Eudora Welty e l’arte del racconto

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In un’intervista per The Paris Review del 1972 Eudora Welty rispondeva a Linda Kuelh che, quando sei immersa in una storia, tutto sembra trovare posto. Parlava dal punto di vista di chi le storie le scrive, ma, per necessario contralto, l’esperienza della lettura regala la stessa sensazione. Quando si finisce di leggere un bellissimo racconto e lo si mette via, bisognerebbe provare questo: l’impressione che tutto abbia trovato il suo posto. È una sensazione piena, unica, una sorta di comunione emotiva e intellettuale, come la chiamava Carver, che lascia attoniti, per un momento, ci fa fermare e fa fermare il mondo.

Leggere i racconti di Eudora Welty ha questo potere, tipico della migliore narrativa, ovvero far diventare l’opera, il racconto, parte dell’esperienza del lettore.

La scrittrice che racconta il sud

Scrittrice nata e morta nel Mississippi, profondamente legata, come ogni scrittore in cui i natali affondino nel Sud, al modo di vivere del Sud, la Welty adotta per confezionare le sue storie una forma precisa e solo apparentemente semplice. I racconti di Una coltre di verde sono brevi, dal ritmo incalzante, dove l’attenzione alla parola è però maniacale. Ogni dialogo, ogni personaggio, ogni segno d’interpunzione trova quel giusto posto che permette al lettore di immergersi nella “coltre”, come fa la protagonista del racconto eponimo: Mrs Larkin, che ha visto il marito morire davanti ai suoi occhi e che da quel giorno lavora incessantemente al suo giardino, in modo alacre e ininterrotto, senza cercare ordine, né bellezza.

E se qualche volta le capitava di pensare alla bellezza (dicevano, guardando la sua tuta macchiata, che era ormai dello stesso colore delle foglie), certo non si sforzava di ottenerla nel giardino.

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Eudora Welty nel suo giardino, 1940s

Gestualità e sud

Per sua stessa ammissione, quel che la Welty cerca di fare è portare tutto alla vita attraverso la gamma completa dei gesti. Raramente ricorre all’introspezione per descrivere i suoi personaggi, preferisce mostrarli nei loro gesti, tramite le loro parole, in una luce a volte tenera, a volte spietata, la stessa luce cruda del sole del Sud che popola i racconti dell’altra grande, indiscussa maestra dei racconti brevi, Flannery O’Connor.

Forse non è un caso che queste due scrittrici vantino le stesse origini. Il Sud non è una semplice ambientazione nelle loro opere, ma un modo di essere. Sempre nell’intervista del The Paris Review Eudora Welty citava Čechov come autore affine, definendolo “così vicino al mondo di oggi, al mio modo di pensare, e molto vicino al Sud”. Ma cosa significa “essere vicini al Sud”? Amare ciò che c’è di unico nelle persone, l’individualità, secondo la scrittrice. Dare per scontato lo spirito familiare. Avere il senso di come il fato possa determinare ogni scelta nella vita.

Tali elementi si ritrovano nei racconti della Welty, ogni volta declinati in maniera diversa, inseriti in modo che l’individualità dei personaggi esploda, con le sue luci e le sue ombre, le speranze e le paure.

Così, in Un pezzo di giornale, vediamo Ruby che crede di essere morta per mano del marito e immagina il proprio funerale, la tomba che viene calata e il suo assassino che si dispera all’idea di non poterla sfiorare più. In Lily Daw e le tre signore, racconto strutturato, essenzialmente, in un lungo dialogo che crea i personaggi, Lily è una ragazzina ritardata accudita da un gruppo di signore che decidono per lei piene di buone, superficiali intenzioni. In Morte di un commesso viaggiatore Bowman, un commesso in viaggio, si perde per strada e capisce, una volta accolto da una coppia di sconosciuti, di essersi perduto anche altrove, nel sentiero accidentato della vita.

Non riusciva a muoversi; non avrebbe potuto far nulla, salvo forse abbracciare quella donna che stava seduta là a invecchiare e sformarsi sotto i suoi occhi. E invece avrebbe voluto saltar su e dirle: Sono stato malato e allora, solo allora, ho capito quanto sono solo.

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 “Una coltre verde”, Eudora Welty, Racconti edizioni

Dire la cosa giusta al momento giusto

Riproducendo ogni gesto, ogni dettaglio, ogni sfumatura di voce, la Welty riesce a costruire un senso di realtà tangibile che rende il profondo Sud un posto concreto al lettore. I suoi personaggi sono lontani dalla storia, ma vicinissimi al quotidiano, all’individuale sentire di ognuno. Si può dire che, come loro rimangono al margine dei grandi eventi, anche la voce narrante si tiene al margine di ciò che racconta.

Quello della Welty è uno sguardo obliquo, che restituisce intatta, però, la realtà umana nelle sue mille sfaccettature, che sia il dolore di una vedova, la meschinità di una pettegola, il senso di smarrimento di un commesso, l’indifferenza di un uomo in viaggio davanti alla morte. Uno sguardo che riesce a far sentire gli odori, i suoni, i sapori, gli ambienti, dal fumo che si alza dalle piastre di una sala di bellezza al frinire notturno degli insetti in una stazioncina deserta.

Quando sei uno scrittore, dichiara Eudora Welty quasi al termine dell’intervista, devi già sapere tutto, e non dirlo tutto, o non dirlo troppo in una volta sola: dire la cosa giusta al momento giusto, semplicemente. Ed è quello che avviene in Una coltre verde; leggere per credere.

Francesca Asciolla


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"Francesca Asciolla nasce e vive a Ostia, sotto l'egida di Roma. Studentessa di legge per scrupolo, onnivora lettrice per passione. Tra i suoi interessi, oltre la letteratura, ci sono il cibo (da mangiare), i telefilm (da divorare), i gatti (da coccolare). Ama, sopra tutte, la letteratura russa. Il suo motto rimane comunque: "Non si può vivere solo di pane e Dostoevskij"."

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