Le 100 migliori canzoni del 2025
Com’era prevedibile, non è stato affatto facile riprendersi dal 2024, che in termini musicali ha rappresentato un annus mirabilis. Alcune delle canzoni che abbiamo ascoltato di più negli ultimi dodici mesi sono infatti uscite dello scorso anno, che hanno prolungato oltre ogni aspettativa la loro permanenza in classifica: da Birds of a Feather di Billie Eilish a Beautiful Things di Benson Boone, ad Apt. di Rosé e Bruno Mars, passando per Die with a Smile di Lady Gaga e Bruno Mars, che proprio in questi giorni è diventato il singolo più venduto della storia superando ogni record.
In alcuni casi, queste uscite vanno ancora più indietro nel tempo: tra le grandi hit del 2025, Love Me Not di Ravyn Lenae è di due anni fa, mentre Pink Pony Club di Chappell Roan addirittura di cinque, e perciò non le troverete in questa classifica. Ma non sono le sole. Grazie ai social, al cinema e alle serie tv, continua la tendenza a riportare in vita successi del passato che diventano virali, tornano in rotazione e ridanno nuova popolarità ai loro autori. È successo a Iris dei Goo Goo Dolls, ma anche a Creep dei Radiohead.
E quindi, niente di nuovo quest’anno? Cos’ha prodotto d’interessante il 2025? In realtà tantissimo.
Prima di tutto, una marea di rivelazioni. Un giorno ci guarderemo indietro e ci accorgeremo di quanti nuovi talenti sono esplosi proprio in quest’incredibile anno. Molti li trovate anche qui (due su tutti: Sombr e Olivia Dean). Il country è ormai praticamente dappertutto, ma è la musica latina la vera regina. Come al solito ci sono stati ritorni eccezionali, e altri che avrebbero meritato più attenzione. Tra le band, i grandi nomi hanno saltato quasi tutti questo giro, ma forse non è stato un male: c’è un oceano di realtà minori, indipendenti, emergenti, che sono molto più libere, articolate e quindi interessanti. E sono tantissimi i gruppi ad avere una donna come leader. Così come sono sempre più variegate le provenienze geografiche (e non) dei tormentoni. Tra le canzoni che non dimenticheremo di quest’anno c’è un’intera colonna sonora k-pop di un film d’animazione. Il miglior artista italiano canta in dialetto. L’hip-hop non è più solo una questione americana. Arrivano featuring dal mezzogiorno del mondo. Charli XCX scrive canzoni per un film. Bad Bunny canta di New York ma in realtà è Porto Rico. Rosalía parla tredici lingue.
Nell’attesa di scoprire in quale angolo del mondo ci porterà il 2026, godetevi questo recap.

100. Esibizionista – Annalisa
Colei che ha rinnovato la musica melodica nostrana è tornata con un altro brano ballabile, sì, ma che sa di pseudo-provocazione, voluttuoso, lady-gagaista e di innocenza violata. La corona del pop italiano è sua e non si vede nessuno in grado di togliergliela.

99. Ancient Light – I’m With Her
Folk allo stato puro. Probabilmente c’è tutto quanto avete già sentito un milione di volte, ma ad alzare l’asticella è l’armonia raggiunta dalle tre voci, che contribuisce a creare un ambiente rilassato e protetto. E poi, quando ci ricapita di farci coccolare così da chitarra e violino?

98. Changes – Charlie Puth
Taylor Swift ha ragione, Charlie Puth meriterebbe più considerazione. Fin dagli inizi la sua musica ha richiamato sensazioni nostalgiche e retro, che fosse il soul vecchio stile o – come qui – il pop anni Ottanta. Si percepisce la maturità, e non solo in quei cambiamenti del titolo.

97. Suburbs – Good Neighbours
Salutati ai scorsi Brit Awards come una delle rivelazioni dell’anno, i due musicisti noti come Good Neighbours colpiscono per l’intera gamma di vibrazioni positive che mettono di buon umore e aprono all’ottimismo. Synth, sorrisi e clima incantato assicurano l’esito positivo.

96. Cry Cry Cry – King Princess
Dimenticate la King Princess di 1950, qui siamo nei territori di Let Us Die e di quella ritrovata vitalità. Nel brano più dinamico e riuscito del suo ultimo album, la cantautrice newyorchese dice ancora una volta addio, ma stavolta le lacrime non sono le sue.

95. Sue Me – Audrey Hobert
Eccola qui, la penna dietro molte canzoni di Gracie Abrams. Con cui, infatti, condivide una certa tenerezza giovanile. Ma solo nei toni: nelle intenzioni (e nelle parole) è molto più disinibita.

