Guido Catalano, lei è un genio!

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Chi è Guido Catalano, in molti se lo staranno chiedendo, e spesso mi trovo a dover spiegare chi sia, ma non posso usare parole diverse da quelle che si trovano in una sua simpatica biografia, perché solo così si può capire chi è e forse cos’è Guido Catalano.DSC_6551catal_cut-680x395

Sono nato alle 8.50 del mattino del 6 febbraio del 1971.
A 17 anni ho deciso che volevo diventare una rock star.
Poi ho capito che forse non ce la facevo e ho ripiegato su poeta professionista vivente, che c’erano più posti liberi.
Son quattro anni che non ho una fidanzata e quindici che non ho un gatto.

… Ho scritto sei libri di poesie.
Gli ultimi due, “Ti amo ma posso spiegarti” e “Piuttosto che morire m’ammazzo”, editi da Miraggi Edizioni, hanno venduto circa 20.000 copie anche se gli addetti ai lavori non ci credono.
Tengo letture pubbliche in tutta Italia in un tour infinito – circa centocinquanta date l’anno –  ma non sto diventando ricco.
Per essere un poeta son troppo di buon umore.

Guido Catalano quindi ha 45 anni è di Torino, e di mestiere fa il poeta. Nei suoi versi parla quasi sempre d’amore, e l’umorismo è la chiave di lettura di questi testi e soprattutto è la vera chiave che gli ha permesso di raggiungere un pubblico vastissimo. I suoi testi appaiono semplici, sia nella forma che nel contenuto; poesie facili, accessibili anche per chi non è abituato a confrontarsi con essa. Il lessico poetico/amoroso di Catalano non si serve di termini stilnovistici, montaliani, non vi si ritrovano termini classici:

quando scrivo uso termini del parlato, anche le parolacce, ma non per questo sono un cabarettista

È stato accusato spesso di rappresentare la deriva della poesia italiana contemporanea, di rendere un cattivo servizio alla poesia e alla nazione, ma poi i suoi testi hanno venduto e vendono tantissimo e forse per due semplici motivi: Catalano si stacca totalmente dall’archetipo del poeta classico, fa piangere e ridere molto. Insomma fa emozionare, che poi è l’unico difficilissimo compito dei poeti. Riesce ad avere un suo seguito perché il suo sogno l’ha saputo coltivare, ci crede, viaggia si presenta, fa reading in tutta Italia, parla, racconta, fa spettacoli in continuazione. Ama il suo pubblico e il suo pubblico lo contraccambia.
È difficile inquadrare l’opera di Catalano: alcuni l’hanno definito comico, cabarettista, cosa strana, poeta. Ma in fondo è uno dei poeti più irriverenti, divertenti e originali degli ultimi tempi. I poeti intransigenti, gli accademici, sono spesso infastiditi dalle sue opere, un caso strano che ha rovinato quel meccanismo tipico della poesia basato sul “la poesia è poesia se non vende”, e il fatto che poi ci sia uno che scrive poesie che spesso fanno anche ridere è un’altra cosa che non è mai accettata. La comicità, l’ironia, in certi ambiti è ancora tabù.

Non ha scritto però solo poesia: D’amore si muore, ma io no è il primo romanzo dell’ultimo dei poeti, per citare il sottotitolo. Il protagonista di questo romanzo è molto probabilmente un suo alter ego: Giacomo, un giovane “poeta semiprofessionista vivente” che con i suoi amori impacciati e le disavventure del suo lavoro, e di una vita in generale cerca di andare avanti nonostante tutto.
Riconfermando il successo, che già Catalano aveva ottenuto con le sue poesia, anche in questo romanzo con le sue storie ironiche e paradossali è riuscito a farsi conoscere e forse finalmente riconoscere un titolo dal momento che in pochi giorni ha raggiunto i primi posti delle classifiche di libri più venduti.

