I segni come parole

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Screenshot 2015-05-23 11.59.47In Italia la ricerca sistematica sulla LIS ha avuto inizio solo verso gli anni ottanta, per opera dei ricercatori dell’Istituto di Psicologia del CNR di Roma, diretto da Virginia Volterra. Si è potuto verificare che tutti i risultati raggiunti per le altre Lingue dei Segni erano riscontrabili anche nella LIS, stabilendo così che la LIS usata dalla Comunità Sorda Italiana è una lingua al pari delle lingue vocali e delle lingue dei segni e che come una lingua è espressione della cultura e delle tradizioni di una vera e propria minoranza linguistica, inserita in una maggioranza udente, ma ben distinta da essa. Sembra quindi ormai assolutamente chiaro che la lingua dei segni, considerata fino a non molto tempo fa un povero mezzo che “salvava” quei sordi che per diversi motivi non erano in grado di utilizzare la lingua parlata e scritta, è invece un sofisticato strumento che permette integrazione, identità, cultura; vitale per i sordi ma importante anche per gli udenti, che avranno la possibilità di comprendere e apprezzare appieno una vera comunità e di rispettarne le esigenze. La lingua dei segni italiana (in acronimo LIS), è una lingua romanza visiva, erede della Langue Signes Française (LSF).
Le persone nate sorde, o che hanno perso l’udito in seguito a incidenti, sentono spontaneamente la necessità di comunicare con i propri cari, scelgono così di adottare un sistema di comunicazione che sfrutti la vista. La lingua dei segni è un sistema comunicativo con tutte le caratteristiche di una vera lingua: articolazione, composizione, arbitrarietà, grammatica, sintassi, ecc.
La ricerca sistematica sulla lingua dei segni è iniziata negli USA ad opera di William Stokoe, alla fine degli anni cinquanta; egli scrisse Sign Language Structure: An Outline of the Visual Communication System of the American Deaf. Nei suoi studi, riconosce la natura linguistica della lingua dei segni e l’elemento sequenziale nell’organizzazione della lingua. Ha scoperto, inoltre, che i singoli segni della ASL (American Sign Language, la lingua usata dalla Comunità Sorda Statunitense) potevano essere scomposti in un numero relativamente limitato di unità minime prive di significato, che combinate diversamente davano origine a moltissimi segni, esattamente come nelle lingue parlate i fonemi, le unità linguistiche minime prive di significato possono, componendosi e ricomponendosi tra loro, dare origine a un numero enorme di parole diverse. La Lingua dei Segni non è un codice comunicativo universale, esistono tante lingue dei segni quante sono le Comunità Sorde sul pianeta, esattamente come le lingue vocali.

corso-lis-livelloCiascuna Lingua dei Segni ha poi sviluppato caratteristiche proprie, legata alla particolare cultura in cui viene usata. Le Lingue dei Segni sono molto diverse dai gesti che normalmente persone udenti usano durante le loro conversazioni. Possiedono una grammatica e una sintassi, con regole precise che possono variare da una lingua dei segni all’altra. Il lessico delle Lingue dei Segni potenzialmente può esprimere qualsiasi concetto, concreto e astratto. Il fatto che usi delle immagini visive realizzate dalle mani anziché i suoni della voce, non significa assolutamente che i concetti esprimibili possono riferirsi solo ad una realtà concreta. La lingua italiana dei segni è spesso differente dall’italiano ma può avere incredibili similitudini con altre lingue orali: i verbi ad esempio non si coniugano in base al tempo, ma devono concordare sia con il soggetto, come in italiano, sia con l’oggetto dell’azione, come avviene in basco. Esistono forme pronominali numeriche per indicare “noi due, voi due”, come il duale del greco antico, e addirittura “noi cinque, voi quattro, loro tre”. La concordanza di verbi, aggettivi e nomi non è basata sul genere maschile e femminile come in italiano, ma sulla posizione nello spazio in cui il segno viene realizzato. Esistono diverse forme per il plurale normale e il plurale distributivo, distinzione sconosciute alle lingue europee, ma note in lingue oceaniche.
Il tono della voce è sostituito dall’espressione del viso: c’è un’espressione per le domande dirette, una per domande complesse, una per gli imperativi e altre per indicare le frasi relative. Il segno di ogni lingua dei segni può essere scomposto in 4 componenti essenziali: movimento, orientamento, configurazione, luogo, ossia le quattro componenti manuali del segno, e componenti non manuali: espressione facciale, postura e componenti orali.

