Call me by your name: una lunga storia d’amore

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Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta che a trent’anni siamo prosciugati, e ogni volta che ricominciamo con qualcuno diamo sempre di meno

 

È l’estate del 1983 da qualche parte nel nord Italia, il diciassettenne Elio Perlman, figlio di una famiglia ebrea borghese italoamericana, vive nella casa di famiglia passando le vacanze estive a leggere, ascoltare e trascrivere musica classica. Questo suo equilibrio viene interrotto dall’arrivo di Oliver, bellissimo ventiquattrenne che dagli Stati Uniti decide di trasferirsi per un mese in Italia per scrivere la sua tesi di post-dottorato sotto la guida del prof. Perlman, docente universitario appassionato di archeologia greco-romana.
Complice lo scenario idilliaco della campagna cremasca, tra passeggiate in bicicletta, bagni al lago e paesaggi sconfinati Elio e Oliver scoprono la bellezza della nascita di un desiderio che cambierà le loro vite.

La sceneggiatura di Chiamami col tuo nome di James Ivory è un adattamento del romanzo scritto da André Aciman nel 2007 Call me by your name (Chiamami col tuo nome) alcune scene però sono state eliminate, altre aggiunte e persino le coordinate spazio-temporali risultano diverse, la vicenda è anticipata di quattro anni, dal 1987 al 1983, ed è ambientata tra le colline lombarde piuttosto che nella Riviera ligure. Eppure Aciman ha accolto con entusiasmo tali modifiche.

Call-me-by-your-nameIl film, al di là di ogni pregiudizio, è tutto fuorché un gay-movie “di genere”. Non ha la pretesa di affermare un identità, una scelta, un approdo, anzi, in quella stagione incerta che è l’adolescenza, quando tutto è possibile e tutto è terribilmente difficile e nuovo, il desiderio ti spiazza, sconvolge quello che sei o che credi di essere, ti porta dove non sai di volere andare. Non è una scelta né un orientamento né un destino, è l’imprevisto che muove le cose e le dispone in una nuova combinazione. Seguendo questa storia si nota come nulla è immediato, sarà dura e lunga la conquista, e non si capisce veramente fino in fondo se sia stato Elio a far capitolare Oliver o viceversa.
L’amore raccontato nel film è un amore così assoluto da poter durare tutta la vita nonostante le numerose distanze. La bellezza che il regista L. Guadagnino contempla è una bellezza idealizzata, situata ovunque: nelle statue greche, in un monumento ai caduti in centro città, in un paesaggio di campagna, in un ciondolo a forma di stella di David.

Durante tutto il film sembra che la telecamera si soffermi molto sul corpo dei personaggi, in particolare quello scolpito di Oliver (Armie Hammer), eppure quando nasce il vero sentimento, ci si accorge, come poi è anche nella realtà, che il corpo viene dopo una lunga contemplazione visiva e intellettuale espressione di un puro e semplice desiderio.
L’amore e il sesso per Elio, per Oliver come anche per il prof. Perlman, passano per uno sguardo che comprende il corpo nel campo visivo ma invece di possederlo lo ammira, lo avvicina, lo desidera.

Dopo un primo fugace contatto fisico, prima di arrivare a sfiorarsi una seconda volta, a baciarsi e poi, dopo ancora, a fare l’amore, Oliver e Elio, si parlano e si osservano a distanza. Un esempio lo si ritrova anche nella scena quando ormai entrambi hanno capito cosa li lega; nella piazza del paese sono ripresi in campo lungo dalla macchina da presa, con le loro voci in primo piano e i loro movimenti opposti che li portano inizialmente a separarsi e infine a incontrarsi. L’avvicinamento avviene fuoricampo, la macchina da presa resta per alcuni istanti sul monumento ai caduti che giganteggia in piazza. Questa scena, dai movimenti alla struttura è l’essenza della loro storia: il movimento incerto e passionale appartiene ai personaggi, che fremono, temporeggiano, tentennano, agiscono; così come il loro allontanarsi e avvicinarsi, dove il sentimento passa tutto per gli occhi.

Il sesso, eterosessuale o omosessuale, continuamente cercato, desiderato, sfiorato, non è mai presente in maniera diretta durante il film.
Per Guadagnino il sesso è uno stato di sospensione, il vagheggiamento dell’amore nel momento in cui lo si sperimenta, il sesso è anche negli oggetti, nelle pose plastiche di Oliver e nelle statue antiche.

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L’amore di Chiamami col tuo nome è un percorso lungo di apprendimento, conoscenza, è una gabbia ma è anche un rifugio, è qualche cosa di vano, che inevitabilmente finirà. Quando i due protagonisti finalmente riescono ad unirsi in questa notte d’amore che sembra non finire, si guardano negli occhi e si scambiano reciprocamente i nomi; Elio e Oliver, Oliver e Elio, si specchiano narcisisticamente l’uno nell’altro e trovano la sospensione che eleva il loro amore e lo rende unico.
Un film maturo, strutturalmente perfetto, evocativo, malinconico ed emozionante, espressione di un sentimento straziante altoborghese.

Dare un nome ai sentimenti per poter possedere tutto, anche se per un solo attimo è la vera essenza di questo capolavoro di Guadagnino.

Anna Chiara Stellato

 


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Giovane napoletana laureata in lettere, da sempre innamorata della sua città, del dialetto e della storia di Napoli. Lettrice compulsiva, appassionata di cinema d’autore e di serie tv. Sorrido spesso, parlo poco e non amo chi urla.

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