94. Nella parte del mondo in cui sono nato – i cani
Non propriamente un singolo, ma nel comunicato di lancio dell’album (che non prevede singoli infatti) l’etichetta ne ha raccomandato l’ascolto: è qualcosa di spiazzante, nella sua essenza postapocalittica e senza speranza, incatalogabile e per questo originale – che ci sembra tantissimo.

93. Straight Line Was A Lie – The Beths
Dopo dieci di attività e quattro album, la rockband neozelandese piazza il suo brano più completo – che, oltre a essere la title track, è anche l’ultimo singolo estratto quest’anno. Quando si dice la ciliegina sulla torta.

92. What I Want – Morgan Wallen feat. Tate McRae
Inizia lui, con l’aplomb da cantante country consumato, poi arriva lei e lo raggiunge in intensità. Sulla carta si direbbero così diversi da non funzionare, e invece quando le loro voci risuonano insieme ti sembra così naturale che i loro “cuori spezzati” si siano incontrati.

91. Londontown – Sam Quealy
Con uno sguardo al punk e un savoir fare da habitué dei club underground, Sam Quealy lancia una hit intrisa di techno-pop e ammaliante come la tana del bianconiglio, in cui sai che non dovresti sbirciare ma non puoi fare a meno di tuffartici.

90. Nokia – Drake
Fin da subito è già un buon brano scala-classifica, anche se non fa proprio strabuzzare gli occhi. Nella seconda parte, però, cambia rotta e prende una direzione inaspettata, si mette a navigare nell’elettronica di europea memoria e in un attimo ci siamo dentro.

89. Sunshine & Rain… – Kali Uchis
Kali Uchis è una delle poche artiste in grado di avviare ogni volta uno storytelling, per cui cantare e raccontare sono la stessa cosa. Nonostante la semplicità del testo, qui ci riporta ancora nel suo mondo sospeso, fatto di nuvole e di magici incontri tra musica latina e R&B.

88. Ragazze facili – Cesare Cremonini
Cremonini si conferma per l’ennesima volta (semmai ce ne fosse bisogno) come uno dei migliori cantautori in giro. Capace di introspezione, usa parole mai banali, ci spinge ad andare oltre il significato letterale e sa rendere speciali frasi come «E quando ridi ci credo».

87. All The Way – BigXthaPlug feat. Bailey Zimmerman
Ormai si è capito, il country può sorvolare i generi e sposarsi un po’ con tutto. Con il rap, però, il matrimonio sembra il completamento naturale. Specie se incontra una voce come quella di BigXthaPlug, che ci offre una variazione degna dei nostri tempi eppure carica di memoria.

86. Casomai – Fulminacci
Delle canzonette Fulminacci ne ha fatto un’arte, con tutta la dignità che spetta alla categoria. Casomai è il connubio ideale tra cantautorato e melodia pop, nonché l’emblema delle sue doti migliori, l’ironia e la leggerezza – che sono sempre sinonimo di inestimabile intelligenza.

85. Dark Thoughts – Lil Tecca
Trascinata dal suo beat di pharrellwilliamsiana memoria – per stessa ammissione dell’autore – Dark Thoughts colpisce per la sua aria radiosa e accattivante, che fa da contraltare a versi introspettivi e deprimenti (appunto). E ci consegna una incantevole promessa del rap.

84. It Will Get Worse – Lifeguard
Una giovane band post-punk che arriva – non a caso – da Chicago e fa dei suoni sgraziati e imperfetti la propria arma. Potrebbe essere un ottimo inno per le Gen Z di tutto il mondo.

83. Sports Car – Tate McRae
Da un punto di vista musicale, siamo dalle parti del pop al femminile degli anni Dieci contaminato dall’elettronica. McRae ci riporta un po’ indietro e poi di nuovo avanti, contendendo il titolo di popstar e pure quello di icona sexy dell’anno. Complice un ritornello sussurrato che accende gli animi.

82. One Thing – Lola Young
Il grande pubblico l’ha conosciuta che si difendeva dalle critiche in Messy, mentre in One Thing ritorna in una veste più audace. Gioca, provoca, si diverte, la musica la asseconda e lei flirta con la sua voce ruvida propria di chi la sa lunga.

81. The Field – Blood Orange feat. The Durutti Column, Caroline Polacheck, Daniel Caesar and Tariq Al-Sabir
Ci sono vibes perfette per farne un pezzo estivo, ma il sottofondo è profondamente malinconico. Un brano a doppio strato, fatto di elettronica prima e di archi che si dispiegano poi, ma soprattutto della voce di Caroline Polacheck, che abbatte tutte le nostre barriere.

80. T&A – Blondshell
Dopo What’s Fair dell’anno scorso, Blondshell torna a chiedersi cosa ci sia che non va nelle sue relazioni. Stavolta però si parla di lei che ha a che fare col tipo sbagliato. Le profonde declinazioni della sua voce la confermano ancora come una delle artiste più suggestive dell’alternative rock.