I poeti non mi considerano un poeta ma un cabarettista
i cabarettisti non mi considerano un cabarettista ma un poeta
gli elettricisti non mi considerano un elettricista e fanno bene

La storia di Giacomo è in sé una storia d’amore, semplice e complicata, Giacomo durante un viaggio in aereo si innamora di Agata, aracnologa dagli occhi belli di un colore che non si sa. È una storia che porta addosso tutti i tratti di un quotidiano in cui potersi ritrovare e smarrire nei tanti dettagli che abbiamo più o meno tutti vissuto.
Come nelle sue raccolte di poesie – Ti amo ma posso spiegarti Piuttosto che morire mi ammazzo – anche nella prova del romanzo Catalano non tradisce la sua chiave, il suo stile: vi è tutta l’ironia, la semplicità delle piccole cose, le incertezze che arrivano a ondate nella vita di ogni persona, i baci, la vita di quartiere, la città, le amicizie, la gelosia, le incomprensioni, il desiderio di costruire, la poesia…

Catalano è uno di quegli scrittori che si ama o si odia, ma rimane una voce nuova e pressoché unica nel panorama letterario contemporaneo.
E per aiutarvi ancora a capirlo vi lascio una sua poesia:

Se non capisci, alza pure la mano

La primavera mi mette
di un gran bel buon umore
ma mette
di un gran bel buon umore
un sacco di altra gente
e quando sono circondato
da un sacco di altra gente
oberata d’entusiasmo
non so perché
m’incazzo.
La primavera mi fa incazzare.
Allora metto su i Primal Scream
a volume vietato dalle norme vigenti
mi vibrano le otturazioni dentro i denti
e mi calmo.

C’è un altro modo buono
per rilassarmi.
Scriverti
è scriverti parole
e metterti
è metterti parole
una di fianco all’altra
andare spesso a capo
usare il meno possibile
la punteggiatura
e dirti
è dirti
che coltivo la speranza
tu possa sopravvivermi.

Nel senso
di vivermi
sopra.
Capisci cosa intendo?
Se non capisci alza pure la mano
che te lo spiego meglio.

Non qui davanti a tutti
per carità
andiamo di là
nell’altra stanza
che c’è una bella vista
e c’è silenzio
chiudi la porta
che ti mostro.

Anna Chiara Stellato


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Giovane napoletana laureata in lettere, da sempre innamorata della sua città, del dialetto e della storia di Napoli. Lettrice compulsiva, appassionata di cinema d’autore e di serie tv. Sorrido spesso, parlo poco e non amo chi urla.

2 Responses

  1. Ciao, complimenti per l’articolo; solo qualche considerazione a cui spero vorrai replicare:

    • le “parolacce” sono sempre state parte integrante della poesia. Se già Dante parlava di peti nella Commedia il Novecento italiano sfodera cazzi a destra e a manca, quindi individuare nell’uso di termini volgari la grande novità di Catalano è un pochino azzardato a meno che non ci si rivolga – come fa Catalano – a chi di poesia, fondamentalmente, non ha mai letto nulla che non sia appunto il primo Montale. Stessa cosa vale per la “poesia che fa ridere”: anche Edoardo Sanguineti ha fatto poesie con un lato umoristico evidente, così come Franco Fortini ed Elio Pagliarani, che scrivevano tra le altre cose epigrammi satirici. Pochi anni fa è mancato un poeta autenticamente comico, Vito Riviello, che purtroppo non ci si ricorda quasi mai; si trova qualche video di sue letture su YouTube. Questo per dire che è quanto meno azzardato dire che non si accetta ancora la comicità in poesia;

    • non è un po’ soggettivo dire che Catalano merita perché “fa emozionare”? A me fa emozionare Uomini & Donne, ma non per questo credo che Giorgio e Gemma siano i nuovi Paolo e Francesca (e forse la loro è una storia d’amore più grande);

    • ultima cosa: non è che se uno vende ed è amato dal pubblico è un grande artista. Se questo fosse il parametro da utilizzare per giudicare un artista, allora Checco Zalone sarebbe il più grande comico degli ultimi 100 anni in Italia (e non lo è nemmeno lontanamente, per tantissimi motivi). Se la buona poesia vendesse, non credo che nessuno si lamenterebbe, perché se una cosa si vende vuol dire che qualcuno ci mangia e assieme a lui tutto un circolo di persone, primi fra tutti “gli accademici” citati nell’articolo. Guido Catalano è uno che si sa vendere: si tiene in equilibrio tra case editrici indipendenti come l’ottima Miraggi e un grosso editore come Rizzoli, non ha disdegnato comparsate su palcoscenici più in vista – fu uno dei poeti coinvolti nel farlocchissimo slam “ispirato” a un’autrice di grande successo come Margaret Mazzantini – e scrive cose che piacciono alla gente, cioè poesie d’amore tra l’autoironico e il “simpa” (neanche il simpatico), “facili” come hai giustamente scritto. Io però mi chiedo se in un mondo che ormai si regge sulla facilità e sull’economia di pensiero abbiamo bisogno di ulteriori cose facili.

    Grazie per l’attenzione e buon tutto!

