Lyrics: Number 1 Party Anthem, relazioni complicate al nightclub

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Number 1 Party Anthem è un pezzo del gruppo rock Arctic Monkeys e descrive l’atmosfera di un locale notturno, che scivola sui protagonisti della canzone come un brivido di incertezza quando si vede la ragazza che ci piace e si prova ad avvicinarla. Il contesto è forse meno riconoscibile per le generazioni più giovani, che nel relazionarsi tra loro si affidano principalmente ai social media, eppure questa canzone, sebbene concepita in tempi recenti (2013), si basa ancora moltissimo sul vecchio modo di interagire dal vivo e di improvvisazione.

Un gioco enunciativo, una prospettiva di tre persone

Una delle caratteristiche più affascinanti di questa canzone è il meccanismo narrativo con cui è concepita. Chiariamo subito l’istanza enunciativa dell’opera: il testo di Number 1 Party Anthem presenta la voce narrante che si nasconde per le prime due strofe ma che si rivela nella terza, dopo il ritornello (in gergo semiotico, si mette in atto un’operazione di embrayage, ripristinando la soggettività dell’enunciatore nell’enunciazione). La seconda persona, alla quale la voce narrante dà del tu, è il protagonista della storia. La terza persona, come dicevo all’inizio, è una lei, una ragazza che rappresenta l’oggetto del desiderio e la sperata conquista da parte della seconda persona.

Situazione enunciazionale in Number 1 Party Anthem

Il fascino narrativo di Number 1 Party Anthem consiste proprio nel fare emergere la prima persona solo verso la fine, e per giunta in un modo alquanto dimesso, così che un ascoltatore distratto potrebbe non accorgersene immediatamente. Dopotutto esistono romanzi che sono scritti interamente o parzialmente in seconda persona. Stilisticamente non è una scelta molto frequente, ma ritengo che abbia il pregio di coinvolgere il lettore perché suona come un continuo stimolo al suo indirizzo. Per esempio, un conto è dire “Sono andato al pub, ho ordinato una birra e a un certo punto si è avvicinata al bancone una bellissima ragazza” e un altro è dire “Vai al pub, ordini una birra e a un certo punto ecco che ti si avvicina una bellissima ragazza mentre stai al bancone”. Il secondo enunciato ha una potenza evocativa e un coinvolgimento più elevati.

Ma torniamo a Number 1 Party Anthem. L’incipit definisce perentoriamente il setting della storia: Sei a caccia di conquiste sentimentali e ti chiedi se lei sia già andata via oppure no (you’re on the prowl wondering whether she left already or not). Segue una descrizione dell’ambiente che vedremo più avanti, e poi il testo continua: Smetti con la ricerca dell’anima, o sospendila ancora una volta [perché] lei [è là] che si sta fumando una sigaretta di nascosto […] sorseggiando il suo drink e ridendo a battute immaginarie […] con gli occhi che ti invitano ad avvicinarti (Call off the search for your soul, or put it on hold again / She’s having a sly indoor smoke  / […] Sipping her drink and laughing at imaginary jokes / […] her eyes invite you to approach).

Come abbiamo appena notato, lo sguardo di lei è un invito a essere avvicinata, per cui è comprensibile che il ritornello (Come on, Come on, Come on) sia un invito a provarci, un incitamento. Come on: Andiamo! Forza! Dai!

Dopo aver descritto le incertezze di lui e il fascino di lei, ecco che la prima persona si manifesta apertamente, dicendo che potrebbe inventarsi un posto dove si sono conosciuti (May I suggest there’s somewhere from which I might know her), giusto un pretesto per smuovere qualcosa (Just to get the ball to roll). In altre parole, la prima persona si sta offrendo di aiutare la seconda persona a rompere il ghiaccio, facendo un primo passo verso la ragazza per poi magari presentargliela. Questo verso definisce tutta la dinamica della storia: due amici si trovano in un locale, chi canta (prima persona) racconta che l’amico (seconda persona) è in cerca di una ragazza (terza persona); appena la voce narrante si accorge della presenza di questa ragazza, informa l’amico e si offre addirittura di fare da ruffiano inventandosi di averla conosciuta da qualche parte.