79. GFY – Julia Michaels
Sembra che dal 2023 siano aumentate le donne che mandano a farsi benedire i loro ex. Non tutte, però, hanno imparato la lezione di Miley e Shakira. Julia Michaels, invece, ha fatto i compiti e conserva la grazia pur nella sofferenza. E perciò le riesce bene.

78. Sunset Blvd – Selena Gomez and Benny Blanco
Selena Gomez così non l’abbiamo mai conosciuta. Così sensuale, così spiritosa, così gioiosa, tutto insieme all’apice delle sue possibilità, che questa veste le dona tantissimo. Merito dell’amore, o di Benny Blanco? Vogliamo credere che sia di entrambi (e anche suo, of course).

77. Catching Feelings – Cerrone and Christine and the Queens
La pista da ballo si addice naturalmente a Christine and the Queens, ora lo sappiamo. L’incontro perfetto avviene con l’esperto in materia Cerrone, da cui viene fuori un inno gioioso e liberatorio pieno di vibes anni ’70 tutto da ballare.

76. Father – Jim Legxacy
Bisogna dirlo, la scena hip-hop britannica sta dando filo da torcere a quella americana. Merito soprattutto delle nuove leve, come questo qui, che mescola rap, lo-fi, elettronica e molto altro su temi difficili che però scivolano via come un bicchiere d’acqua fresca.

75. Same Old Song – The Lumineers
C’è un’impronta ben riconoscibile nella produzione musicale dei Lumineers. Same Old Song sembra il coronamento dei loro lavori precedenti e insieme un passo avanti nella loro crescita. Qui si parla di ansia e instabilità, in un crescendo ritmico, musicale e vocale da mettere i brividi.

74. Miss Oklahoma – Simonetta, Tananai e Paolo Santo
Arriva così, un po’ in sordina, uno dei migliori pezzi italiani dell’anno. Una collaborazione a tre degna di uno scenario cinematografico desolante ma da cui non puoi distogliere lo sguardo. Protagonista Little Sexy Mary, una che ruba il cuore e ci fa strane cose.

73. Incomprehensible – Big Thief
Incomprehensible non segue la classica struttura della canzone mainstream: è come se fosse tutta un’unica, lunga strofa, con un ritornello vago che arriva solo sul finale. Ci prepara per una deflagrazione che non c’è, portandoci dove la voce di Adrianne Lenker vuole – come al solito, quindi, in un’altra dimensione.

72. Idiot Box – Sharon Van Etten & the Attachment Theory
Nel primo album collaborativo tra la band e la cantante americana, Idiot Box segna una nuova vetta: basso predominante, sguardo al passato, voce graffiante che si fa via via sempre più incalzante e trasforma una manciata di parole in un motivo acuto e profondissimo.

71. Carita Linda – Rauw Alejandro
Carita Linda ha un telaio musicale limpidissimo ed essenziale, ma non vuol dire che sia spoglia o banale: con percussioni onnipresenti come nella bomba e influenze dal mezzogiorno del mondo, Alejandro raccoglie un’eredità che è innanzitutto portoricana, ma anche molto altro.

70. Bovine Excision – Samia
Inizio sommesso, ingrana pian piano, ma anziché divampare come un incendio si fa evanescente e spirituale come un cero. La scrittura di Samia appartiene a un altro mondo, con lei che s’immagina metafore per esprimere il vuoto e l’abbandono – eppure, piena di intensità emotiva.

69. Verano Rosa – Karol G & Feid
Bad Bunny ce lo ha insegnato, verano è la stagione più calda. Ma, nonostante il ritmo latino, qui il sole non splende: i due interpreti dipingono una coppia che rievoca i momenti insieme, la passione travolgente – senza risparmiarsi i dettagli – e la fine di tutto. Si sculetta ma si soffre.

68. Fire – Alessia Cara feat. Tiny Habits
La ragazza è cresciuta. Quella che se ne stava in un angolo ai party adesso si lascia andare all’amore senza paura e ce lo dice con un brano caloroso e confortante, con un piccolo aiuto dal mondo del country, a cui si abbandona con sicurezza ed emotività.

67. The Night Before – The Black Keys
Nel nuovo capitolo della produzione dei Black Keys, The Night Before merita un posto d’onore. La firma si riconosce, il duo gioca ancora in casa blues rock, ma il brano spicca per tonalità funky e gioiose, con una punta di malinconia: avremo sempre la scorsa notte.

66. Jealous Type – Doja Cat
Gli anni Ottanta sono una fonte inesauribile di stimoli. C’è cascata anche Doja Cat, che dalle sue radici hip-hop approda a questo gioioso e vitalissimo synth-pop, in cui dà nuova prova delle sue capacità artistiche e vocali.

