Le martore di Groninga – quinta puntata

Un romanzo di Giuseppe Raudino.

(qui trovi la prima puntata)

Mirjam e Marco ordinarono una pizza XXL da Domino e se la spolparono seduti sul divano, mentre guardavano Netflix. Era un film ambientato in Toscana ma concepito, diretto, girato e interpretato da americani, che avevano completamente stereotipizzato ogni singolo respiro, scorcio, battuta e dettaglio. Il cibo era tutto olio di oliva e pesto, il paesaggio romantico e la storia passionale con tendenze allo sdolcinato e a melodramma.
«È anche così in Sicilia?» gli chiese Mirjam, ben informata della discendenza mezza siciliana di Marco.
«No,» rispose secco «e se vogliamo dirla tutta, quello che vedi in questo film non somiglia nemmeno alla Toscana. Il cinema straniero racconta un’Italia che non esiste. Sarebbe meglio che guardassimo film di registi italiani.»
«Com’è l’Italia, allora? Non siete romantici come in questo film?» continuò civettuola e brilla Mirjam.
«Ti sembro romantico io?»
«Abbastanza, e poi sei soltanto mezzo italiano, quindi devo accontentarmi.»
«Ah, mi preferivi 100% italiano?»
Mirjam si alzò dal divano e si diresse alla finestra, si affacciò frettolosamente e chiuse le tende prima di tornare al divano.
«Qui o sul letto?» domandò.
«Dove preferisci» le disse Marco.
«Qui, allora. Metto un porno. Sei abbonato?»
«Veramente no.»
Mirjam uscì da Netflix e digitò un numero sul telecomando. La smart tv chiese se si voleva procedere con il canale, accettando i termini legali e confermando il pagamento sulla carta di credito preregistrata.
«Questo è il mio canale preferito» disse lei.
«Con quello che costa, speriamo siano soldi spesi bene.»
«Ma tu non ti guardi mai i porno?» chiese Mirjam, un po’ scandalizzata, forse preoccupata addirittura. «Ogni tanto mi scaricavo un Torrent, ma ho constatato che erano tutti uguali e ho smesso. Cambiano le facce, ma la trama è sempre la stessa. È tutta una questione di permutazioni con ripetizioni».
«Okay,» commentò distratta la ragazza «adesso guardiamo bene questo e poi proviamo a imitare.»
A quell’invito seguì poco erotismo e molta ginnastica. Per questo, a Marco, Mirjam andava a genio solo fino a un certo punto. Il loro era un sesso atletico, esteriorizzato, performante: non si basava sulla complicità ma sulla collaborazione.
Quando finirono Marco ne approfittò per prenderla nel momento di debolezza fisica.
«Come è finita con la perizia?» le chiese.
«Ancora con questa storia?» disse lei. Ma il tono era già arrendevole. Succhiava la sigaretta elettronica e socchiudeva gli occhi.
«Non si sa ancora nulla. O forse non vogliono far trapelare niente per il momento.»
«Tu mi dai l‘impressione di sapere qualcosa» commentò Marco.
«Vedi,» disse Mirjam «chi indaga sul caso si è fatto le stesse domande che ti sei fatto tu. Niente droga e niente alcool, ma anche niente tracce di frenata. La macchina sembra okay, ma per scrupolo la stanno controllando. Entrambe le piste, quella del guasto e quella dell’atto deliberato, sembrano deboli. L’autopsia esclude il malore, non prendeva antidepressivi, per cui è improbabile un atto deliberato o comunque legato alla salute psicofisica. La macchina era abbastanza nuova e tenuta bene, per cui resta l’ipotesi di una distrazione. Ma non era al telefono al momento dell’impatto, né aveva ricevuto notifiche, per cui resterebbe la possibilità che qualcosa l’abbia distratta. Un pedone, un ciclista, un animale, non saprei…»
«Ma come fate a sapere dell’esatto momento dell’impatto, per dire che non ha ricevuto messaggi o non era in chiamata?» chiese Marco.
