Le sofferenze delle donne arabe raccontate da Ilham Belfakir, autrice di I Miei Perché

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Con la sua opera prima, I miei perché (Il Mulino Onlus Editore), Ilham Belfakir ci prende per mano e ci accompagna nel cuore del Marocco, con le sue tradizioni, usi e costumi e sofferenze.

Il mondo arabo con gli occhi di una donna

Ciò che colpisce è la capacità dell’autrice di portare il lettore a immedesimarsi con la protagonista, Zina. La ricerca dell’amore, del rispetto, della comprensione è universale. Ilham è stata in grado di esprimere un ampio ventaglio di emozioni: tristezza, rabbia, sofferenza, gioia, con una consumata e inusuale capacità letteraria.

Leggere I miei perché procura la gradevole sensazione di “essere il personaggio” e di lasciarsi cullare dall’alternanza di emozioni che catturano il lettore. L’autrice mostra nelle sue pagine una consapevolezza e una profondità rare per un esordio: qualità molto evidenti in un testo ricco di chiavi di lettura diverse.

Il libro racconta la storia di una donna, dall’infanzia fino ai trent’anni.
La protagonista si imbatte in un ciclo continuo di sofferenze e violenze: fisiche e morali subite dall’età di dieci anni da parte del padre e dei familiari. Zina si ritroverà ad affrontare ulteriori problemi di un’altra tipologia man a mano che cresce e matura insieme ai suoi perché.

Abbiamo intervistato l’autrice.

D: Com’è nata l’ispirazione per scrivere questa storia?

R: Devo dire che l’idea di esternare i miei sentimenti e poter tirare fuori i gridi dal profondo del mio cuore, mi balenava in mente da anni. Avevo iniziato parecchio tempo indietro a buttare giù le prime pagine, ma purtroppo avevo accantonato il tutto per poi avee la spinta giusta che mi serviva per realizzare il mio sogno tirandolo, finalmente, fuori dal cassetto.

D: Quanto c’è di te in Zina?

R: Zina potrebbe rispecchiare qualsiasi donna “guerriera”, colei che non molla mai, neanche di fronte alle peggiori situazioni e problemi. La donna che trova il coraggio per andare sempre avanti per la sua strada malgrado gli ostacoli. Condivido con Zina la sua tenacia, il suo carisma e la sua passione.

D: Nella tua opera evidenzi le difficoltà che incontra Zina quando emigra dal suo paese, soprattutto i pregiudizi con i quali deve fare i conti. Cosa occorrerebbe fare, secondo te, per far avvicinare di più culture diverse senza preconcetti?

R: Ho voluto toccare un tasto abbastanza dolente specialmente in questo periodo, per fare chiarezza, a modo mio, su tanti punti salienti che vengono, qualche volta, confusi. Secondo me dobbiamo cercare di essere più tolleranti, aperti al dialogo e provare a conoscere il diverso invece di rifiutarlo o giudicarlo. La diversità è natura, anche le piante sono diverse, ma nessuna è inutile.

D: In Marocco, Tunisia, Egitto le donne stanno conquistando la parità e certamente il vento della primavera araba contribuirà ancor di più all’emancipazione femminile, tuttavia in paesi come Arabia Saudita, Iran, Iraq, Pakistan, Afghanistan, la strada è ancora in salita. Che consigli ti senti di dare a una donna araba che vuole emigrare?

R: La donna araba con il passar degli anni ha ottenuto e continua ad ottenere i suoi diritti ma permane la sua lotta verso l’uguaglianza con l’uomo specie in alcuni paesi dove è portata a combattere di più per raggiungere il suo obbiettivo. I consigli che potrei dare ad una donna araba che vuole emigrare sono esattamente gli stessi che darei a qualsiasi altra, a prescindere dalla sua provenienza e dal suo credo. Siamo esseri morbidi, fragili, sentimentali ma, quando tracciamo la nostra redline con determinazione, niente e nessuno al mondo potrà superala. Siamo piene di risorse, e credo che emigrare sia una di quelle situazioni dove le tiriamo fuori usandole al meglio.

D: Che messaggio hai voluto dare con il tuo romanzo?

R: Il messaggio che vorrei dare con il mio romanzo è la tolleranza. A mio avviso, se fossimo più clementi, tutto si potrebbe raggiugere e potremmo convivere insieme in pace e tranquillità. So che è un ideale e che è difficile creare delle società un minimo tolleranti ma, se proviamo ad esserlo e cercare di aiutarci, forse ritorneremmo ad essere come erano i nostro antenati, più spensierati e meno problematici.

D: Progetti futuri?

R: Sto scrivendo un altro libro e questa volta si tratta di un altro genere: un giallo. Spero di avere le idee giuste e di poterlo pubblicare al più presto.

L’autrice Ilham Belfakir

Ilham Belfakir è nata a Rabat nel 1976 dove ha vissuto fino all’età di 23 anni.
Lì ha studiato economia e commercio e successivamente ha deciso di andare in Italia per proseguire gli studi specializzandosi in Economia del Turismo.
Anni dopo ha incontrato il marito da cui ha avuto due figli e a cui ha dedicato tutto il suo tempo.
Amante della musica, del ballo, delle lingue, e della lettura ha iniziato a buttare giù le prime righe del suo libro spinta dal forte desiderio di trasmettere messaggi di tolleranza e speranza.
Vive felicemente in Italia insieme alla sua famiglia.

 

 

 

 

Floriana Naso


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Floriana Naso nasce a Torino il 15 dicembre del 1976. La formazione in economia non le impedisce di esordire nel febbraio 2017 con il romanzo 700 Giorni edito da Robin edizioni e di giungere finalista a diversi concorsi letterari. Pubblicherà quindi con: Historica Edizioni il racconto Amor Vincit Omnia; con Convalle Edizioni Le Boissier e con Pluriversum Edizioni Pei Chi Hsing. Collabora attualmente con TorinoStar Magazine come curatrice della rubrica culturale.

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