65. sueña lindo, corazón – Macario Martinez
L’ultima cosa che potevamo aspettarci da TikTok era che rendesse virale una canzone così fuori dagli schemi. Fuori perché intimista, sommessa, quasi una serenata, romanticissima, inattesa e perciò quanto più apprezzata.

64. Time Waited – My Morning Jacket
Con oltre 25 anni di carriera alle spalle, i My Morning Jacket rilasciano una canzone d’amore sul tempo che scorre e va via. Fortunatamente (per noi), loro il tempo hanno saputo fermarlo, restando vitali e attuali.

63. Eco – Joan Thiele
Un po’ Tarantino e un po’ Sergio Leone, un po’ Back to Black e un po’ Goodnight Moon, un po’ mitologica e un po’ concreta: nell’esordio sanremese di Joan Thiele se ne sentono tanti di echi, che l’artista sintetizza però personalmente con grande stile.

62. Madeline – Lily Allen
L’intro assomiglia al tema di un western, con il classico confronto tra sceriffo e bandito. E in effetti il confronto arriva, ma è con l’amante di suo marito. Allen mette tutto in piazza con estrema sincerità, e alla fine non si sa chi delle due ne esca vincitrice (probabilmente, nessuna).

61. This Is Real – feeble little horse
Può una canzone essere mille cose diverse? Se lo chiedete a loro, la risposta è sì. Stilisticamente parlando, This Is Real è folk, è grunge, è punk, è electropop, passa da un registro all’altro in pochi secondi mantenendo sempre una propria coerenza interna. Un collage unico.

60. Rein Me In – Sam Fender feat. Olivia Dean
Sam Fender è un cantautore eccezionale e sa pure come meglio servire la propria voce con gli strumenti che la accompagnano. Rein Me In era notevole come brano solista, ma la collab con Dean la porta a un livello superiore. E più si avvina alla fine, più migliora.

59. Cuntology 101 (Peaches Remix) – Lambrini Girls & Peaches
Queste riot girls del punk rock britannico si divertono (ma fanno anche sul serio) a elencare tutto ciò che ritengono cunty, come dire di no e mettere sé stessi al primo posto. Da cui il titolo della canzone. Quasi un manuale, che non ha paura di provocare. Perché, voi lo sapete che cosa significa cunt in inglese, no?

58. Loco – Netón Vega
Signore e signori, abbiamo il tormentone latino dell’anno: merito del ritmo, certamente, ma anche del suo interprete che lo abbraccia benissimo, piazzandoci su un giro di rime forse ancora più catchy e azzeccate.

57. 4 Kampé II – Joé Dwèt Filé and Burna Boy
Nella versione originale, 4 Kampé del solo Joé Dwèt Filé era già apprezzabile. Ma con l’arrivo di Burna Boy il brano diventa un ponte culturale tra due mondi, tra un haitiano e un nigeriano, con l’incontro di lingue e influenze diverse. E sì, anche più orecchiabile.

56. Sugar On My Tongue – Tyler, The Creator
Da sempre osannato dalla critica, Tyler, The Creator ha dominato il 2025 grazie a due album a breve distanza l’uno dall’altro. Ispirato da una sapiente fusione tra hip-hop ed elettronica, in questo brano sprigiona tutta la sua esuberanza (se volete sapere fin dove arriva, guardate il video).

55. UNA CAN – Sayf
«Duri un giorno come i giornali, duri un giorno come le farfalle» è uno dei versi di più rapido effetto di quest’anno. Sembra un po’ Ghali ma molto più vulnerabile. Ti trascina e si fa cantare mentre vorresti tanto dargli un abbraccio.

54. Yamaha – Dijon
Se vi siete persi gli anni Ottanta e Novanta dell’R&B, Dijon li riporta indietro per voi. Con una performance misurata ma cordiale, sincera ed emotiva, ci conduce dalle parti più belle dell’amore, quello che ci fa sentire leggeri, sorridere e volare.

53. Headphones On – Addison Rae
Adesso lo sappiamo: oltre Diet Pepsi, dello scorso anno, c’è di più. Addison Rae combina temi semplici con sonorità ricercate rifuggendo dai facili schemi del mainstream, e condisce tutto con il candido languore della sua voce. Un esordio impeccabile, oltre che irresistibile.

52. Handlebars – Jennie feat. Dua Lipa
Nella sua pausa dalle Blackpink, Jennie le ha provate tutte, dimostrando una versatilità encomiabile (e per questo si è distinta dalle sue colleghe). Qui abbandona i panni dell’elettro-funk e si adagia completamente in una melodia downtempo un po’ pop, un po’ R&B e un po’ con Dua Lipa. Che ci sta benissimo.

51. BMF – SZA
The Girl from Ipanema come l’avevamo mai sentita. SZA riprende il famosissimo brano brasiliano per imbastire un motivetto orecchiabile ed estroso, in cui canta con il suo savoir-faire di un giovanotto belloccio dalla pelle scura. Sembra quasi di vederlo.

