora così giovane spezzata nella sua bellezza… Sa, ho scritto di questa faccenda per il Groninger Nieuwsblad.»
«Pensavo si occupasse di tecnologia» disse Lukas.
«Trattandosi di un giornale locale, le competenze non possono restare settorializzate e i pochi redattori, giornalisti e collaboratori spaziano da un argomento all’altro. Ma io le confesso una cosa: sogno di diventare un reporter investigativo e spero di ottenere visibilità nazionale con il caso della maestra Marieke.»
Marco stava bluffando. Al contrario del giornalismo tradizionale, che diffonde le notizie a pezzettini man mano che si sviluppano e che eventualmente rettifica in assenza di una verifica adeguata, la prima regola del giornalismo investigativo è proprio quella di non condividere nessuna informazione fino a quando tutta la storia è completa, conclusa e verificata. Ma Lukas non lo sapeva perché lui si occupava di tastiere ergonomiche e scappatelle extraconiugali.
«Reporter investigativo? Che c’entra la disgrazia della maestra?»
«Certo che c’entra!» urlò Marco, colpendo il tavolo col palmo della mano.
«Mi scusi per la manata,» proseguì Marco «ogni tanto non tengo a freno qualche aspetto del mio temperamento mezzo siciliano. Il caso della maestra c’entra eccome, perché io credo che sia stata assassinata e lo dimostrerò.»
Lukas si portò istintivamente una mano al colletto della camicia e commentò: «Ma la polizia dice che è stato un incidente e tutti i giornali ne hanno parlato, confermando questa ipotesi.»
«Sì, un incidente. Ma io non sono sicuro che sia stata una fatalità. A me sembra un incidente provocato da qualcuno. E poi le mie fonti all’interno del comando della polizia mi confermano che sono in corso ulteriori accertamenti» proseguì Marco con il suo bluff.
«Ulteriori accertamenti?» disse Lukas deglutendo vistosamente.
«Sì, ho sentito che stanno passando al setaccio la vita privata della maestra e che saranno tutti interrogati. La polizia sta leggendo di tutto: messaggi di posta elettronica, chat sul telefonino, tabulati telefonici per stabilire i destinatari delle chiamate… tutto verrà presto alla luce, ma io voglio che venga alla luce prima che ci arrivi la polizia.»
Lukas cominciò a tamburellare con le dita. Quando smise, tornò freddamente all’argomento originale dell’intervista.
«Ha altre domande riguardo la nostra tastiera?»
«Non riguardo alla tastiera ma sì riguardo alla sua vita privata: Marieke, la maestra rimasta uccisa nell’incidente stradale, era o è stata sua amante?»
Lukas si alzò di botto, chiuse con forza lo schermo del laptop e strappò dalle mani di Marco la tastiera.
«Ma come si permette?» urlò. «Protesterò ufficialmente col suo direttore!»
«Si sieda» lo invitò Marco. «Lo dico nel suo interesse. Posso darle qualche consiglio, perché di cronaca nera sono ormai un esperto.»
Lukas, ascoltato quel tono fermo e deciso, assecondò Marco e si lasciò cadere sulla poltroncina.
«Mi dica la verità, anzi no, non c’è bisogno di confermarmelo: dopo la mia ultima domanda e le mie osservazioni, lei ha pensato di ritirare un gruzzoletto in banca e prendere il primo aereo per scappare via questo stesso pomeriggio verso una meta lontana. Ma sarebbe la mossa sbagliata mi creda.»
Lukas ascoltava in silenzio. Lo aveva colpito il tono tranquillo e autorevole di Marco, che non presentava nessuna traccia di condanna o giudizio nella voce.
«Vede, signor Meijer, sono finiti ormai i tempi in cui era possibile il delitto perfetto. Oggi un crimine non è mai destinato a restare impunito, è questione di tempo prima che il cerchio si stringa attorno al colpevole. Il colpevole lo sa, lo sente, e a quel punto ha due opzioni. La prima è quella di negare, scappare, farsi rincorrere finché si viene acciuffati; la seconda è quella di ammettere e negoziare uno sconto di pena.»
«Non so perché la sto ancora ascoltando» disse Lukas.
«E invece lei lo sa benissimo. È disperato e sa che manca poco prima di essere arrestato. Mi racconti la sua versione dei fatti, non censurerò una sola parola di quello che mi dirà. È la sua occasione per dettare la narrazione, poi sarà compito del suo avvocato mitigare la condanna. Non vorrei influenzare o suggerire le sue eventuali risposte, ma penso che lei si sia sentito ricattato o senza una via d’uscita, a un certo punto. Non che questo giustifichi un assassinio…»
«Voleva un bambino da me. Voleva costruire una famiglia nuova distruggendo la mia.»
«Signor Meijer, purtroppo devo farle notare che, in un modo o nell’altro, la sua famiglia sarà comunque coinvolta, perché avrà molto da spiegare e perché la sua assenza dovrà essere giustificata agli occhi dei suoi figli, per cui le suggerisco di raccontarmi bene le sue motivazioni facendo leva sulla descrizione dei sentimenti. I sentimenti sono ciò che tutti gli esseri umani comprendono meglio, meglio di ogni spiegazione logica e razionale.»