  2. Ciao, ti ringrazio per i complimenti e anche per le precisazioni, fanno sempre piacere anche le critiche, se non altro qualcuno ha letto l’articolo 😉

    Detto ciò non è che veramente mi metterei a replicare punto per punto quindi chiedo scusa in precedenza se alcune cose mi sfuggono nella risposta, non sono avvezza agli elenchi.
    Non credo di aver fatto esplicito riferimento all’uso di parolacce nelle poesie di Guido Catalano presentandole come novità, ho invece posto attenzione sul lessico poetico / amoroso che non si serve di termini stilnovistici, bensì Catalano usa espressioni linguistiche, parole e parolacce (e qui ho usato una sua citazione sul suo modo di scrivere) che fanno parte del modo di parlare ed esprimersi di tutti noi ( so benissimo che le “ parolacce” hanno fatto parte del lessico poetico, ma appunto storce il naso chi magari non ha approfondito questi studi e questo tipo di letture. In un mio precedente articolo mi sono occupata della recensione del libro di Simone Innocenti “ Puntazza” e anche li ho fatto riferimento al suo linguaggio e al suo lessico pieno di espressioni dure e di parolacce, dovute in parte al genere di romanzo scelto da Innocenti, in parte dal suo modo naturale, che poi è quello di tutti noi, di parlare lasciandosi scappare, in alcune situazioni, delle parolacce, e anche per lui si fa riferimento spesso solo a questo uso di espressioni forti e nei romanzi soprattutto non dovrebbe più far strano trovare espressioni simili.). Non conosco il poeta comico da te citato, prenderò presto provvedimenti, ma conosco Sanguineti, Fortini, Pagliarani ecc… Oserei dire che nessuno, poeta o scrittore in generale, appare orami nelle sue opere del tutto nuovo, ci sono stati , ci sono e ci saranno sempre dei modelli di riferimento inevitabili, in alcuni più palesi in altri meno. L’ironia, la satira in poesia credo che sia meglio affrontarla in altra sede, è argomento quanto mai lungo, difficile, pieno di inganni. Quello che ho riferito sulla sua comicità poco accettata è un parere degli accademici e poeti intransigenti ( basta fare una piccola ricerca su internet) e comunque a mio modesto parere credo che per seguire, considerare la poesia di Guido Catalano ci voglia una certa ironia di base, ma tutti amiamo ricordare più:

    “Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
    o freccia di garofani che propagano il fuoco:
    t’amo come si amano certe cose oscure,
    segretamente, tra l’ombra e l’anima.

    T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
    dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori; […]”

    Non ho ben capito gli ultimi due punti, Catalano “ merita” e se fai riferimento al mio titolo, era anche quello ironico e provocatorio. Merita di essere pubblicizzato e conosciuto, non credo renda un cattivo servizio alla poesia e alla letteratura in genere, credo che molti giovani e meno giovani possano apprezzarlo. Si sa vendere, ma questo non lo vedo come un lato negativo come hai cercato di mostrare tu, il sapersi vendere in questa società è fondamentale per chiunque.
    Checco Zalone Moccia e Fabio Volo (e cito tutte persone che non amo) fanno una pura e semplice operazione di marketing, anche Catalano è arrivato a farsi conoscere un po’ tramite rai 3 con un programma preserale estivo, un po’ , anzi soprattutto, tramite il suo blog che l’ha aiutato a instaurare un rapporto unico e difficile da trovare in altri autori, con il suo pubblico che lo segue lo ama e l’apprezza come facciamo tutti quando troviamo un cantante o uno scrittore che ci fa emozionare perché sembra scrivere proprio per noi.
    Ora venendo a cose serie approfondirei il tuo emozionarti con Uomini e Donne e la storia tra Gemma e Giorgio i nuovi Paolo e Francesca che credo si siano offesi in questo paragone. Quella di Gemma e Giorgio è la storia più vecchia del mondo e tutte noi siamo state Gemma e tutte abbiamo trovato un Giorgio ( il gabbiano) nella nostra vita e ti avviso esistono anche nella versione femminile.
    Ma come emozionarsi con Uomini e Donne e non con Temptation Island?
    Ti lascio il mio contatto personale così da poter approfondire questo punto che davvero mi interessa. ( come puoi notare la cultura pop/ popolare non la disdegno)
    anna.chiara.stellato@gmail.com

    “Accordato come? / Registrato su che nota? / Intonato su quale la perduto quello strumento? / Inesperto il musico? / o impercettibile l’accento?”

    ( Mario Luzi)

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