È importante non far confusione tra la lingua dei segni e il linguaggio dei segni. Questo perché il termine linguaggio, almeno secondo il De Mauro, indica genericamente la capacità innata degli esseri umani di comunicare tra di loro in una, o più, lingue, indipendentemente dal fatto che si usi la voce o il corpo per veicolare tale lingua.

Il termine lingua designa quindi un sottoinsieme ben specifico dei vari linguaggi.

La Lingua dei Segni Italiana, a differenza della lingua italiana basata sull’ordine SVO (soggetto-verbo-oggetto), è basata sull’ordine SOV (soggetto-oggetto-verbo), proprietà riscontrata anche nelle lingue parlate, ad esempio nel latino,basco e giapponese.

l2Tutto questo lungo articolo per spiegarvi, almeno nei tratti generali, l’importanza, la forza e la struttura di una lingua che garantisce la comunicazione e l’integrazione tra sordi e non udenti. Un mondo e una lingua, che per preconcetti si tende ad escludere dalla nostra esperienza. Spesso non ci rendiamo conto di ascoltare senza sentire, non sappiamo valorizzare la fortuna donataci nel poter riconoscere una voce amica e familiare, e per questo quasi non prestiamo attenzione alle esigenze di altri come noi; per anni si è messa in antitesi la Lingua dei segni con la lingua parlata.

La LIS non “uccide la parola”, ma costituisce anzi una modalità linguistica di complemento estremamente preziosa proprio quale supporto didattico alla terapia logopedica ed all’insegnamento della lingua parlata/scritta alle persone sorde. Ma come pochi sanno la Lingua dei Segni italiana (LIS), non è riconosciuta ufficialmente nel nostro Paese. Sono 44 i paesi nel mondo, tra i quali Iran, U.S.A., Cina, Spagna e Francia, che già hanno riconosciuto la propria lingua dei segni, a livello costituzionale o con legislazione specifica, dissipando pregiudizi e paure. La convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità nel 2006, riconosceva la LIS promuovendone l’acquisizione e l’uso.

Il riconoscimento della LIS come una vera e propria lingua garantirebbe la libertà ad un sordo di scegliere come comunicare ed integrarsi: un effettivo e illimitato accesso all’informazione,alla comunicazione, alla cultura, all’educazione, ai servizi, alla vita sociale, un’equa rappresentazione politica e giuridica, la dignità.
Piccoli passi avanti si stanno facendo, ad esempio il 6 maggio 2015 la Regione Lazio ha approvato una nuova legge per la promozione della Lingua dei Segni Italiana, per il riconoscimento dei diritti delle persone sorde.

Io sostengo la LIS.

Anna Chiara Stellato


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Giovane napoletana laureata in lettere, da sempre innamorata della sua città, del dialetto e della storia di Napoli. Lettrice compulsiva, appassionata di cinema d’autore e di serie tv. Sorrido spesso, parlo poco e non amo chi urla.

3 Responses

  1. Io ho fatto il 3 livello LIS e sono 60 enne e udente. Difficile apprenderla in età più che matura e necessiterebbe sperimentazioni didattiche che qua e là ci sono. Ad esempio il metodo C’é nella zona Piemontese di Asti e Alessandria (Onlus Alba coop. sociale) , grazie alla promozione sociale e culturale della scuola (mi scuso per il nome antico) di Cossato, la prima bilingue con la LIS.
    Ho un blog che ha bisogno di clic in ambito Adsense per ripagarmi un caffè (se mi vedono i baristi posso stare anche zitto, tanto sanno che prendo solo quello). Se vi va http://www.lisdove.altervista.org. Grazie

  2. io inizierò a settembre a studiarla dal primo livello,è stata una passione, una curiosità, o semplicemente il desiderio di rendermi utile per qualcuno. qualche cosa la so perché ho letto in giro, internet, libri, ma confronti con chi ha studiato sono sempre bene accetti 🙂

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