Racconto: L’uomo che aspettava i temporali – Roberto Fancellu

Condividi!

Michele ascoltava la pioggia cantare sulle tegole del tetto. Cercando di resistere alle lusinghe del sonno, vagava con la mente tra ciò che era, ciò che sarebbe dovuto essere, e quello che non sarebbe stato mai più. Quando stava ormai per addormentarsi, il profumo, il Suo profumo, lo svegliò di soprassalto insinuandoglisi nelle narici. Era un odore che ben conosceva, tanto forte da penetrare finestre e muri. Non che fosse inusuale: avvertiva quella fragranza dopo ogni acquazzone dal giorno in cui sua moglie era morta, ormai quarant’anni prima. Di solito, però, si trattava di un sentore fugace che arrivava e svaniva. All’inizio ne attribuì la colpa alla suggestione ma, dopo quattro decenni, aveva imparato a dare per scontato quel fenomeno e farne un segreto prezioso. Molte volte avrebbe voluto rincorrerlo per vedere dove l’avrebbe condotto, tuttavia  si dileguava sempre troppo in fretta.

Nonostante fosse divenuto vedovo giovane, l’uomo non si era mai risposato e aveva finito per dedicare la propria esistenza al lavoro e poi, una volta giunta la pensione, all’attesa dei temporali.  Era solo appena spioveva, con la terra ancora umida, che poteva sentire l’unico amore della sua vita di nuovo vicino. Almeno per un breve momento. Ogni volta  era quasi come avere una seconda possibilità. Decise di afferrarla senza pensarci: alla soglia degli ottant’anni era vietato tentennare.

Il vecchio si alzò e, dopo aver indossato un lungo cappotto invernale, uscì nella notte. Le gambe avevano cominciato a tradirlo da un po’, assieme agli occhi e alle mani. La testa e l’olfatto no. Così, Michele camminava per le strade della piccola città costiera, sonnolenta e vuota, seguendo l’aroma di Paola con il passo malfermo e il cuore in gola. Fiutava il percorso, incurante del freddo e del mondo. Incurante della meta. Non aveva mai avuto paura di quel prodigio, di certo non ne aveva in quel momento. Dopo aver percorso un po’ di strada, capì dove andare: la spiaggia. Vi si trovava già vicino e impiegò pochi minuti a raggiungerla. Arrivò sull’arenile deserto, sferzato dal vento e dalle onde. Il profumo, sempre più intenso, sembrava risalire, dalle profondità marine. “Non poteva essere altrimenti”. Pensò maledicendo la corrente  che in quel lontano agosto gli aveva strappato l’unica donna per la quale si fosse mai messo in ginocchio. Non si era accorto di niente. Non aveva nemmeno potuto dirle addio. Né ti amo.

Ormai di fronte al mare, il profumo che si intensificava a ogni passo, Michele rifletté su quanto gli era rimasto: un mondo che non lo capiva più e che lui aveva smesso di capire da tempo. Cosa lo aspettava, a guardar bene? Solitudine e dolore fino alla morte. Seppe cosa fare. Risoluto, avanzò verso l’acqua, senza nessun altro pensiero se non quello di riabbracciare la sua Paola; magari tornare giovani insieme per vivere fino alla fine dell’eternità ciò che il destino aveva negato loro. Il vecchio proseguì, con quel sogno negli occhi e un sorriso sulle labbra, finché il mare non lo prese con sé.

Roberto Fancellu


Condividi!

Grado Zero è una rivista culturale online, nata dall’incontro di menti giovani. Si occupa di cultura e contemporaneità, con particolare attenzione al mondo della letteratura e del cinema.

Lascia un commento

Torna su