Stefano Corbetta: La forma del silenzio

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Leo ha sei anni, è nato sordo in una famiglia di udenti, né lui né i suoi genitori sanno come comunicare con questo figlio. Grazie al grande amore della sorella Anna,  Leo inizia ad usare la lingua dei segni, anche se in una dimensione affettiva e familiare. I due fratelli trovano così una loro dimensione. Tutto quello che Leo ha conquistato in questi anni gli verrà però tolto bruscamente una volta entrato nell’ istituto Tarra piombando in un vortice di sofferenza, silenzio e paura.

Una notte d’inverno Leo scompare. A niente valgono le ricerche della polizia, non si hanno più sue notizie, la famiglia inizia a fare i conti con questa perdita, l’enorme dolore sgretola un equilibrio già messo a dura prova. Passano gli anni e Anna non si rassegna, ancora si sente in colpa per non aver saputo aiutare quel fratello. Grazie all’incontro con Michele, compagno di scuola di Leo, inizierà a rimettere a posto i pezzi di quella storia.

La vicenda si sviluppa in un continuo passaggio dal passato al presente. Protagonista presente nella sua assenza è Leo, un bambino di sei anni che nato sordo cerca in tutti i modi di farsi capire .

L’ autore Stefano Corbetta, arriva con La forma del silenzio (edito Ponte alle grazie) al suo terzo romanzo. Cifra caratteristica è uno stile molto scorrevole che trascina il lettore dentro la quotidianità, il dramma, i dubbi e le insicurezze dei suoi personaggi. Ciò che differenzia questo stile è la capacità di visualizzare ambienti e situazioni, riportare ogni piccolo particolare per far si che anche il lettore sia presente in quella scena, sia protagonista e viva l’attimo con gli occhi del personaggio. 

Corbetta mette in scena temi importanti come il legame tra un fratello e una sorella più grande, il senso di colpa e impotenza, l’amore e il tradimento, un conflitto non ben dichiarato con i  genitori, la paura e il pudore  di confessare e ammettere le proprie fragilità. Tanti gli argomenti trattati con delicatezza e profonda sensibilità che  sicuramene lasciano al lettore la possibilità di riflettere  sulla vita, la sua precarietà  e l’essere così inaspettata.  

La storia di Anna, Leo, i loro genitori,  Michele e tutti gli altri personaggi che si affacciano nel romanzo è fatta di pieni e vuoti, di silenzi, colori, di un passato che torna ingombrante, di una vita che non è vita se passata  a soffocare i sensi di colpa.

Il protagonista della storia Leo in realtà non compare come protagonista principale, il vero personaggio che si muove lungo la storia, che crea la storia è Anna, sua sorella. In diciannove anni Anna non ha mai saputo perdonarsi, non ha mai saputo cosa fosse successo veramente al fratello perché troppo piccola  quando lui scomparve, aveva appena quattordici anni.

Quello che non si è mai perdonata è di non averlo protetto, non averlo davvero ascoltato e capito, proprio lei che con Leo aveva creato un  modo per comunicare, proprio lei, la sorella della quale Leo si fidava, l’unica che poteva toccarlo, l’unica che riusciva a farlo ridere.

Leo non è solo il fratello piccolo da proteggere, per Anna che diciannove anni dopo decide di riprendere le ricerche, di fare chiarezza su questa scomparsa, Leo diventa il figlio che a trent’anni non ha ancora avuto, la possibilità di amare senza maschere e senza filtri in maniera incondizionata.

Tutto scorre dolcemente tra i personaggi e le loro vite; la protagonista Anna in questa sua ricerca del fratello o forse delle proprie colpe si trova a dover fare i conti con una dura realtà e serve forza per poter farlo, perché la vita è questo: è caso, destino, incontri, perdite, in un percorso che segna la crescita personale di questa giovane donna; un percorso il suo, come la vita, ancora una volta,  tutto avvolto in un velo di mistero che si svela pagina dopo pagina in un finale inaspettato.

Corbetta ha uno stile di scrittura molto chiaro e asciutto, ha la capacità di parlare in modo molto diretto con chi legge, nonostante questo si percepisce il lavoro di approfondimento svolto prima della stesura del romanzo, ed emerge in maniera molto evidente soprattutto nel personaggio di Anna, che in qualche modo è spettatrice e presentatrice  del mondo di questo fratello, il mondo della sordità e della lingua dei segni diventata poi anche la sua lingua, la sua seconda lingua; un mondo trattato con grande delicatezza e rispetto.

Anna Chiara Stellato


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Giovane napoletana laureata in lettere, da sempre innamorata della sua città, del dialetto e della storia di Napoli. Lettrice compulsiva, appassionata di cinema d’autore e di serie tv. Sorrido spesso, parlo poco e non amo chi urla.

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