Big Banana: Sogni e realtà fra Honduras e New York

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È un po’ così, New York, agli occhi di chi la sogna. È il mare delle possibilità e delle prospettive cristallizzato in un agglomerato di cemento e vetri. Se l’America è il luogo dove tutti hanno un’occasione, la Grande Mela è il concentrato, il distillato puro di quest’essenza.

E New York è anche un’altra cosa: è una calamita. Proprio perché l’essere umano è fatto della stessa sostanza dei sogni – scriveva il Bardo – siamo tutti protesi verso la loro realizzazione, e New York è il luogo dove può accadere.

Non è un caso, allora, che un romanzo come Big Banana (Roberto Quesada, Alessandro Polidoro Editore, 2019) sia ambientato proprio in questa città, un romanzo che parla di immigrazione, di sogni, di amore, di vita notturna, di prospettive. Una città che è teatro della vita, da qualunque lato la si voglia guardare.

Finzione e realtà

All’interno della fantasmagoria newyorkese ci sono molti elementi di spicco che richiamano sogni anche di giorno. Uno di questi è Broadway. Eduardo, il nostro protagonista, punta a diventare un attore, e sa che in Honduras – il suo paese natale – non potrà riuscirci. E allora parte, si fa immigrato in una città di immigrati e comincia a lavorare come muratore. Non può fare altro, ha bisogno di soldi, ha bisogno di darsi tempo per costruire contatti e amicizie che possano portarlo a un’occasione, solo a un’occasione.

Dall’altra parte, in Honduras, resta Mirian, la sua fidanzata. Una ragazza che ha vissuto con l’ossessione per James Bond, per una figura immaginaria che soltanto casualmente si sovrapponeva alle fattezze dell’attore – in quel caso, Roger Moore.

E allora partiamo proprio da questo: dal confronto fra realtà e finzione. Non solo perché Eduardo è un attore, e quindi aspira a diventare – agli occhi di Mirian – un personaggio che vive dall’altra parte dello schermo televisivo. Ma anche perché in tutto il romanzo si rincorrono le verità effettuali e le finzioni, le bugie, le fantasie, i sogni. Si sovrappongono: Eduardo e la sua vita mondana a New York, contrapposto a ciò che comunica telefonicamente a Mirian; l’idea che dà di sé Casagrande – un altro pilastro del romanzo – e ciò che invece è in realtà; fino alle differenze più evidenti, fra il Roger Moore attore e il Roger Moore che interpreta 007.

Visto così, da quest’unico punto di vista – l’ho già detto: il romanzo si presta a incredibili sfaccettature e interpretazioni – Big Banana è un romanzo sulla disillusione e sulla presa di coscienza, sul confronto fra realtà e speranza, e cerca di trovare una soluzione, un punto di contatto fra due mondi che sembrano agli antipodi, e che invece – forse – si toccano con più vigore di quanto non penseremmo.

L’uomo di mondo

Per certi versi contrapposto a Eduardo, Casagrande è un personaggio che sa sempre come prendere la vita. Lo sa fino alla fine. Sembra la versione contemporanea del gracioso, una figura classica del teatro spagnolo che si affianca al protagonista con una visione del mondo spesso cinica e umoristica. E Casagrande è proprio così: cinico e umoristico. Al di là di tutte le conoscenze che Eduardo farà nel suo soggiorno nella Grande Mela, è Casagrande – probabilmente – l’unico vero amico, l’unica persona con cui lega e di cui non può fare a meno.

Lo stesso Casagrande è poi influenzato dal rapporto finzione-realtà, poiché lascia che la propria immaginazione condizioni la vita di tutti i giorni. È il motivo – per esempio – dietro il suo rifiuto di prendere la metropolitana a una determinata stazione, a costo di allungare la strada.

Casagrande è anche l’uomo della filosofia di vita, è l’uomo che dà a Eduardo il soprannome di Big Banana – poiché l’Honduras è la “repubblica delle banane”. A conti fatti, Casagrande è una spalla di tale spessore da oscurare i protagonisti in diversi frangenti. È il personaggio memorabile di questo memorabile romanzo.

Honduras, America, Mondo

C’è un passo, a un certo punto del romanzo, in cui si parla di un’adunanza, di una marcia, in Honduras. È un’altra situazione, è un altro mondo – il libro di Quesada risale in prima edizione al 1999 – ma fa impressione se pensiamo ai mesi che stiamo vivendo e a cosa succede nel mondo. E la storia dell’Honduras, la storia del centroamerica diviso, degli sfruttamenti, del razzismo, della settorialità, la storia dell’immigrazione e dei sogni per un futuro migliore. Sono tutte prospettive che conosciamo, che da vent’anni a questa parte hanno forse cambiato arena di gioco, hanno cambiato colore, hanno cambiato nome, ma restano vivide nella nostra vita.

Pur non essendo nello specifico un romanzo sull’immigrazione, Big Banana lo è con più forza di molti altri perché non mette al centro la difficoltà della vita da immigrato, ma ne risalta la normalità. Eduardo dall’Honduras, chi dalla Colombia, chi dal Guatemala, dal Costarica, dal Nicaragua. Nel romanzo non assistiamo alla vita di immigrati come tali. Nel romanzo viviamo con i personaggi la vita di persone. Perché la normalità è soprattutto questo: smettere di notare le differenze.

Maurizio Vicedomini

 


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Laureato in filologia moderna, Maurizio Vicedomini lavora come editor, collaborando con diverse case editrici, agenzie letterarie e privati. È direttore della rivista culturale online Grado Zero, ed è redattore per MGMT magazine. Nel 2013 vince la sezione fantasy del premio Mondadori Chrysalide. Ha pubblicato diversi libri, racconti in antologie e in e-book dedicati. Nel 2017 è uscita la sua raccolta di racconti Ogni orizzonte della notte per i tipi di Augh! Edizioni.

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