50. Burning Blue – Mariah the Scientist
Mariah the Scientist sforna la sua prima vera hit, estratta dal suo quarto album. L’ingrediente segreto? Il sound R&B della migliore tradizione, di quello che brucia lentamente, ti avvolge un po’ alla volta, ti porta in aria, focoso sotto ogni punto di vista (anche testuale, s’intende).

49. Laho – Shallipopi
È nelle sue intenzioni intercontinentali, nell’andamento cantilenante, negli archi balenanti, nel coro che ripete il titolo con la gravità di un rito ineluttabile, è per tutto questo, insomma, che Laho s’insinua nelle vene e fa di Shallipopi un altro nome dalla Nigeria da tenere d’occhio.

48. Vodka Cranberry – Conan Gray
In Italia abbiamo conosciuto Gray nella sua ispirazione più danzereccia, retrò, total-anni-Ottanta. Qui si trasforma in cantore d’amore, mette a nudo le fragilità – la paura di essere lasciato – e sprigiona la voce. Senza abbandonare l’impeto della sua giovane età.

47. Switch Over – Horsegirl
A volte bastano un semplice riff o una manciata di parole per fare buona musica. Se poi ce li hai entrambi e trovi il connubio perfetto, il gioco è fatto. Qui abbiamo la dimostrazione lampante di ciò che in inglese si dice catchy, all’insegna della gioventù e dell’indie rock.

46. Moody – Royel Otis
Al suo secondo album, il duo australiano dimostra di saperci fare ancora meglio (per ora) quando flirta con la sfrontatezza della gioventù e ritrova nell’indie un tono passionale, scanzonato, fresco e ironico. Il merito, qui, è di una ragazza pericolosa e di un amore lunatico.

45. Sorry I’m Here for Someone Else – Benson Boone
Con quella voce lì e quel carisma che mantiene invariato dappertutto – in studio, nei video, sul palco – Benson Boone può dire di tutto: anche lasciarci, spezzarci il cuore e andare via con qualcun altro. E il bello è che non si versa neanche una lacrima in tutto questo.

44. Shake It To The Max (FLY) Remix – MOLIY and Silent Addy feat. Shenseea and Skillibeng
Era dai tempi di Pon De Replay di Rihanna o Move Ya Body di Nina Sky che una dancehall non ci travolgeva così. Aiuta il fatto che i nostri eroi giochino in casa (la Giamaica, appunto). Provate ad arrivare alla fine e non aver voglia di ripetere «Please just rewind, let me shake it to the max».

43. Giochi di gambe – Giorgio Poi
«Entra un raggio di luna dalle finestre / È mio padre che dice che mi protegge» è un’ammissione di umanità che lascia senza difese. Giorgio Poi sta per compiere quarant’anni ma non perde la delicatezza nell’espressione, la capacità di stupirsi e la fanciullesca visione del mondo.

42. Understand – Lord Sko and Curren$y
Un sax come chaperon, New Orleans all’orizzonte, echi di jazz e degli anni Novanta, e due generazioni di rapper a confronto: il secondo giovanissimo, e l’altro a fargli da maestro. Dentro c’è l’immaginario hip-hop ma in chiave sognante, ironica, quasi di chi guarda da lontano.

41. The Sofa – Wolf Alice
Nella track list di The Clearing, spicca (non senza difficoltà) questo esempio di maturità creativa, simbolo di una crescita musicale ma anche personale, più dimesso rispetto ad altri titoli, ma non per questo meno suggestivo. Riesce proprio a trattenerti sul sofa insieme a loro.

40. On This Love – Suki Waterhouse
Con lo slancio sicuro di una femme fatale, Suki Waterhouse rievoca un’intera cinematografia di ricordi, night club, velluti blu, locali avvolti nel fumo (e un po’ anche Lana Del Rey), mentre canta di un amore tossico che finirà per farle male.

39. Everybody Scream – Florence and the Machine
La componente mistica ed esoterica che ha sempre accompagnato l’opera di Florence and the Machine si dichiara esplicitamente. Lei, Florence, è tanto credibile quanto invasata nei panni di una cult leader, che qualunque cosa ci chieda di fare – anche urlare – noi la faremmo.

38. 30 For 30 – SZA and Kendrick Lamar
SZA e Kendrick Lamar sono diventati ormai i re Mida della scena urban e tutto ciò che toccano diventa oro. Ma quando sono insieme, è addirittura platino. L’intesa è vibrante, come se fossero sulla stessa lunghezza d’onda da sempre. Adesso però vogliamo un intero album a due.

37. Back to Me – The Marías
Dopo averci incantato l’anno scorso con No One Noticed, il gruppo americano ci riporta nel suo mondo evanescente, in cui María Zardoya rapisce con il suo canto ammaliatore. E proprio come una sirena, prega il suo amante di tornare da lei, temibile e seducente.