Il locale, lui e lei, l’omaggio a Eric Cantona

Pole Dance (foto di A. Troshenkov)

Il seguito della storia riserverà qualche sorpresa, ma per il momento voglio tornare alla descrizione del locale e dei protagonisti, che in precedenza avevo saltato. Con una lista di sostantivi secchi e puntuali, gli Arctic Monkeys descrivono il nightclub: luci nel pavimento umidità sulle pareti, gabbie e pali (Lights in the floors and sweat on the walls / Cages and poles). È un locale dove si balla e dove si suda fino a bagnare le pareti, probabilmente perché è un luogo affollato e la temperatura e alta. E poi c’è chi si esibisce in spettacoli di pole-dance e cage dance, lasciando intendere una connotazione di trasgressione.

In questo ambiente fa ingresso lui, il compagno di avventure notturne, colui che cerca la ragazza del quale è invaghito. Con atteggiamento che rasenta la spacconeria, indossa un paio di occhiali da sole al chiuso e una giacca di pelle dal bavero alzato (Leather jacket, collar popped like antenna).

Qui gli Arctic Monkeys giocano con una omofonia. Riferendosi al bavero, il testo dice che è “sollevato come un’antenna” (popped like antenna). Il punto è che l’espressione vocale like antenna potrebbe intendersi anche come like Cantona, cioè come il famoso giocatore di calcio francese, celebre per il suo carattere un po’ burbero e per il colletto della maglia sempre alzato durante ogni partita. Cantona ha militato nel campionato britannico, per cui potrebbe trattarsi di un omaggio che gli Artic Monkeys gli hanno dedicato da fan.

Eric Cantona secondo una grafica tratta dal canale YouTube “Football – Skills – Goals”

Bisogna anche ricordare che la carriera di Cantona in terra britannica cominciò proprio a Sheffield, città dove gli Artic Monkeys si sono formati. Nel 1992 la squadra locale, lo Sheffield Wednesday, era stata appena promossa nella prima divisione e la società non poteva ancora permettersi di corrispondere ai propri giocatori stipendi adeguati. Per questo motivo, l’arrivo di Cantona dalla Francia, favorito dai contatti personali tra l’agente del giocatore e la dirigenza della squadra, fu salutato come un grande evento di due giorni molto atteso e ben pompato dalla stampa, malgrado si potesse facilmente prevedere fin da subito che il fuoriclasse avrebbe subito lasciato Sheffield per andare prima al Leeds United e poi al Manchester United.

Ad ogni modo, quei due giorni lasciarono un grande segno nell’immaginario calcistico dei tifosi dello Sheffield Wednesday, di cui probabilmente faceva anche parte l’allora adolescente Alex Turner, autore della canzone e frontman degli Arctic Monkeys. A rafforzare questa ipotesi interpretativa di omaggio a Cantona, troviamo in fondo alla canzone l’espressione idiomatica Gallic shrug, nota anche come French shrug, letteralmente “sollevata di spalle alla francese”, che indica uno sbuffo di disappunto. In questo caso, lo sbuffo è doppiamente francese.

La canzone ci descrive poi una ragazza, affascinante e sfuggente. Che sia ribelle lo si nota da piccoli dettagli, come il fumare di nascosto al chiuso (sly indoor smoke). Di lei sappiamo anche che conosce bene i gestori del locale, visto che li chiama vecchi amici (She calls the folks who run this [nightclub] her oldest friends). Infine, drink in mano, ride civettuola e con lo sguardo manda dei segnali (signals are sent) che invitano lui ad avvicinarsi. Da notare come l’antenna di cui parlavo poc’anzi a proposito della omofonia sia metaforicamente in rima con i di lei segnali che lui ha il compito di captare.

Bisogna essere fatti per trovare il coraggio

Alex Turner, frontman degli Arctic Monkeys

Se lei fuma dentro il locale è per trasgredire una regola; se lui indossa gli occhiali da sole dentro il locale è per mostrare spavalderia attraverso la violazione di un’altra regola (gli occhiali da sole si indossano all’aperto), ma forse anche per nascondersi gli occhi, come farebbe probabilmente chi ha usato droga e non vuole darlo troppo a vedere.