«Abbiamo l’ultima registrazione ripresa da una telecamera di sicurezza a poche centinaia di metri dal luogo dell’impatto. In base all’orario, abbiamo controllato le chiamate, sia in entrata che in uscita, e le notifiche sul telefonino. Se si è distratta, non è stato per colpa della tecnologia. Marco, ma perché ti sei fissato così tanto con questa storia?»
«Non lo so, sento che qualcosa non quadra anche se non saprei dire che cosa. Mi metteresti in contatto con il perito che sta esaminando la macchina?»
«Ma neanche per sogno! Che senso ha metterci la faccia da parte mia, quando lo puoi benissimo contattare tu direttamente visto che è sempre la stessa officina nella zona industriale dietro all’Ikea alla quale la polizia di Groninga si rivolge da almeno trent’anni per le perizie sui mezzi incidentati?»
«Sei un tesoro» disse Marco baciandola sulla fronte.
«Non te la cavi mica con un bacio in fronte, sai?» lo ammonì Mirjam, muovendo la mano sul pavimento in cerca del telecomando.
Quella notte Marco e Mirjam furono svegliati da alcuni tonfi provenienti dal soffitto. Poi i tonfi furono seguiti da un brusio come di unghie di animale che grattano una superficie rugosa. Mirjam cominciò a battere le mani vigorosamente, improvvisandosi in un applauso pieno.
«Che fai, sei diventata scema?» le disse Marco.
«Accendi la radio e metti a palla il volume» rispose lei, come se nulla fosse.
«Sei pazza? Se lo faccio, i vicini come minimo chiamano la polizia!»
«Sono io la polizia!»
«Hai ragione, Allora chiamano il Marechaussee.»
Il Marechaussee era la polizia militare con ruoli di controllo di frontiera, prevenzione terrorismo e missioni speciali.
«Marco, bisogna fare rumore e mettere in fuga queste dannate martore. Loro hanno paura fottuta dei rumori, ma se le lasci fare ti rovinano il tetto, il sottotetto e il materiale isolante. In pratica, se non le cacci via, ti ritrovi con gelo e con la pioggia in casa.»
«E tu che ne sai?» chiese Marco.
«Le ho avute anch’io. Un incubo che non ti dico.»
«Non si possono semplicemente avvelenare?»
«Eh, magari! Sono una specie protetta, rischi la galera.»
«Che esagerazione! Tu come hai risolto?»
«Hanno paura dei rumori. Ho messo una radio nel sottotetto e l’ho collegata a un timer per farla accendere alle tre di notte. Sono animali notturni e la maggior parte del tempo se ne stanno buoni buoni, rintanati nei loro nascondigli fino a notte fonda.»
A Marco balenò un pensiero tagliente, pericoloso come un rasoio.
«So che esistono ditte che se ne occupano in modo legale» disse lui.
«Sì, certo, ma per pagarle ti devi vendere un rene.»
«Basta, smetti di battere le mani. Non sento più nulla. Rimettiti a dormire.»
«Va bene, ma mi è passato il sonno nel frattempo…» commentò maliziosa.
Appena svegli, Marco si precipitò nella doccia e lasciò Mirjam a letto. Poi, una volta pronto, invece di passare dal perito tirò fuori il bigliettino da visita che aveva trovato sul vialetto della casa della giovane maestrina morta nell’incidente stradale.
Il signor Maarten Meijer non aveva un aspetto così spregevole come se l’era immaginato quando aveva letto il suo nome sul bigliettino. Aveva un sorriso contagioso e un’aura di buonumore che lo circondava come una nuvola di profumo: invisibile ma persistente.
Marco si presentò come potenziale cliente e raccontò dei rumori che sentiva la notte. Disse che qualcuno gli aveva prospettato l’idea che potesse trattarsi di martore. Maarten Meijer confermò l’alta probabilità che tale ipotesi fosse vera, e gli chiese se avesse registrazioni sonore, in mancanza delle quali si offrì per un sopralluogo gratuito.