36. Sally, When the Wine Runs Out – Role Model
L’hit indie-pop più virale e melodiosa dell’anno. Da un lato, la disperazione per l’avventura di una notte che al mattino è già finita, e dall’altra un’incontenibile vivacità espressiva che copre lo sconforto e fa venire quasi voglia di urlare di gioia. Caro amico, facciamo tutti il tifo per te.

35. If Only I Could Wait – Bon Iver feat. Danielle Haim
Bisognerebbe creare la categoria cardiologica per le canzoni di Bon Iver, per la loro capacità di arrivare sempre all’organo più sensibile per eccellenza. Qui in coppia con la voce delle Haim, la parte migliore è quando non dicono neanche nulla ma si lasciano andare a istintivi gorgheggi.

34. Run It Up – Hanumankind
Quando, l’anno scorso, abbiamo visto esplodere questo rapper dalla lontana India, speravamo che non fosse un fuoco di paglia. Ma Hanumankind non solo dimostra di essere qui per restare, ma alza pure il tiro.

33. Daisies – Justin Bieber
I tempi di Baby non sono lontani, ma lontanissimi. Qui tutto è ridotto al minimo, con sole poche note appena abbozzate e qualche imperfezione musicale ricercata, e la sua voce semplice e pulita, in uno dei brani pop migliori di quest’anno, e forse il migliore della sua carriera.

32. Television Love – Of Monsters and Men
A sei anni dall’ultimo album, la band islandese torna con melodie decisamente più dark di quelle che la hanno resa nota. Television Love racconta di un amore che si spegne e cede il posto alla banalità di uno schermo televisivo. Se vi sembra triste, fidatevi: lo è.

31. Dancing in the Club (MJ Lenderman Version) – This Is Lorelei and MJ Lenderman
La versione originale di This Is Lorelei, tutta synth e auto-tune, era già un buon esercizio di stile. A riascoltarla così, però, sembra che non aspettasse altro che di incontrare la voce e la chitarra di MJ Lenderman, che suona come chi arriva da te col cuore in mano, tenero e disarmato.

30. Volevo essere un duro – Lucio Corsi
Il 2025 sarà anche l’anno in cui tutti ci siamo accorti di Lucio Corsi. Merito di una canzone che arriva praticamente a tutti, di un’estetica infantile e sopra le righe, di un clima da cartone animato anni ’80, e di un’esclamazione che è già entrata nell’immaginario collettivo come voglio una vita spericolata e felicità è un bicchiere di vino con un panino.

29. Taxes – Geese
«If you want me to pay my taxes / You better come over with a crucifix» dicono i Geese con giovanile irriverenza, e subito dopo viene il bello. Un boato di suoni arrabbiati e aggressivi? Nient’affatto: l’esplosione di voce e chitarra al culmine della liberazione e della radiosità.

28. Every Girl You’ve Ever Loved – Miley Cyrus feat. Naomi Campbell
Chi si aspettava un’altra Flowers forse c’è rimasto male. Però una cosa bisogna ammetterla: questa ragazza non è mai ripetitiva. E nella sua ricerca sperimentale qui si muove tra la disco, l’edonismo e Pat Benatar. Con un tocco di glamour dalla top model più famosa di sempre.

27. Back to Friends – Sombr
Ad appena diciannove anni, Sombr sembra arrivato da un’altra epoca. Back to Friends appare come una conversazione con sé stesso, svolta con la lucidità di un’autoanalisi, più che un’implorazione a un’ex amante. Sarà pure un amore giovanile, ma arriva agli ascoltatori di tutte le età.

26. Rather Be – Giveon
Voce calda, caldissima in questa ballad che si inserisce nella migliore tradizione R&B, in cui Giveon piange una relazione finita. «I’d rather be with you / Than the other half of someone who’s not even half of you» canta prima di lasciare spazio ai fiati. Qualcuno dia un Grammy a quest’uomo.

25. Nice to Each Other – Olivia Dean
Allure da diva soul anni ’60, impatto da neoprincipessina del pop, intonazione ammiccante e amichevole, produzione minimalista ma indovinatissima, e infine libertà, autodeterminazione e onestà nelle intenzioni: ce la ricordiamo tutti per quel suo «I don’t want a boyfriend!».

24. Spike Island – Pulp
Non tutte le reunion lasciano il segno, specialmente quando si tratta di una band di over 60 e l’ultimo album risale a oltre vent’anni prima. Ma i Pulp ritrovano invariata tutta la loro verve, forse perché il britpop sta tornando di moda, o forse perché non è mai invecchiato e loro sono tornati per ricordarci quanto fosse bello.

