Massimo Recalcati e gli archetipi della nostra società

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Durante il mese di maggio del 2018 per quattro puntate Rai 3 ha deciso di portare in televisione la psicanalisi. Lessico famigliare è il titolo della trasmissione in questione. I temi scelti per queste “sedute” sono: la madre, il padre, il figlio, la scuola. L’onore e l’onere di condurre questa analisi degli archetipi della nostra società, sono stati affidati allo psicanalista Massimo Recalcati.

Un nuovo tipo di presentatore

Massimo Recalcati è uno psicanalista, ma anche uno scrittore.

Belloccio, fotogenico, affascinante, sguardo virile, occhiali da vista che vanno sempre un po’ sistemati. Con il carisma che lo contraddistingue, insomma, Recalcati piace alle casalinghe disperate, alle giovani studentesse e alle quarantenni donne in carriera.

Diciamoci la verità, fanciulle: non c’è una che non tormenti gli amici per settimane dopo aver letto il suo ultimo libro o visto uno dei suoi tanti e disparati interventi in televisione.

Tanto amato ma anche tanto criticato, Massimo Recalcati è definito da molti il Re Mida della Tautologia, capace di trasformare in libro, e quindi in vendite, ma anche in comparse televisive, quello che tutti sanno.

Comunque sia, Recalcati è un intellettuale a cui va riconosciuto il merito d’aver divulgato in Italia il pensiero lacaniano, tentando di rendere comprensibile il messaggio di un autore così ostico. Spesso nei suoi libri come nei suoi interventi in televisione sta li a diffondere pensieri–confetto, banalizzando in alcuni passaggi. Probabilmente lo scopo è coinvolgere anche il pubblico medio che ha scarso interesse verso l’altezza del pensiero di Pascal, Spinoza, Nietzsche, Heidegger, Bergson e Lacan stesso.

Questo suo “ lento” sbocciare mediatico l’ha inevitabilmente portato a essere il maître à penser di quella fetta di società intellettuale-radical chic tanto amata e odiata.

La trasmissione

In seconda serata su RAI3, Recalcati analizza le caratteristiche più profonde dei ruoli di madre, padre, figlio e scuola. Approfondendo queste quattro figure sociali fondamentali per la formazione della personalità, esponendo tesi e suggestioni proprie della psicoanalisi accompagnato da interviste, contributi filmati, letture di testi, citazioni cinematografiche. Attraverso questa analisi Recalcati fa capire i dettagli delle relazioni che nella società odierna sono in continuo cambiamento, cercando di tracciare un quadro più chiaro per capire da dove ripartire. Il momento finale di ogni puntata è poi dedicata alla possibilità del pubblico in studio di fare domande animando il dibattito con Recalcati sull’esperienza di essere padre, madre, figlio o educatore.

La struttura della sceneggiatura è minimalista. Recalcati, seduto su uno sgabello al centro di un palco con ogni sera un outfit tipico da psicanalista, presenta le sue analisi o le sue “ovvietà in salsa lacaniana” come altri sostengono, e va avanti così la puntata con lo psicanalista che spiega come il desiderio anarchico è desiderio di morte. Che è desiderio di evaporazione del padre, come direbbe Lacan; che viviamo nel tempo del post-padre. 

Come esistono tante forme di madri: la madre come Maria, la madre di Gesù. Le due madri descritte nella celebre parabola di Re Salomone. Quindi la madre che vuole il figlio per sé, al costo della vita stessa del figlio, e la madre che invece, per amore della vita del figlio, è disposta a lasciarlo andare. Poi la madre coccodrillo, come la definisce Lacan, che divora il figlio e lo tiene stretto tra i denti. E quella che percepisce la maternità come un handicap, un ostacolo alla realizzazione di sé o una minaccia alla propria femminilità.

Analizza ancora come tanti anni fa i figli avevano il dubbio se i genitori li amassero abbastanza, ora il paradigma si è rovesciato: sono i genitori a non sapere se i figli li amano abbastanza. Sviscera così, ancora una volta, la sua teoria della tragedia di Edipo: l’oracolo dice a Laio che il figlio lo ucciderà ed è quello che succede a tutti. Se il padre non sa donare al figlio il proprio tramonto si va incontro al disastro. I padri devono fare spazio alla vita dei figli.

La parabola del figliol prodigo ci mostra un padre che sa tramontare, che sa lasciare andare il figlio e sa farlo tornare.

Il figlio giusto è quello che sa essere erede: l’eredità non è fedeltà al passato, ma fare esperienza del mondo, del viaggio, diventare un figlio nuovo, giustamente eretico. Giunge poi all’ultima puntata dove si sofferma sull’importanza della scuola nella società, sul compito di valorizzare le storture di ognuno di noi.

Dove ci hanno portato queste “sedute”

Per la sua capacità comunicativa, in un periodo in cui la parola crisi è legata soprattutto alle relazioni familiari, l’impegno dello psicoanalista è richiesto almeno per capire le nuove dinamiche. Diventa quindi fondamentale saper cogliere il punto di partenza, la storia di queste figure fondamentali nella nostra vita, ma anche il loro cambiamento nel tempo.

Lessico famigliare si colloca in un palinsesto fatto ormai di reality, gossip, cotto e mangiato, bellezza, estetica, parole vuote. Per questo va riconosciuto il merito alla terza rete nazionale, attenta alle direzioni che prende la società, di aver contribuito grazie alla professionalità di Recalcati ad avvicinare la psicoanalisi alle arti e al rapporto con la politica e la società, di  parlare della prima vera comunità. Quella domestica.

Dalla proposta della Rai e di Recalcati c’è solo da imparare, non solo la lezione di psicanalisi ma anche quella di televisione. Solo che questi contenuti così importanti restano ancora in seconda serata, seguiti magari da coloro che queste cose già le conoscono e non da quel pubblico nuovo che potrebbe infine interessarsi alla cultura.

Questi esperimenti che propone Rai 3 ora con  Recalcati, così come qualche mese prima con Brunori SAS (“Brunori Sa” trasmissione interessante seppure di un livello psicanalitico inferiore) andrebbero forse affrontati con più coraggio e proposti in prima serata.

Ma questo è pur sempre il mercato.

Anna Chiara Stellato


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Giovane napoletana laureata in lettere, da sempre innamorata della sua città, del dialetto e della storia di Napoli. Lettrice compulsiva, appassionata di cinema d’autore e di serie tv. Sorrido spesso, parlo poco e non amo chi urla.

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