Sottopelle: il romanzo che mostra spaccati di vita senza raccontarli

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Sottopelle, dove si agitano incubi e spettri, dove siamo vulnerabili, perché nessuno sguardo arriva lì – neanche il nostro.
Sottopelle, un titolo, un romanzo, una trama sporca di realismo e contemporaneità sulle problematiche più taciute dell’adolescenza.

[…] ed erano iniziati ad arrivare i messaggi… che si erano fatti strada sottopelle, pian piano, come tanti vermi, fino al cervello, dove avevano creato la loro tana e avevano continuato a moltiplicarsi.
[Sottopelle, L. Bernardo e F. Maisano, Mondadori Electa, pp. 80-81]

Sottopelle è un romanzo edito da Mondadori Electa e in commercio dal settembre di questo anno. I due autori nella vita non sono romanzieri, ma professionisti dell’area medica. Luca Bernardo è il direttore della Struttura complessa di Pediatria dell’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano e del Centro di Coordinamento Nazionale Cyberbullismo (CoNaCy) del MIUR, mentre Francesca Maisano è psicoterapeuta dell’età evolutiva.
Entrambi hanno riversato nelle pagine di questo racconto la propria esperienza presso la Casa Pediatrica e il relativamente neonato CoNaCy.

Oltre la superficie, sottopelle

Quello scritto da Luca Bernardo e Francesca Maisano è un romanzo invischiato nelle trame della realtà, dove in primo piano è posta la necessità di mostrare spaccati di vita complessi e dalle tante sfaccettature, i quali si intrecciano l’uno con l’altro lungo un percorso fatto di scontri, consapevolezze, rinascite e baratri.
Il ruolo di protagonista della storia è affidato a Celeste, un’adolescente alle prese con un trauma da rielaborare e la tossicodipendenza. Attorno a Celeste, con quasi il ruolo di coprotagonisti, si agitano altri spaccati di vita parimenti complicati, tutti personificati in adolescenti e preadolescenti che hanno dovuto confrontarsi troppo presto con situazioni dolorose e in apparenza ingestibili.

A fare da cornice alla trama è l’ambientazione entro cui tutti i personaggi si muovono, ossia la Casa Pediatrica che li accoglie. È entro tale contesto che il lettore incontra per la prima volta Celeste e man mano tutti coloro che abitano questo luogo per nulla angusto e inospitale, che tenta di ricomporre ogni singolo puzzle nel migliore dei modi.
Lungo la strada narrativa incontriamo anche personaggi adulti: dal personale medico che supporta i ragazzi ad alcuni genitori degli stessi.

In circa duecento pagine il lettore è chiamato a confrontarsi con problematiche che non di rado riempiono le righe della cronaca giornalistica: dalla tossicodipendenza all’anoressia sino al bullismo e al cyberbullismo, ambedue visti dal punto di vista sia dei bulli che di coloro che hanno subito la violenza.
L’occhio esterno del lettore è costretto, suo malgrado, a seguire le vicissitudini di ogni protagonista, gioendo per una vittoria e soffrendo per una sconfitta. Sottopelle è un insieme di parole senza sconti, ed è questa la sua più grande forza espressiva.

L’arte di narrare senza sema

Che a scrivere Sottopelle siano state due persone munite di lente medica è quantomai evidente. La precisione talvolta fastidiosa con cui sono descritti i dettagli dei malesseri, degli ambienti, di cause ed effetto di incontri e trattamenti non è dovuta alla mania di precisione, ma a una conoscenza diretta delle situazioni descritte.

La narrazione scorre rapida dinanzi al lettore, tutto è raccontato nella maniera più immediata possibile, semplificando la lettura e la comprensione degli accadimenti. Né sema: la sintassi è lineare, i verbi sono al presente, i dialoghi sono secchi, colloquiali, veloci, i personaggi agiscono, parlano e pensano senza mai cristallizzarsi – è uno show, don’t tell così efficace da somigliare in taluni casi a una sceneggiatura, una tecnica narrativa in grado di convincere un lettore a confrontarsi con le verità scomode nascoste sotto la pelle dei protagonisti.

Ma la forza espressiva del romanzo va oltre e s’intreccia al quotidiano, immergendosi nella generazione cresciuta all’ombra di una connessione internet e dello schermo di uno smartphone. Una generazione vulnerabile alla violenza virtuale che non ha forma né voce, ma riesce egualmente a ferire ventiquattro ore su ventiquattro.
Più di un personaggio della finzione narrativa ha difatti subito gli attacchi invisibili della rete. Emma e Anita sono perseguitate dal ricordo di fotografie finite nelle trame del web e mai scomparse, Antonio dal cyberbullismo più spietato, Federica da se stessa rifugiatasi nel solo mondo virtuale, Celeste dalle spunte grigie della messaggistica istantanea.

Tutti accomunati dalla sensazione di non essere compresi, di essere soli, di non avere alcun futuro cui ambire. Tutti a loro insaputa in cerca di una mano tesa.
E la mano tesa, a fine lettura, non risulta essere semplicemente la Casa Pediatrica né le amicizie e gli amori che i protagonisti intessono al suo interno, ma la presa di coscienza della propria individualità.

Sottopelle e la lotta per la consapevolezza

Più che agli adolescenti, si ha la sensazione che questo romanzo sia stato scritto per gli adulti. Quegli stessi adulti ai quali si rivolge la legge “per la prevenzione ed il contrasto al cyberbullismo” approvata nel solo maggio 2017. Una legge che non solo accende i riflettori su una realtà esistente, ma la riconosce in quanto tale e si pone l’obiettivo di contrastarla.

E tra le pagine di Sottopelle l’inchiostro descrive il medesimo proposito: attraverso la finzione narrativa costringe il lettore adulto a una scomoda presa di coscienza, quella che gli intima di non sottovalutare il web e le sue trame, di non smarrirsi dinanzi a ciò che è sconosciuto, di non giudicare nessun libro dalla copertina, neanche se il titolo dice bullo anziché vittima – perché l’unico modo per capire la realtà è conoscerla, giudicarla non serve a niente.

Rosa Ciglio


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