I Randagi

Condividi!

La casa editrice Scatole Parlanti propone I randagi di Carmine Ferraro, una raccolta di racconti ambientati nei pressi di El Paso, un «Bar oltre la statale che attira un mucchio di gente strana».

Se non avete problemi grossi
non entrate

L’atmosfera di El Paso rimanda un immaginario da southern rock, come se persa la strada principale ci si fosse scontrati con l’insegna di un bar sregolato, sudaticcio, a mezzo miglio dal Titti Twister.

Ogni racconto presenta un protagonista che, in prima persona, mostra le cicatrici provocate da quel ritrovo malsano, una sorta di Altroquando, calamita per chi è stato baciato in bocca dalla sventura.

Toccherà ai vari personaggi disvelarci la maledizione di El Paso, irrompendo a volte da un racconto all’altro. Incontriamo così nomi e sagome che a volte si sfiorano, riconoscendosi o meno, ma sempre continuando a gravitare nei pressi del bar.

Mancanze

Le storie proposte ne I randagi presentano protagonisti impegnati a giustificare le proprie mancanze. Tra le varie proposte, si andrà a conoscere una donna che, costretta nelle sabbie mobili della malinconia (descritta nel racconto L’hotel oltre la mulattiera), persevera in una attesa infinita:

Un tempo su questo davanzale, in cerchi di terracotta, prendevano aria i miei fiori colorati. Mimì, la gatta dell’albergo, veniva a pulirsi il muso sulle foglie più larghe, come una dama vestita di bianco. Miagolava a me e al sole. Adesso tra il marmo e gli infissi della finestra ci vive un ragno diffidente, assieme alle prede nere della sua tela. Nelle mattine come i sogni, sulla tela del ragno mi sembra di vedere dei volti. I nostri. Intrappolati.

Un altro personaggio cerca invano di patteggiare coi vecchi ricordi: è il caso del poliziotto nel racconto Legami, dove seduto a un tavolo di El Paso tenta di leggere una vecchia lettera nonostante l’interferenza del cameriere.

Il cameriere non capisce. Deve avere problemi seri. Mastica qualcosa. Forse i miei sentimenti.

Nel racconto migliore, In gabbia, la piccola Stefania osserva il criceto urtare le sbarre di ferro e rivede se stessa imprigionata in una famiglia anaffettiva.

«Perché fai così, piccolo?» gli chiesi una volta. «Che ti ha fatto la gabbietta? Non vuoi vivere qui? Stai tranquillo, fai come me, respira, stenditi, chiudi gli occhi e dormi! Su, fai come me, ti prego».

Il rebus dell’esistere

I racconti, appunto intersecati l’un l’altro, rivelano un finale inaspettato, netto, conclusione che non lascia interrogativi sulle motivazioni dei personaggi.

Ciò che rimane dopo la lettura de I randagi è la sensazione di aver già conosciuto – o forse visto di sfuggita – i frequentatori di El Paso, addirittura di esserne stati parte in qualche periodo nebuloso, come se El Paso fosse sì un bar «oltre la statale» ma allo stesso tempo risiedesse tra le pieghe di ogni nostro ricordo riconducibile all’inadeguatezza dell’esistere.

Luca Pegoraro


Condividi!

Classe 1980. In attesa di un editore, della frase perduta e di dare il la alla Ballata della Rivoluzione letteraria, gratto la superficie delle parole. Email: lucaskywriter@gmail.com

Lascia un commento

Torna su