Il romanzo poliziesco di María Angélica Bosco

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Il 15 aprile di quest’anno Rina edizioni ha inaugurato una nuova collana, curata da Luciano Funetta, intitolata Água Viva. Il libro che fa da apripista al progetto è La morte arriva in ascensore di María Angélica Bosco, apparso in Argentina nel 1955 per la collana El Séptimo Circulo curata da Borges e Bioy Casares e, adesso, per la prima volta in Italia, nella traduzione di Francesca Bianchi.

L’autrice

Sebbene sia poco nota nel nostro paese María Angélica Bosco in patria è considerata tra le voci di riferimento del romanzo investigativo, sia per la vasta produzione (a cui non sono mancati riconoscenti pubblici: La morte arriva in ascensore, per esempio, ha vinto il prestigioso premio Emecé nel 1954; e celebri accostamenti, Agatha Christie su tutte), sia per essere stata tra le prime donne a cimentarsi con un genere ritenuto “virile” da gran parte di lettori e addetti ai lavori. In una delle sue ultime interviste, proprio commentando la sua incursione nel genere, dichiarò:

«Le scrittrici annoiavano i lettori dicendo quanto cattivi e infelici fossero gli uomini. La letteratura femminile era un grande fazzoletto. Io non volevo fare lo stesso, quindi per compassione verso il lettore, e per distrarmi, divertirmi e non asciugarmi lacrime, ho pensato che il poliziesco fosse un’opportunità».

Un’opportunità che le permise prima di tutto di riflettere, denunciare e provare a far comprendere la condizione della donna nella società argentina del suo tempo; e ciò non solo in merito a quanto avevano da offrire ai lettori le scrittrici sue contemporanee. C’è, in fondo all’esigenza di María Angélica Bosco di fare letteratura, un dato biografico non irrilevante: quando era poco più che ventenne e sposata, si innamorò di un altro uomo con cui intrattenne uno scambio epistolare, una delle lettere finì nelle mani del marito che, utilizzandola come prova, riuscì a sottrarle l’accudimento dei figli. Commentando l’episodio la scrittrice dichiarò:

«Quando penso alla situazione delle donne in quegli anni la mia ingenuità mi stupisce. Come potevo sperare di essere compresa dagli altri, quando nemmeno la mia famiglia lo faceva?».

Lasciata sola, María Angélica Bosco provò quindi a guadagnarsi da vivere facendo ciò che meglio le riusciva: scrivere storie.

La morte arriva in ascensore

Nel presentare La morte arriva in ascensore Ricardo Piglia riassume la trama in poche righe: «Di notte una donna scende al pianoterra dentro l’ascensore illuminato di un esclusivo palazzo di calle Santa Fe. È giovane, è bella ed è morta». Abbiamo un «esclusivo» palazzo, una giovane donna e un delitto consumato. Gli elementi sono quelli tipici del genere, quel “giallo” che oggi definiamo classico e che in quegli anni accendeva dibattiti sulle proprie soluzioni. Non a caso nella postfazione al volume di Rina, Francesca Lazzarato ci ricorda che nel 1933 Borges e Bioy Casares formularono le sei regole di base del poliziesco in Seis problemas para don Isidro Parodi, che da una parte ne esaltava le tecniche e dall’altra le parodiava.

«Non può capitare nulla di buono a chi se ne va in giro all’ora in cui le persone perbene stanno a casa…».

La morte, nelle vesti di una ragazza giovane e bella, è un vero e proprio detonatore nel romanzo di Bosco. Vengono meno gli equilibri del tessuto sociale, calano le maschere e quelle persone abituate a vivere in pace per pura convenzione si ritrovano, subdolamente, una contro l’altra.
La morale borghese crolla al minimo segno di violenza.

È questo il principale tema del romanzo. Al di là del processo investigativo, che pure avviene secondo originali dinamiche, lo scopo della narrazione non sembra tanto arrivare alla ricerca del nome del colpevole dell’assassinio di Frida Eidinger (questo il nome della ragazza), ma piuttosto dimostrare quanto orrore si nasconde nella quotidianità e come si manifesta quest’orrore nei singoli individui, colpevoli e non. Analisi che l’autrice riesce a compiere soprattutto attraverso il taccuino dell’investigatore che, nell’appuntare ipotesi, proprio tramite la scrittura apre lo spettro delle possibilità e offre un quadro dettagliato della società borghese del suo tempo, o quantomeno del microcosmo costituito dagli abitanti dell’edificio di calle Santa Fe.

Con La morte arriva in ascensore María Angélica Bosco dimostra come la padronanza degli strumenti di un genere narrativo possano essere occasione per riflettere sulle logiche e le vie da seguire per approdare alla verità con chiarezza e onestà.

Antonio Esposito


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Antonio Esposito nasce a Napoli nel 1989. È laureato in Lettere e specializzato in Filologia moderna. Attualmente scrive racconti, pianifica romanzi e insegue progetti editoriali di vario genere. Da editor collabora con la casa editrice Alessandro Polidoro, dove dirige anche la collana dei Classici.

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