L’estate sta finendo. C’erano una volta i tormentoni tristi

Estate. Tempo di sole, mare, vacanze. Pensate all’estate e provate a dire le prime parole che vi vengono in mente: probabilmente sono proprio queste. O magari avrete pensato alla musica, alle serate tra amici, o a tutti i posti in cui non vedete l’ora di andare: pensieri felici, insomma. Ma non necessariamente.

Mentre siamo abituati ad associare l’estate alle ferie, c’è anche chi continua a lavorare, per dovere o per scelta. Molto più spesso per dovere. Anche sotto il sole. E c’è chi non vede l’ora che il caldo passi, che le temperature diminuiscano e la pressione aumenti, per non doversi più portare liquirizia, magnesio e potassio nella borsetta. Soprattutto, però, l’estate è anche la stagione della crescita, della maturità emotiva, e quelle non si conquistano mica a forza di risate.

L’estate è la stagione in cui impariamo che le amicizie non durano per sempre, gli amori men che mai, e che soffrire è sempre terribile, ma farlo ad agosto lo è ancora di più. In estate le cose belle sembrano ancora più belle, e così anche quelle brutte diventano ancora più brutte. Lasciarsi, tanto per dirne una. Anche un tradimento, per dirne un’altra. Persino se ve la siete goduta tanto, l’estate, prima o poi arriva alla fine, e anche quella, allora, può diventare una tragedia. Proviamo a spiegarla con un’altra parola, un’altra di quelle a cui di certo avrete già pensato anche voi: tormentone.

Parola di non recentissima coniazione, il tormentone è divenuto presenza fissa nelle tavolate (estive) degli italiani intorno alla fine del secolo, ma è negli ultimi dieci anni che ha compiuto la metamorfosi nella versione ridanciana e casinista con cui lo conosciamo ora.

Il tormentone 2.0, quello dei tempi che corrono, è danzereccio, a volte house, a volte latino, viene buttato fuori con gli inizi dei primi caldi e ha una marea di featuring che in principio chi se lo aspettava (ricordate Fedez e Achille Lauro con Orietta Berti?), ora invece sarebbe strano se non ne avessero. Il buon tormentone ha una semplicità linguistica pensata per spegnere il cervello e adattarsi a tutti, dice solo tre parole come con Valeria Rossi, a volte due come sesso & samba, più spesso non dice niente proprio. Ha a che fare col ballare, divertirsi, strusciarsi sulla spiaggia, divertirsi ancora, flirtare, ancheggiare, poi divertirsi di nuovo. Insomma, riduce l’esperienza estiva a un’unica possibilità escludendo tutte quelle che non contemplano una risata o un gemito di piacere.

Forse è per questo che, nell’estate 2025, sembra che non ci dia più le stesse soddisfazioni di un tempo. Vuoi anche perché la quantità ha prevalso sulla qualità, per cui pareva che ogni artista in circolazione fosse obbligato a cimentarsi con la formula. Pensate a un cantante di questi anni che corrono, e non sbaglierete: ci hanno provato tutti. Fedez, Noemi, Rocco Hunt, Fred De Palma, Elodie, i Boomdabash, Annalisa, Tananai, Rose Villain, Carl Brave, Fabio Rovazzi, Loredana Berté e Orietta Berti: l’anno scorso avrebbero dominato le classifiche – e alcuni di loro lo hanno fatto davvero – quest’anno invece arrancano. Ad avere la meglio sono Olly, Ultimo, Cesare Cremonini, Achille Lauro, con canzoni che non diresti essere pensate per l’estate. Fanno eccezione Alfa e Serena Brancale, ma lì il discorso è un altro: loro fanno sempre la stessa musica, non si trasformano in entertainer per tre mesi all’anno.

Può essere che il punto sia questo, una maggiore fedeltà a sé stessi alla fine premia, oppure ci siamo stufati di sentire sempre e solo lalala e yeah baby, e vogliamo qualcosa di più. Qualcosa di diverso. Magari, perché no?, anche un po’ di tristezza. I tormentoni non sono sempre stati leggeri, e non devono esserlo per forza – almeno, non nel contenuto.

Prendete Mare mare di Luca Carboni: un brano che parla d’estate, sì, ma è un’estate di solitudine. Il suo interprete cerca qualcuno, ma quel qualcuno non c’è, e alla fine si ritrova a ballare da solo con sé stesso. Insomma, non si sta divertendo affatto. La canzone vinse il Festivalbar nel 1992 ed è diventata un classico della musica italiana. Carboni non è stato il primo cantore dei magoni estivi – forse l’ultimo, ma non il primo. Tornando indietro, c’erano già stati i Righeira, Giuni Russo, e poi quell’Azzurro di Celentano diventata un po’ inno nazionale.

Era il 1968, e l’interprete di 24mila baci e Prisencolinensinainciusol cantava così: «Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua / Lei è partita per le spiagge e sono solo quassù in città». Anche Celentano è solo – e quant’è tremenda la solitudine d’estate! – si annoia, e il suo malessere non trova riposo. La novità è che ce lo dice con leggerezza, tant’è che oggi, quando intoniamo Azzurro, lo facciamo col sorriso, senza pensare che in realtà parla di tutt’altro.

Giuni Russo ci ha dato addirittura due capolavori di questo genere: Un’estate al mare e Mediterranea. Nella prima, la cantante dà voce a una prostituta che non desidera altro che un’evasione, confidando in quella vacanza che le farà dimenticare il freddo delle sere invernali. Un’estate al mare fu subito un successo, nel 1982. Due anni dopo, Mediterranea ebbe una sorte diversa, con la casa discografica che non credette abbastanza nel suo potenziale. Fortuna che c’è chi l’ha fatto oggi, a distanza di oltre quarant’anni, con una nuova versione remixata – a cura di Dumar, nome d’arte del dj Mattia Del Moro – che ne restituisce l’attualità senza intaccarne il senso: spiagge vuote, silenzi e, ancora una volta, solitudine.

E poi ci sono loro, gli autori del tormentone malinconico per eccellenza, i Righeira, con la loro L’estate sta finendo. In qualunque momento dell’anno la si ascolti, rievoca sempre la stessa immagine – quella del titolo, ça va sans dire – con il suo carico di amarezza. Nel testo c’è tutto: la chiusura dei lidi, il rientro in città, la fine di un amore. Ma il racconto è affidato alla semplicità delle parole, alla ripetizione e allo pseudo-balbettio del ba-ba-baciami. Ecco, magari è proprio di questo che abbiamo bisogno: di serietà mascherata di leggerezza. Forse è ora che i cantanti ci facciano un pensierino, e ci facciano vedere che oltre gli ammiccamenti, il cocktail e il reggaeton c’è dell’altro. Per l’estate 2025 i giochi son già fatti. Proviamoci per la prossima.

Andrea Vitale

Napoletano di nascita, correva l'anno 1990. Studia discipline umanistiche e poi inizia a lavorare nel cinema. Nel frattempo scrive, scrive, scrive sempre. Ama la musica e la nobile arte delle serie tv, ma il cinema è la sua prima passione. Qualunque cosa verrà in futuro, non abbandonerà la penna. Meglio se ci sia anche un film di mezzo.

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