23. It’s a Mirror – Perfume Genius
Come faccia quest’uomo a non sbagliare mai un colpo è un mistero che non sappiamo risolvere. Sarà per quel mix di audacia, mitezza e vulnerabilità, o per l’onestà che riversa nei suoi brani. Un altro mistero è come mai non sia ancora diventato una star mondiale.

22. Flood – Little Simz, Obongjayar and Moonchild Sanelly
Da quando Little Simz e Obongjayar si sono incontrati hanno dato vita a featuring davvero notevoli. In questo hanno scelto la via dell’esoterismo, accompagnati da percussioni incalzanti come in un rituale e con la minacciosità di chi sta arrivando a darti la caccia.

21. Tropics – Rainbow Kitten Surprise
Se potente è un aggettivo abusato, permetteteci di usarlo almeno qui. Uno di quei brani capaci di catalizzare l’energia di mezzo mondo e convergerla nelle sue note, su cui Ela Melo canta d’amore con brutale onestà e ci fa sentire in mezzo a una sorta di catarsi collettiva.

20. Chains of Love – Charli XCX
Uno dei brani che la cantante ha composto per la colonna sonora del prossimo Cime Tempestose di Emerald Fennell. Un gradito ritorno al passato per l’artista, con un sound emozionalmente e visivamente evocativo, doloroso, passionale e palpitante.

19. The Scythe – The Last Dinner Party
Queste rocker inglesi riescono a parlarci con la solennità serafica di una profetessa e farci sentire tranquilli su tutto: anche quando parlano della terribile falce che spezza ogni cosa. Ma non preoccupatevi, ci rivedremo nella prossima vita.

18. Port Pelegrí – Guitarricadelafuente
Solare, estiva, con un giro di chitarra entusiasmante che evoca subito le coste della Spagna. La sua voce delicata si alterna a un coro da cantare tutti insieme, e il brano volge subito in un’atmosfera festiva a cui è impossibile non partecipare.

17. Illegal – PinkPantheress
Un’architettura musicale così impetuosa da trascinarti in un vortice, dove i versi si accavallano senza sosta e non si sa dove finisce uno e inizia l’altro. Lei però conserva sempre una calma serafica, il tutto mentre ci parla della sua prima volta con un gigolò o (forse) con la marijuana.

16. Arc de Triomphe – Aminé
Di questo qui ci eravamo un po’ dimenticati. Tocca fare subito mea culpa, e inchinarsi di fronte a uno dei più grandi rapper della sua generazione, capace di sciorinare rime e innovare la tradizione come pochi altri, con un senso del ritmo (e dell’ironia) irresistibile.

15. Anxiety – Doechii
Può una hit recente e ancora vivida nei ricordi trasformarsi in qualcosa di diverso e buono? Assolutamente sì, se ne intuisci la chiave. Doechii l’ha fatto, rispettando i connotati iniziali e traslandoli in una delle possibilità offerte dal testo di partenza. E l’ansia, signori, si sente.

14. Figlia d’ ’a tempesta – La Niña
C’è un motivo se Figlia d’ ’a tempesta è diventata un inno femminista e la sua interprete è arrivata all’attenzione nazionale: La Niña rinnova la tradizione partenopea, ci costruisce un intero immaginario e dentro ci mette tutta l’anima.

13. Afterlife – Alex G
Un mandolino traccia la strada e Alex G ci conduce nei suoi ricordi d’infanzia. Ricordi felici? Chi può dirlo. L’autore è bravo a evocare senza svelarsi completamente. A noi piace farci trasportare dalle sensazioni positive che stimola il brano. E al titolo ci penseremo poi.

12. davina mccall – Wet Leg
Quando le Wet Leg lanciano un album che è tutto un doppio senso fin dal nome e poi se ne escono con frasi come «I’ll be your Shakira, whenever wherever» capisci che non sei di fronte a una conferma, ma a una sorpresa continua. Capaci anche di insolita, avvincente dolcezza. Insomma, di qualunque cosa.

11. Take A Sexy Picture Of Me – CMAT
Questo è stato per CMAT l’anno della consacrazione. L’artista irlandese dà prova di essere un’ottima cantante pop fuori dai soliti schemi del pop, un’abile performer e – ciò per cui più la amiamo – la più simpatica della classe. Non fatevi ingannare dalle premesse, c’è ben altro dietro.

10. You got time and I got money – Smerz
Probabilmente nessuno aveva sentito parlare di loro fino a oggi. Dalla Norvegia, arriva il duo responsabile di una delle più seducenti ballate dell’anno, sospesa a metà tra atmosfera impalpabile e lussuria tangibile. Chissà dov’era stato fino a ora.

09. 12 to 12 – Sombr
Il pezzo più energico di tutto l’(ottimo) album di Sombr, questa 12 to 12 coglie il meglio della disco e della new wave dell’epoca d’oro, con dei colpi di synth saggiamente piazzati e un’interpretazione vocale vigorosa e decisa.

