Dark. La domanda non è “come?”, la domanda è “quando?”

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Dark è la serie tv originale Netflix di produzione tedesca che, a pochi giorni dall’uscita della seconda stagione, sembra aver disintegrato tutti i record, superando perfino, sulla piattaforma di rating IMDb, il punteggio ottenuto da Chernobyl, l’elogiata miniserie prodotta da HBO. Parliamo dunque di un successo straordinario, soprattutto se si considera che la seconda stagione, uscita il 21 giugno, non solo ha mantenuto il livello, già alto, della prima (risalente al 2017), ma ha addirittura incrementato la popolarità della serie: l’intricatissima trama di partenza risulta ulteriormente ampliata e si lasciano intravedere nuovi possibili scenari carichi di suspense per la terza stagione, attesa nel 2020.

L’intreccio

La prima stagione della serie ideata da Baran bo Odar e Jantje Friese si apre con la scena del suicidio di Michael Kahnwald, avvenuto il 21 giugno 2019: il giorno esatto in cui simbolicamente avviene il release della seconda stagione. La morte di Michael, infatti, è l’evento inaugurale di una serie di misteri e sconvolgimenti che turberanno in modo irreversibile la quiete apparente della cittadina tedesca di Winden. Nell’autunno del 2019, infatti, la scomparsa del quindicenne Erik Obendorf tiene col fiato sospeso sia la polizia che gli abitanti di Winden.

Anche nel lontano 1986, 33 anni prima, un ragazzino era scomparso senza più fare ritorno: si tratta di Mads Nielsen, fratello dell’ormai adulto Urlich Nielsen, che nel frattempo è diventato un poliziotto. Il 4 novembre del 2019, Mikkel Nielsen, figlio di Urlich, scompare nei pressi delle grotte della foresta di Winden, collegate in qualche modo alla centrale nucleare che dà lavoro a molti abitanti della cittadina. Jonas Kahnwald (interpretato da Louis Hoffmann), uno dei personaggi chiave di questa serie, figlio del suicida Michael, segue una serie di indizi lasciati da un misterioso Straniero da poco arrivato a Winden; scopre così un varco temporale in un passaggio nascosto nelle grotte e si ritrova nel 1986, dove apprende che Mikkel è stato adottato dall’infermiera Ines e ha ora il nome di Michael Kahnwald. Vale a dire, suo padre. Sconvolto dalla rivelazione sulla vera identità paterna, Jonas, tornato nel 2019, decide di troncare la relazione con Martha (Lisa Vicari), sorella di Mikkel e dunque sua zia.

Dark

Tutto sembra essere strettamente collegato, tutto si ripete, in un loop infinito in cui i cicli temporali durano 33 anni. Le linee temporali della prima stagione sono infatti tre: il 1953 (dove Urlich finisce per sbaglio nella disperata ricerca del figlio scomparso), il 1986 (che sembra essere l’anno cruciale per gli avvenimenti sia futuri che passati) e il 2019. Ad arricchire la complessità della trama concorrono inoltre le tormentate vicende di altre famiglie di Winden, ognuna delle quali nasconde un segreto che collega la storia individuale al mistero legato ai viaggi nel tempo.

Dove ci porta la seconda stagione

Nella seconda stagione ogni dettaglio della prima viene ripreso e spiegato, ricontestualizzato, ogni cosa sembra ripetersi, e vediamo i personaggi, in fasi temporali differenti, compiere azioni che inizialmente non avrebbero mai pensato di compiere. È quasi scorretto, per Dark, parlare di due stagioni differenti: i fili della trama si legano tra loro in maniera così perfetta che l’intera narrazione sembra non essersi mai interrotta. O meglio, che non si possa mai interrompere, proprio perché la circolarità del tempo porta lo spettatore ad assistere a numerosi parallelismi tra le puntate, dei veri e propri déjà-vu: dialoghi e situazioni si ripetono e si sdoppiano.

Tutto ciò, tuttavia, non comporta una noiosa ripetitività. Poiché ogni dettaglio si carica di un significato ulteriore, esso contribuisce di volta in volta a svelare parzialmente quell’unico gigantesco mistero che avvolge l’oscura cittadina.

