Racconto: Nozama – Michele Renzullo

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 Gomito alzato, pistola in pugno. Sguardo fisso all’orizzonte – chiuso. Una flotta di navicelle percorrono la base Nozama ad altissima velocità. Si fermano all’istante, scivolano silenziose sotto la torre di ferro. I pistoni pneumatici della navicella sollevano le torri, ciascuna pesa 500 chili almeno. Le navicelle lampeggiano due volte con le loro piccole feritoie blu, ruotano su se stesse, prendono posizione e partono a tutta velocità verso la loro destinazione. Un rumore di bracci meccanici, rulli trasportatori, scivoli elettrici riempie l’aria della base.

Gualtiero guarda la torre di ferro avvicinarsi rapidamente verso di lui. A trenta centimetri dalla linea blu che delimita il suo spazio vitale la navicella si arresta. Con uno scatto della mano sinistra afferra il primo pacco dalla scaffalatura, con la pistola nella mano destra spara contro l’etichetta. Guarda il monitor. Un secondo di attesa angosciante, un secondo che può cambiargli la giornata perché, in caso di esito negativo, deve attivare il protocollo B, e fargli perdere tempo prezioso. Lo smile giallo sullo schermo lo autorizza a proseguire. Lui scaraventa la scatola nel grande box arancione di plastica e prosegue con gli altri pacchi. Gli occhi virano verso la torre capeggiata dalla scritta Nozama. La sinistra afferra un’altra scatola, la destra spara, il monitor risponde con un sorriso, il braccio si allunga per buttare il prodotto nel contenitore arancione.

L’orologio digitale segna le nove e quarantacinque. Ha cominciato alle otto e continuerà così fino alla pausa di cinque minuti delle undici. Ma lui non la fa mai di cinque minuti, la taglia sempre a quattro. Pensa a Luna, Gualtiero, la sua eleganza anche in tuta e maglietta dell’Adidas, il suo sorriso come potesse cambiargli la vita, i suoi occhiali da liceale, il viso pulito, sincero. Deve conquistarla, deve… sposarla. Sì, Luna non lo sa, è una ragazza giovane, inesperta, appena trasferitasi in una nuova città. Non sa che il destino li ha fatti incontrare. E cosa sennò? Cosa mai potrebbe essere, se non il destino, che li ha posizionati gomito a gomito a condividere il lungo balcone, a fargli comprare addirittura lo stesso frigo vintage. La vescica, come sempre quando si emoziona, si riempie come una zampogna e proprio non ce la fa ad aspettare la pausa delle undici. Guarda l’orologio digitale. Le dieci e diciassette. Attende un minuto e poi preme, dei tre pulsanti situati nella sua postazione, il bottone verde. Attende. Dopo qualche secondo il supervisor lo autorizza ad andare in bagno a fare pipì, e non ci mettere come l’altra volta, sente gracchiare dal piccolo altoparlante. L’orologio digitale comincia il countdown. Due minuti; un minuto e cinquantanove, cinquantotto… Gualtiero percorre il sentiero delineato dalla lunga striscia blu e corre al cesso. Luna è sempre lì che gli ronza in testa, si vergogna a pensarla avendo l’uccello in mano. Torna in postazione. Si riarma della pistola, schiaccia nuovamente il bottone verde per fermare il countdown e attende l’altra torre. Ricomincia.

Gualtiero è perfetto per questo lavoro; glielo avevano detto subito i capi, persino il signor Fernandez gli aveva fatto i complimenti per la produttività, per ingaggiare e vincere la guerra contro il tempo. Ma da quando Luna è entrata nella sua vita il suo supervisor lo ha già richiamato due volte. Si sente stanco, spossato, fatica a star dietro ai ritmi imposti dai robot. E poi ci sono quelle torri maledette che a volte contengono pacchi dispari e lo fanno impazzire perché, se non fa toccare il pacco a terra due volte, gli succederà qualcosa di brutto.  Sicuramente perderà Luna.

Alle 18.00 la sirena urla per tre volte attraversando la base fantascientifica di Nozama.