A un certo punto lui, invitato dai sorrisi civettuoli di lei, si fa coraggio, vince la timidezza e la raggiunge. La canzone dice che i nodi alla gola che ha mandato giù sembrano avergli dato una spinta per muoversi (And it seems as though those lumps in your throat / that you just swallowed have got you going). Più che dei nodi alla gola, sembra che lui abbia inghiottito delle pasticche che lo hanno reso disinibito, riducendolo alla condizione di emettere monologhi ubriachi e confusi (Drunken monologues, confused). Del resto, non sappiamo cosa abbia fumato lei, ma anche la ragazza dà l’impressione di essersi fatta, dal momento che – lo abbiamo visto prima – ride a battute immaginarie. L’ipotesi che entrambi siano alterati a causa di alcol o droga è molto credibile, così come è molto credibile che sia stata proprio questa alterazione della coscienza a favorire finalmente l’incontro.

La confessione, l’incontro e il finale

Appena prima del finale, ma subito dopo essersi manifestata, la voce narrante mette in atto un colpo di scena che svela o addirittura stravolge la relazione tra la prima persona stessa e la seconda persona. Dice il testo: “Non è che mi sto innamorando, voglio semplicemente che tu mi faccia del male, e mi sembra che tu ce la potresti fare benissimo” (It’s not like I’m falling in love I just want you to do me no good / And you look like you could).

La frase è enigmatica ma proviamo a mettere insieme tutti gli elementi che abbiamo a nostra disposizione. La seconda persona vuole la ragazza (cioè la terza persona). La prima persona, amica della seconda persona, si offre di aiutare quest’ultima per avvicinarsi alla ragazza, ma tiene anche a precisare che non sta sul punto di innamorarsi. Innamorarsi di chi? Non è chiaro. E poi la prima persona dice alla seconda persona di voler farsi fare del male da quest’ultima. Perché? E in che modo? Anche questo non è chiaro.

Una spiegazione semplice e plausibile potrebbe riguardare quella sceneggiatura tristemente diffusa tra gli adolescenti: un ragazzo vuole una ragazza, la ragazza non ricambia ma vuole piuttosto un amico di quel ragazzo, e l’amico di quel ragazzo (che è comunque attratto dalla bellezza della ragazza) è combattuto tra amicizia e avventura romantica.

Nel nostro caso la prima persona prova a spingere l’amico (seconda persona) verso le braccia della ragazza (terza persona), pur sapendo che si farà del male deliberatamente. Forse anche la prima persona è segretamente innamorata della ragazza ma, pur di mantenere fede all’amicizia, preferisce mettersi da parte e soffrire in segreto. Quando allora dice che non si sta innamorando, sta mentendo spudoratamente: non tanto per ingannare, quanto per convincersi, per darsi coraggio in questa decisione dolorosa.

Ecco allora che lui si avvina finalmente a lei. La descrizione è frammentaria, nella canzone non ci sono più frasi ben articolate ma una serie di flash brevi e incisivi. La lista comincia con uno sguardo d’amore (look of love) seguito dal sangue alla testa (rush of blood). In questo caso viene usata un’espressione idiomatica che indica una condizione di grande eccitazione o rabbia capace di farti fare delle cose inaspettate e irrazionali. Segue un’altra espressione che suona come discorso diretto: “Lei è con me”. Si badi bene, ascoltando la canzone si sente una s finale, che in inglese può volgere non solo i sostantivi ma a volte anche intere espressioni al plurale. In questo caso è come se “lei è con me” fosse stato ripetuto numerose volte, quasi si trattasse di una risposta o di un’affermazione che si è sentita regolarmente nel tempo.

A questa chiarificazione (lei è con me, lei sta con me, lei è mia insomma) segue quello sbuffo di indifferenza che abbiamo visto prima e che prende il nome di Gallic shrug.

Rivediamo dunque l’inizio della sequenza finale: sguardo d’amore, sangue alla testa, lei è con me, sbuffo di indifferenza. Lo sguardo era il segnale che lo invitava ad avvicinarsi, il sangue alla testa è per l’eccitazione, il “lei è con me” è una doccia fredda (consumata più volte nel tempo, in circostanze simili), lo sbuffo e la sollevata di spalle sono la risposta di chi, volendosi mostrare superiore in tutta la propria spacconeria, non vuole ammettere la sconfitta e la delusione.