Il tempo come un cerchio

Nelle nuove puntate il focus si sposta sulla setta dei viaggiatori, un’organizzazione denominata Sic mundus creatus est, i cui componenti riescono a spostarsi tra le varie linee temporali (a cui si aggiungono quella del 1921 e del 2052). La complessità teorica della trama aumenta, si insiste sulla negazione della linearità del tempo.

Sostenendo l’idea della circolarità del tempo, infatti, si arriva ad affermare il paradosso secondo il quale il futuro può influenzare il passato, ma quest’ultimo non può che creare le premesse per riprodurre il futuro nello stesso modo in cui si è sempre presentato. Si direbbe che il loop infinito di eventi non possa in alcun modo interrompersi, al punto che è impossibile stabilire quale sia l’origine e quale sia la fine di un evento: «un oggetto o un’informazione proveniente dal futuro viene rimandata indietro nel tempo, creando così un ciclo infinito nel quale ciascun oggetto perde qualsiasi tipo di vera origine: esiste senza essere stato creato». É il caso, ad esempio, della costruzione della macchina del tempo per la quale sembra necessaria la scoperta della “particella di Dio”.

Eros e Thanatos

Amore e morte sono da sempre le forze che muovono l’umanità e le sue storie, e Dark non fa eccezione. Le inspiegabili sparizioni, le morti, i suicidi, sono gli eventi funesti disseminati in tutta la trama. Crudeltà e violenza sono, tuttavia, solo una parte delle emozioni che affiorano in questa serie. L’inquietudine è la sensazione dominante, capace anche di permeare l’amore, declinato in tutte le sue accezioni, dalla passione impetuosa alla più discreta tenerezza. È interessante notare come in questa serie si insista soprattutto sul tema dell’amore per i figli, l’unico davvero incondizionato, che regala allo spettatore scene di straziante commozione e che spesso comporta un paradossale sconvolgimento dell’ordine naturale degli eventi: si pensi ad esempio, ma non solo, al legame di Urlich con Mikkel e a quello di Jonas con Michael.

Non solo Dark

La piovosa cittadina di Winden sembra essere isolata nel tempo e nello spazio, avulsa da qualsiasi collegamento con altre realtà circostanti: nessuno (o quasi) arriva in città per caso, e pare che tutti gli abitanti siano lì da generazioni – e forse effettivamente lo sono – intrappolati nell’inevitabile sequenza di eventi che sono destinati a ripetersi all’infinito. Alcuni di essi cominciano perfino a sognare un’apocalisse che permetta di avere «un mondo senza Winden».

Al di là di questo diegetico isolamento geografico e temporale, Dark è invece in buona compagnia nel mare delle serie tv. In molti hanno sottolineato le evidenti similitudini con Stranger Things (la presenza di una centrale nucleare, l’ambientazione negli anni ’80), anche se le somiglianze sono soltanto in superficie: la trama di Dark ha una struttura molto più solida di quella della serie americana, che sembra invece procedere a tentoni a ogni nuova stagione e il cui rinnovato successo è in gran parte determinato dalla notorietà delle teen-star presenti nel cast; la centrale nucleare di Winden, inoltre, svolge un ruolo ben più complesso di quella di Hawkins e gli anni ’80 (riprodotti sullo schermo in maniera esemplare con una meticolosa cura dei particolari) rappresentano solo una delle tante linee temporali prese in considerazione nella serie tedesca.

È ancora una volta la centrale nucleare ad avvicinare Dark a un’altra serie recentemente proposta al grande pubblico da HBO e acclamata in maniera unanime dalla critica: stiamo parlando di Chernobyl, la miniserie che ripercorre con attenzione documentaristica la catastrofe nucleare del 1986.

Se in Dark, tuttavia, l’approccio alla trama è di tipo fantascientifico e distopico, in Chernobyl prevale un interesse storico per la drammatica vicenda. Senza dubbio però la famosa catastrofe è stata d’ispirazione per la fase creativa di Dark, al punto tale che lo stesso evento drammatico viene esplicitamente citato nella serie quando Mikkel viene catapultato nel passato, e si rende conto di essere arrivato negli anni ’80 proprio leggendo su un giornale del disastro nucleare.

Miriam Nacca


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