08. Man I Need – Olivia Dean
Lo avevamo già intuito, che Olivia Dean sapesse il fatto suo. Lì diceva di non volere un fidanzato, qui sta cercando l’uomo di cui ha bisogno – e lei sa esattamente di cosa ha bisogno. Non solo in fatto di relazioni, ma anche musicalmente parlando, questa donna rivela una consapevolezza contagiosa e uno charme invidiabile, che ti fa voler stare dalla sua parte, essere come lei, e averne ancora di più.

07. Abracadabra – Lady Gaga
C’è chi dice che ricordi molto Bad Romance, e ha ragione: ma non è una ripetizione, no, è un ritorno ai suoi fasti. Come nei suoi più grandi successi, Gaga è psichedelica, ossessiva, ipnotizzante, costruisce un pezzo pop da classifica che non ha nulla di rassicurante e lo infonde di techno da club berlinese, con qualche giochino di parole, et voilà: e chi se lo scorda più?

06. Relationships – Haim
Al primo ascolto sembra una di quelle giostre in cui si va su e giù e si viene sballottati da una parte all’altra. Poi scendi che hai il capogiro, giuri che non lo rifarai mai più e invece tempo due minuti che vuoi già risalirci. Così canta pure Danielle, adagiandosi su questo ascensore imprevedibile e affidandosi a un testo dalla schiettezza affascinante.

05. Where Is My Husband! – Raye
Appena Raye apre bocca, puoi vedere il pianista sullo sgabello, la cameriera che passa tra i tavoli, il fumo che esce dalle sigarette. Lo scenario è subito servito. Siamo in territorio jazz, di quello puro, e insieme modernissimo. Lei prende la rincorsa in un susseguirsi di versi irripetibili per poi concedersi ogni tanto delle pause in stile drama queen. La sua reintepretazione di Single Ladies.

04. The Subway – Chappell Roan
La sua maggiore hit quest’anno è in realtà una canzone del 2020 contenuta nell’album del 2023. Ma The Subway non ha decisamente nulla da invidiare a Pink Pony Club. Nella città in cui si coronava il suo amore, adesso ogni cosa le ricorda che questo è finito. Potrebbe sembrare banale, ma nelle corde di Chappell Roan diventa una tragedia. La sua ossessione è incurabile, magari ci vorrà del tempo, ma intanto la sua disperazione divampa e diventa anche la nostra.

03. Manchild – Sabrina Carpenter
Motivetto country accattivante e il suo solito sense of humor danno una marcia in più, ma diciamocelo: quello che ci ha fatto davvero girare la testa sono i versi che inanella uno dopo l’altro, così surreali, divertenti e brillanti che sarebbe impossibile sceglierne uno su tutti. E mentre lei canta i suoi fallimenti amorosi con encomiabile distacco, le sue parole stanno già volando verso la leggenda.

02. Nuevayol – Bad Bunny
Non appena parte il brano e sentiamo quel NUEVAYOOOOOLL d’apertura siamo già conquistati. È un invito a scendere in pista, come sempre, ma è anche un grido d’appartenenza. È incredibile come Bad Bunny riesca a cantare di emigrazione, identità portoricana, riferimenti culturali del proprio paese e del legame con New York in una composizione che, da un punto di vista musicale, forse è ancora più complessa. La prossima volta che vi fate prendere dalle sue percussioni, ricordate che non state ballando una canzone qualunque: state ballando una bandiera nazionale.

01. Berghain – Rosalía, Björk and Yves Tumor
Che cos’è, questa roba? È un’opera lirica? È musica latina? È techno per i nightclub berlinesi? Al primo ascolto, non è facile stabilirlo. Al secondo, non importa neanche più. Il capolavoro di Rosalía è fatto per aggredire, assalire, assorbirci completamente, e farsi ascoltare fino a consumarci. Con lo stesso strazio con cui la cantante si strugge per un amore che la sta logorando. Primo singolo dal suo quarto album, Berghain segna un nuovo picco performativo nel curriculum dell’artista, come se ancora dovesse mostrarci tutte le incredibili modulazioni della sua ugola. La sofferenza ha un nuovo linguaggio, in tutti i sensi: Rosalía se ne frega dei generi, ma anche della prassi, e costruisce una canzone che forse ha un ritornello, forse no, non è chiaro, sembra stia per finire, poi ricomincia, rallenta, accelera, ci porta in teatro, in chiesa, nei locali, usa tre lingue diverse. A metà sparisce e lascia il posto a Björk, che arriva recando intervento divino come nel film di Robert Eggers, poi se ne va anche lei e arriva la crudeltà di Yves Tumor e il suono assordante di un tamburo. Quand’è finita, siamo pieni di crepe.
Una lezione destinata a rimanere nei libri di storia.
