The New Pope: il Vaticano fragile e sensuale di Paolo Sorrentino

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Papi vulnerabili e inquieti, cardinali abietti e Segretari di Stato corrotti, novizie voluttuose che rivendicano la parità di diritti e persino una suora nana che fuma il sigaro.

Nell’allegorico universo clericale dipinto da Paolo Sorrentino in The New Pope, serie tv prodotta da Sky Atlantic, HBO e Canal+, tutto sembra essere votato alla costruzione di un impianto narrativo ancora più dissacrante di quello del suo prequel, The Young Pope, ma non per questo meno struggente e poetico.

Morto un papa…

… Se ne fanno due. Perché nel suo nuovo lavoro il regista premio Oscar, coadiuvato alla sceneggiatura da Umberto Contarello e Stefano Bises (Gomorra: La serie), ha riprodotto quella bizzarra moltiplicazione di papi alla quale stiamo assistendo in questi anni, tanto nella realtà quanto nella finzione.

Ma mentre, ad esempio, i due papi raccontati da Fernando Meirelles nell’omonimo film targato Netflix rispecchiano le reali vicende biografiche di Benedetto XVI e di Francesco I, quelli di The New Pope non sono altro che il riflesso degli stravaganti intrecci narrativi e degli intrighi di palazzo che già si agitavano all’ombra di San Pietro nella stagione precedente.

Ed è infatti da dove tutto era finito che Sorrentino riprende le fila: un Papa incubato che non accenna a svegliarsi dal coma. E che costringe all’adunata i cardinali in vista di un turbolento conclave, con tanto di intermedia elezione pilotata che dà vita ad un brevissimo pontificato, la cui misteriosa fine riporta alla mente l’episodio della morte di Papa Luciani.

Una questione di potere

Quello descritto in The New Pope è un Vaticano in perenne bilico tra decadenza e restaurazione, scisso tra ossequio ai sacri rituali e resa ai seducenti fremiti della carne, ma soprattutto un Vaticano in cui i torbidi legami con la politica e la finanza globale si palesano in tutta la loro indecenza, a testimonianza del dominio mai tramontato della Chiesa sugli affari terreni.

E se già il papato di Pio XIII (Jude Law) era stato caratterizzato da un’ostentazione del potere, inteso come quel “luogo comune vero” costantemente costruito sull’esibizione grottesca del travestimento, quello di Giovanni Paolo III (John Malkovich) assume le sobrie tinte estetizzanti di una nobiltà mite e raffinata, accogliendo presso di sé la fragilità e l’inadeguatezza come strumento di complicità con i fedeli.

Il tutto sapientemente orchestrato dal Segretario di Stato Angelo Voiello (Silvio Orlando), “l’uomo dietro le quinte” che non passa mai di moda («come le barrette Kinder»), bilancia degli umori dei diversi papi e consigliere della maggior parte delle loro scelte, al cui fianco assume un’importanza crescente la presenza laica della conturbante responsabile del marketing, Sofia Dubois (Cécile De France).

La “via media”

Tuttavia The New Pope non è soltanto la messa in scena di un confronto tra due papi opposti, uno simile a un semidio, fortemente volitivo, e l’altro umano, troppo umano, fragile come la porcellana. The New Pope è soprattutto il tentativo di indagare sulle contraddizioni insite nell’uomo, al di là dei dogmi e degli abiti talari.

In fondo il messaggio principale della serie sembra essere l’eterno tema delle due vie di fronte alle quali ogni essere umano è chiamato a compiere una scelta. Una scelta che non si declina tanto nell’atavica alternativa tra il Bene e il Male, ma più che altro tra la via di chi cede alle “irresistibili tentazioni dell’estasi e della pazzia” e quella di chi riesce invece a contenere l’amore aberrante per aprirsi all’amore possibile.

In un vero e proprio compendio ultra-pop della sua filosofia visuale, Sorrentino, senza rinunciare all’usuale ironia che si insinua tra lo squallore e l’incanto del quotidiano, esplora quel territorio che la religione ha in comune con la poesia, ovvero il mistero. Il mistero che si cela dietro i nostri quesiti lasciati inevasi, perché – come afferma Pio XIII nel suo ultimo Angelus – le risposte alla fine le ha soltanto Dio.

Fra tutti, il più pressante: dopo aver conosciuto Lenny Belardo e John Brannox, scopriremo un terzo Papa?

Valerio Ferrara


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Valerio Ferrara nasce a Napoli nel 1990. Dopo aver conseguito il diploma classico, frequenta la facoltà di Economia, maturando in seguito la decisione di abbandonare questo percorso e intraprendere gli studi umanistici presso il dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli studi di Napoli Federico II, dove consegue la laurea in Sociologia, presentando una tesi in Sociologia dei processi culturali e comunicativi. La sua più grande passione è il cinema, con una spiccata predilezione per quello d’autore. Amante della musica sin dall’infanzia, è stato membro dei Black on Maroon, una band alternative rock partenopea. Dal 2016 è redattore della rivista Grado Zero.

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