Dodici Porte, una favola dark sulla violenza fisica e psicologica. Intervista a Daisy Franchetto

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9788894174670_0_0_1442_75Non c’è alcun dubbio che la violenza domestica e sessuale influisca in modo negativo sulla salute e sul benessere delle donne che la subiscono: essa incide e logora da un punto di vista fisico, psicologico e sociale. La violenza verso le donne determina, infatti, molte patologie croniche e quadri psichiatrici anche rilevanti. Ed è proprio su questo aspetto si s’incentra il romanzo di Daisy Franchetto, Dodici Porte edito Dark Zone. È il primo episodio di una trilogia, è autoconclusivo e ha come tema centrale la violenza sessuale. Il progetto è ambizioso: trattare un tema delicato e attuale in un testo dalla forte componente fantastica. Gli elementi fantasy sono utilizzati per rappresentare simbolicamente il percorso di trasformazione e guarigione della protagonista.

“Dodici Porte è una fiaba dark che si snoda attraverso dodici passaggi che la protagonista Lunar deve superare, scoprendo luoghi e mondi inaspettati. Inizia così un percorso di guarigione spirituale dalle violenze subite nel mondo reale. Un viaggio iniziatico alla scoperta delle proprie origini. I personaggi e i luoghi che Lunar incontra sono simboli generati dal suo subconscio, manifestazioni del suo dolore.

Lunar è una giovane ragazza, che una terribile notte si trova a fuggire per strade sconosciute dopo essere stata vittima di una violenza. Corre, fino a raggiungere una porta. La porta della Casa. La prima porta di un viaggio onirico che la porterà a ricostruire i pezzi della propria identità e a rimarginare le ferite subite. La ragazza tenterà di far fronte all’angoscia contando sulle proprie forze e sull’aiuto della famiglia, ma quando si ritroverà faccia a faccia con il suo carnefice, si renderà conto di aver bisogno di un aiuto che non avrebbe mai pensato di ricevere. Inizia così il percorso di guarigione all’interno della Casa, alla scoperta di personaggi e luoghi fantastici, figli della sua psiche e non solo. Dodici tappe di trasformazione. Dodici porte che si aprono una dentro l’altra.

Due chiacchiere con l’autrice.

D: Ho apprezzato molto l’originalità con la quale hai trattato una tematica così delicata, come ti è venuta in mente l’idea di sviluppare un fantasy?
R: È un tema che sento molto vicino e tristemente attuale. Sono profondamente convinta che, se desideriamo un cambiamento sociale e culturale, sia necessario l’apporto di tutti. Questo romanzo, oltre all’impegno quotidiano per il cambiamento, è il mio piccolo contributo. L’ho fatto usando gli elementi che mi sono più congeniali: la fantasia e il simbolismo. Perché credo che la fantasia non sia solo un modo per evadere dalla realtà, ma anche un mezzo per indagarla.

D: Parlami della protagonista, Lunar.
R: Lunar è una ragazza che si affaccia al mondo e che è vissuta protetta dall’affetto di chi la circonda. La violenza la trascina, nel peggiore dei modi, a confronto con il dolore. Sprofonda non sapendo come uscirne, ma decide di farsi aiutare. In questo caso è un aiuto speciale che, simbolicamente, la guida alla trasformazione di ciò che è accaduto, perché cancellare non si può, ma trasformare è sempre possibile. Impara ad ascoltare se stessa, ad accogliersi e ad accogliere.

D: In che modo il lettore si immedesima in lei?
R: Il romanzo parla di violenza sessuale ma, volutamente, da un certo punto in poi, diventa un percorso di guarigione che può essere vicino a qualsiasi tipo di sofferenza. Perché ognuno vive il dolore in modo personale, ma le vie per il superamento sono archetipicamente simili.

D: Alla fine del percorso che compirà la protagonista, cosa percepirà il lettore?

R: Mi piacerebbe che cogliesse l’idea della scelta. Scegliamo di vivere la vita in un certo modo, scegliamo di andare avanti, scegliamo di essere felici, spesso scegliamo di soffrire e di restare in quella dimensione dolorosa. Va tutto bene, purché ci sia consapevolezza. La consapevolezza della scelta. Non scegliamo ciò che ci accade, ma l’atteggiamento con cui affrontarlo sì.

D: Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
R: Dodici Porte è stato prima di tutto un mio percorso. Mentre Lunar avanzava, lo facevo anch’io. La rinascita ha coinvolto anche me.

D: L’impatto della violenza sulla psiche è forte e non si può sapere in quale modo la influenzerà, quanto è stato difficile varcare le dodici porte di Lunar?
R: È stato difficile quanto lo è accettare che le cose brutte accadono e non sempre ne cogliamo il senso. È stato doloroso come il dover ammettere che un essere umano è in grado di ferire profondamente un suo simile.

D: Hai progetti futuri?
R: Sì! Oramai la scrittura è una droga. Conclusa la trilogia di Lunar, sto scrivendo un nuovo romanzo e stanno nascendo delle belle collaborazioni. È un periodo produttivo.

L’autriceP1110549-1_bis

Chi sono, in tutta onestà, non lo so.
Sono nata quarant’anni fa a Vicenza, città intrisa di grazia palladiana, ma vivo a Torino, città del mistero.
La scrittura è una passione nascosta che ho iniziato a coltivare tardi.
Ciò che scrivo nasce dalle esperienze vissute. Il lavoro nelle comunità psichiatriche e per disabili, i viaggi come volontaria nelle zone di guerra, l’impegno per la difesa dei diritti umani. L’ascolto delle persone in difficoltà e, prima ancora, l’ascolto di me stessa. Il mondo onirico e la ventennale attività di scavo nella mia psiche.
La scrittura mi rende una persona migliore.
Dodici Porte e Sei Pietre Bianche sono i miei due romanzi.

                                                                                                                                      Floriana Naso

 


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Floriana Naso nasce a Torino il 15 dicembre del 1976. La formazione in economia non le impedisce di esordire nel febbraio 2017 con il romanzo 700 Giorni edito da Robin edizioni e di giungere finalista a diversi concorsi letterari. Pubblicherà quindi con: Historica Edizioni il racconto Amor Vincit Omnia; con Convalle Edizioni Le Boissier e con Pluriversum Edizioni Pei Chi Hsing. Collabora attualmente con TorinoStar Magazine come curatrice della rubrica culturale.

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