I desideri sussurrati alla terra di Nadia Terranova e Mara Cerri

Condividi!

«Ho deciso di inventare storie perché so che spesso è faticoso accettare la realtà. I suoi confini sono stretti, i suoi contorni asfittici. Non possiamo avere tutto quello che vogliamo, ma non possiamo neanche farci bastare solo quello che abbiamo».

Alcuni pensieri diventano veri solo se detti ad alta voce. Adele si sente sola e spesso ciò che le passa per la testa le appesantisce il cuore fino a lasciare tracce nelle sue espressioni del viso. Per sottrarre peso a quei pensieri e lasciarli fuori dalla porta di casa la nonna ha deciso di mettere all’ingresso uno svuotacuori, un barattolo dove riporre i pensieri tristi – “baci rotti” li chiama lei – e provare a non soffrire delle piccole infelicità quotidiane. Però, sia a Adele che alla nonna, è chiaro che ci sono infelicità più difficili da scrollarsi di dosso e per quelle servono altre soluzioni. Una, per esempio, potrebbe essere andare in giardino, fare una buca e sussurrare alla terra un segreto.

Da qui parte la narrazione de Il segreto di Nadia Terranova e Mara Cerri e in questo stesso punto la storia si biforca, andando da un lato verso le parole e dall’altro verso le immagini. La terra ascolta, si agita in soccorso di Adele e il segreto pronunciato si manifesta nelle sue forme possibili: «un segreto è un segreto quando non viene detto a nessuno: se passa di bocca in bocca smette di esserlo e diventa qualcos’altro, una parola trasformata […]. Un segreto è un segreto se a toccarlo sono i nostri pensieri e a vederlo è l’occhio che rivolgiamo dentro noi stessi. Ma in quel riparo il segreto può ingrandirsi fino a implodere, distruggere l’involucro che lo conteneva, anche se quell’involucro è una persona».

Che sia dentro o fuori dalla persona il segreto agisce e segue le sue vie. Dal momento in cui Adele trasforma il suo pensiero in suono, voce, parole, noi lettori restiamo con la ragazzina nel suo mondo visibile, un mondo che, come in ogni racconto di crescita, ha tratti ben definiti ma che ancora non combaciano con l’identità di chi li vive: ci sono gli affetti concreti (la nonna, i gatti e le altre decine di animali che abitano la casa in collina), gli affetti desiderati (le Magnifiche Quattro: le amiche di scuola), i dolori (i genitori scomparsi in un incidente).

Adele in mezzo a tutto questo vorrebbe conoscersi, capire il suo posto nel mondo, essere accettata dalle amiche e godersi in compagnia la casa, il giardino, gli animali e i dolci della nonna, ma finisce col ridiscute le sue certezze ogni volta che gli altri ne evidenziano le mancanze, i difetti.

Le storie per ragazzi hanno questa caratteristica: rivelano la realtà a poco a poco, slegando e riannodando le contraddizioni, e si pongono l’obiettivo di dire nella maniera più schietta possibile di cosa è fatto il mondo. Non un compito facile. Saramago diceva che per uno scrittore scrivere una storia per ragazzi è un compito complesso: servono parole precise e la pazienza per trovarle.

La ricerca di Nadia Terranova per questa storia forse parte da lontano, da leggende che ci arrivano dall’oriente in cui l’uomo dialoga apertamente con la natura: in quelle storie si racconta di desideri espressi tra i rami degli alberi, magari trasportati dalle foglie e accolti dalla terra; di sussurri che, proprio perché pronunciati a cuore pieno, risultano essere più insidiosi e detonanti di grida insensate; forse mescola gli immaginari e recupera una traccia dalla tradizione fiabesca europea, quella in cui il sottobosco e la casa nella natura sono luoghi magici, destinati ad accogliere, senza discuterlo, il meraviglioso; o forse, ancora, le parole arrivano dall’esperienza diretta, da quei luoghi dell’infanzia che nel ricordo assumono una consistenza nebulosa e quasi fiabesca, come le case dei nonni, al contempo rifugi d’affetto e musei di una vita ancora più remota di quella evocata.

Ma ancora più probabile è che Il segreto sia la somma di questi immaginari. La storia di Adele è, come detto, un percorso di crescita che fa della pazienza e della ricerca di parole dell’autrice una missione propria, poiché anche la protagonista vede la sua identità affermarsi grazie alla presa di coscienza di certi significati; che siano le prime righe appuntate sul diario nuovo, gli insegnamenti della nonna o i versi delle poesie del simpatico signor Pascoli.

Un percorso di crescita da cui nessuno di noi è sottratto, e che è bene ripercorrere anche quando abbiamo la sensazione che possa pesare sul nostro cuore come un bacio rotto.

Antonio Esposito


Condividi!

Antonio Esposito nasce a Napoli nel 1989. È laureato in Lettere e specializzato in Filologia moderna. Attualmente scrive racconti, pianifica romanzi e insegue progetti editoriali di vario genere. Da editor collabora con la casa editrice Alessandro Polidoro, dove dirige anche la collana dei Classici.

Lascia un commento

Torna su