È a pezzi Gualtiero, stanco, avvilito. Passa dal supermarket a comprare sei uova e sei flaconi di detergente per la casa che gli dureranno per un paio d’anni. Percorre la Rambla piena di turisti che si fanno fottere il cellulare e il portafogli come polli. Ma lui non dice niente, no. Impareranno. Attraversa piazza Catalunya, percorre Passeig de Gracia, e finalmente arriva a casa; arrampica a fatica le rampe di scale, senza contare i gradini. Gira le chiavi nella toppa due volte a sinistra, una a destra, e poi nuovamente una a sinistra. Ha comprato venti cartoni di tè freddo, li sistema nel frigo rosso della Coca-Cola. Annaffia in senso antiorario tutte le piante del balcone, controlla se la sua vicina di casa si affacci. Nulla. Si fa coraggio, indossa il grembiule ed esce nel ballatoio per suonare alla porta, pronto a chiedere il sale. Nulla. Forse è perché non aveva controllato bene tutte le fatture dei fornitori a lavoro, o forse perché non aveva toccato con la fronte, ieri notte, tutti gli specchi. Si accinge a farlo ora. Quando tocca l’ultimo specchio, quello in bagno che usa per radersi, sente un rumore provenire dal balcone. Si precipita. Funziona!

“Buonasera!”
“Ciao Gualtiero.”
“Mi fa piacere che ricordi il mio nome.”
“Beh, onestamente, non è che conosca molta gente qui a Barcellona.”
Gualtiero si rende conto che sta indossando ancora il grembiule.
“Ah, volevo chiederti un favore.”
“Certo, se posso.”
“Non avresti da prestarmi un po’ di sale?”
“Sì, figurati.”
“Ah.”
“Dimmi.”
“Ma no, nulla.”
“Dimmi pure.”
“Volevo chiederti… se ti andava di venire da me a cena. La strada non è lunga,” aggiunge sorridendo.
“Uhm… grazie Gualtiero, sei molto carino. Ma sono distrutta. Ho proprio bisogno di farmi una doccia e andare presto a letto.”
“Capisco, certo certo. Buona notte allora.”
“E il sale?”
“Ah, certo. Il sale.”

Rientra in soggiorno Gualtiero, fissa la parete screpolata per minuti interi. Si siede al tavolo, accende il computer, attende che il processore faccia il suo dovere. Fa doppio click sull’icona Nozama
BOT: “Ciao Gualtiero! Com’è andata la giornata oggi?”
GUALTIERO: “Insomma.”
BOT: “Ne vuoi parlare?”
GUALTIERO: “Preferisco di no, grazie.”
BOT: “Figurati Gualtiero nessun problema. C’è altro che posso fare per te?”
GUALTIERO: “Non so. Suggerimenti?”
BOT: “Se cerchi suggerimenti lo sai che sei nel posto giusto. Senti, ho notato che l’ultima volta hai comprato quel bellissimo frigo vintage rosso della coca cola.”
GUALTIERO: “Sì.”
BOT: “Ti era piaciuto?”
GUALTIERO: “Moltissimo. Ci tengo il tè freddo per…”
BOT: “Per?”
GUALTIERO: “Niente, lascia stare.”
BOT: “Bene. E se ti dicessi che c’è anche il telefono americano in abbinato, da appendere al muro?”
Sul monitor si apre la scheda prodotto di un telefono rosso laccato, completo di pulsantiera a rotella e fessura per infilarci i gettoni.”
GUALTIERO: “Bellissimo!”
BOT: “È in sconto. A portata da un click da te. Ti ricordo che i dati della carta sono già memorizzati.”

Gualtiero guarda il prezzo: 200 euro. Tondi. Fa mentalmente i conti del suo saldo in banca. Ci arriva. Stretto, ma ci arriva.

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Grado Zero è una rivista culturale online, nata dall’incontro di menti giovani. Si occupa di cultura e contemporaneità, con particolare attenzione al mondo della letteratura e del cinema.

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