L’approccio con la bella ragazza che flirtava e ammiccava sembra dunque saltato per aria. Se sia stata civetteria bella e buona per frustrare le aspettative di lui o un malinteso favorito dai fumi di alcol e droga, questo è impossibile a dirsi. Sappiamo però che i due amici non si fermano davanti a questa delusione. Intanto la canzone continua con dei lampi frammentari di narrazione: fotografi principianti, camera plus, bianco e nero, colore scherma (The shutterbugs – the Camera Plus – The black and white – the colour dodge). Questi ultimi due elementi si riferiscono a delle funzioni comuni a molti programmi di ritocco fotografico come Photoshop, mentre Camera Plus è il nome di una applicazione per fare foto con lo smartphone. A fare queste foto sarebbero dei principianti, definiti shutterbugs con una punta di disprezzo in quanto fastidiosi come insetti (shutter è l’otturatore della macchina fotografica e bugs sono insetti). Può darsi che qui la canzone descriva una scena autobiografica, cioè come quando una rockstar viene riconosciuta tra gli avventori di un locale e tutti cominciano a fotografare con i telefonini.

L’ultima serie di flash narrativi descrivono il rifugio e la consolazione dei due amici dopo il passo falso con la ragazza: The good time girls – the cubicles – The house of fun – the number one party anthem. Ora, le ragazze dei bei tempi (good time girls) sono il ripiego verso cui i due amici sembrano dirigersi, lasciando che il locale diventi una casa del divertimento (house of fun). La natura del divertimento è piuttosto chiara: nel contesto di un pub, quei cubicles, dove il divertimento sembra avere luogo, possono essere solo due cose: o gli spazi racchiusi tra le alte spalliere di due divani posti uno di fronte all’altro con un tavolino in mezzo, oppure si tratta delle cabine con cui vengono separati i gabinetti. La prima opzione rivela un’innocente attività, come bere a un tavolo che offra un po’ di privacy, mentre la seconda gioca con una sceneggiatura largamente popolare nei locali notturni, dove i bagni diventano spesso il luogo per un fuggevole scambio d’intimità o il nascondiglio dove tirarsi su con un po’ di roba.

Giuseppe Raudino

 

 

 

Number 1 Party Anthem

Compositori: Alex Turner

Testo di No. 1 Party Anthem © Sony/ATV Music Publishing LLC

 

So you’re on the prowl wondering whether she left already or not
Leather jacket, collar popped like antenna
Never knowing when to stop
Sunglasses indoors, par for the course,
Lights in the floors and sweat on the walls
Cages and poles

Call off the search for your soul, or put it on hold again
She’s having a sly indoor smoke
She calls the folks who run this her oldest friends
Sipping her drink and laughing at imaginary jokes
As all the signals are sent, her eyes invite you to approach
And it seems as though those lumps in your throat
That you just swallowed have got you going

Come on, come on, come on
Come on, come on, come on
Number one party anthem

She’s [You’ re] a certified mind blower, knowing full well that I don’t
May I suggest there’s somewhere from which I might know her
Just to get the ball to roll
Drunken monologues, confused because
It’s not like I’m falling in love I just want you to do me no good
And you look like you could

Come on, come on, come on
Come on, come on, come on
Number one party anthem
Come on, come on, come on
Before the moment’s gone
Number one party anthem
Yeah, yeah

The look of love – the rush of blood
The “She’s with me”[s] – the Gallic shrug
The shutterbugs – the Camera Plus
The black and white – the colour dodge
The good time girls – the cubicles
The house of fun – the number one party anthem

Come on, come on, come on
Come on, come on, come on
Come on, come on, come on
Come on, come on, come on
Before the moment’s gone
Number one party anthem
Number one party anthem
Number one party anthem
Yeah, yeah


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Insegno Teoria dei Media alla Hanze University of Applied Sciences di Groningen, in Olanda. Scrivo e racconto storie. facebook.com/raudinostorytelling

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