«Quelle maledette bestie sono più grandi di un gatto ma possono introdursi in qualsiasi posto che abbia un’apertura grande quanto una pallina da tennis.»
«Domanda banale, signor Meijer» disse Marco. «Mettiamo che lei trovi delle martore che si sono intrufolate nel sottotetto e che mi stanno danneggiando ogni cosa. I miei danni e il suo onorario posso farli pagare all’assicurazione? La mia casa è assicurata, come del resto la quasi totalità delle case olandesi.»
Il signor Maarten Meijer sorrise beffardamente.
«Forse le pagheranno i danni. Dico forse, perché le assicurazioni hanno clausole speciali per questi fottutissimi roditori. Siccome sono protetti, non ci può essere prevenzione, e se non ci può essere prevenzione per un problema, in principio le assicurazioni se ne tirano fuori. Un danno impossibile da prevenire è un danno troppo facile che accada. Quanto al mio onorario e a quello dei muratori e carpentieri che ripareranno i buchi, si tratta di manutenzione, ed è a carico del proprietario dell’immobile. Ma di quello parliamo dopo. In ogni caso, se non si rimuovono radicalmente e non si impedisce loro di tornarvi, va a finire che i danni diventano cento volte più costosi del mio onorario. Lo sa che basta l’odore di una martora per attirarne altre in futuro nello stesso luogo? L’operazione di bonifica è complessa.»
Marco sospirò. Uno schizzo del loro piscio poteva segnare una soffitta per sempre.
Il signor Maarten Meijer osservò diversi punti all’interno dell’appartamento, si affacciò da ogni finestra della mansarda e poi volle tornare giù per dare un’occhiata fuori dal palazzo, non prima di aver assaporato una buona tazzina di espresso offertagli dal padrone di casa, che provava ad addolcirgli il palato prima di fargli sputare una cifra per il preventivo.
Quando si trovarono fuori dal portone, il Noorderplantsoen era gagliardamente rigoglioso, con i profumi di fiori e alberi che invadevano la strada.
«Vede quel ramo?»
Maarten Meijer indicò un maestoso ippocastano.
«Sfiora quasi il tetto del suo appartamento. Potrebbe essere benissimo il percorso che le martore utilizzano per accedere alla sua proprietà. Va tagliato.»
«Se lei mi scrive una relazione, io faccio richiesta al Comune allegandovela e provo a far tagliare il ramo.»
«Da solo, questo, non risolverebbe il problema. Le martore sanno arrampicarsi lungo i canali di scolo e persino sui mattoni della facciata, sfruttando le piccole incavature e le sporgenze. Se nel suo sottotetto c’è tanfo di martora, quelle bestie vi torneranno sempre.»
Marco gli strinse la mano e lo congedò, con la promessa che gli sarebbe stato recapitato un preventivo dettagliato il giorno seguente. Lo colse il dubbio che il sopralluogo fosse stato solo un pretesto per carpire qualche elemento sulla sua situazione socioeconomica e adattare il preventivo ad hoc. Dopotutto Maarten Meijer agiva quasi in regime di monopolio e la trasparenza non era la sua caratteristica principale. Aveva dei modi di fare accattivanti ed era naturalmente portato a trasmettere fiducia ai potenziali clienti.
Guardò l’orologio. Non aveva più voglia né tempo di andare nella zona industriale a parlare col perito. Si diresse piuttosto verso la Vespa e si avviò verso la redazione.

Il mio nuovo romanzo si intitola IL FABBRO DI ORTIGIA (Bibliotheka Edizioni). Instagram: @raudino - www.linktr.ee/raudino Insegno Giornalismo e tengo corsi di scrittura all'Università di Scienze Applicate di Groningen, in Olanda. Scrivo e racconto storie.

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