Chi ha voglia di una sala mezza vuota?

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Vi è mai capitato di andare al cinema, entrare in una sala semivuota, senza il posto assegnato sul biglietto, e poter scegliere da voi il posto migliore per la vostra visione? O meglio ancora, infischiarsene del posto assegnato, ché tanto in sala ci siete solo voi e pochi altri audaci, occupare la poltrona che v’alletta e godere di quella sobria eccitazione, al rischio che forse qualcuno verrà a reclamare ciò che è suo di diritto? E intanto le luci si spengono, lo schermo s’illumina, cominciano ad apparire le prime pubblicità e voi vi crogiolate nella sensazione di esservi accaparrati uno spettacolo in tutta comodità. Nessuno alla vostra destra, nessuno alla vostra sinistra, spazio per stendere le gambe davanti a voi ce n’è, e la prospettiva che chicchessia possa disturbarvi in qualche modo è pressoché nulla: d’altronde, solo altri quattro gatti si sono imbarcati in quell’avventura come voi. Ecco, se avete sperimentato tutto questo e ne avete gioito, allora anche voi vi meritate la riapertura delle sale in questi tempi di pandemia.

Forse dirò qualcosa che un vero cinefilo non direbbe. E probabilmente penserete ch’io non sia un vero cinefilo, ma me ne farò una ragione. A me, una sala semivuota piace più di una sala piena. La sala vuota no, quella fa tristezza. Specie quando arriva il weekend e ti tocca constatare che quel film che tanto hai aspettato e tanto hai amato non l’ha visto nessuno, e la tua esperienza non era altro che la proiezione localizzata di una realtà più grande. Ma una sala piena a metà, ah, quella sì che è tutt’altra cosa. Se non siete d’accordo col sottoscritto, forse non avete mai avuto a che fare con un pubblico tanto chiassoso da sovrastare le battute. O coi vicini che commentano infastiditi perché il film non è di loro gradimento. O col lancio di popcorn dritto sulla vostra testa. O coi piedi di quello dietro di voi piazzati sul vostro schienale.

Quando a settembre siamo tornati al cinema, con tutte le dovute restrizioni, non è vi sembrato di riassaporare quella sensazione lì, di cui più sopra? Quella di giusta quiete, come la buona visione d’un film vorrebbe, senza le noie che comporta non dico un tutto esaurito, ma anche un medio affollamento. Quella di una sala mezza piena e mezza vuota. Che poi, a pensarci bene, alle insidie di una sala affollata, la mia mente rievoca gli spazi dei multisala. Le sale cittadine non hanno di questi rischi. Ora, non me ne vogliano i gestori dei multisala. Che poi lo dice uno che frequenta assai più i multisala che altro, e si capisce il perché: i multisala offrono esperienze di visione diversificate, non hai problemi di parcheggio, e una maggiore disponibilità di posti significa anche che non devi scapicollarti per arrivare con quella mezz’ora d’anticipo. Però, d’altro canto…

Gli avventori delle piccole sale sanno cosa voglio dire. Quando vi hanno detto che sareste potuti tornare al cinema a condizione di rispettare ogni virgola dei decreti governativi, non vi è sembrato di vedere uno scenario a voi già noto? Non vi siete raffigurati forse una sala da appena cento posti, di cui appena trenta occupati, e metri e metri di spazi e silenzi tra voi e gli altri? Ecco, è perché tutto questo lo avete vissuto già. E in fondo v’è anche piaciuto distendervi sui braccioli senza il timore d’urtare il gomito di qualcun altro. A qualcuno potrebbe sembrare che io mi compiaccia più della sala mezza vuota che di quella mezza piena, ma non è così. Se avete sperimentato il rammarico di aver visto un prezioso gioiellino passare rapidamente in sordina, allora il cinema lo amate quanto me. Magari è proprio per questo amore che pensate, come me, di meritarvi le condizioni di una visione tranquilla. La stessa che avete già provato tante volte, forse persino all’epoca del Covid.

Chissà se c’eravate anche voi, dopo l’estate, tra quelle centinaia di spettatori che hanno guidato la rimonta del cinema italiano. Miss Marx, Padrenostro, Non odiare, Le sorelle Macaluso: tutti titoli trainati dalle proiezioni veneziane al Lido, e che in altri tempi sarebbero arrivati invece chissà quando – e chissà con quali altri risultati, certamente inferiori. Poi è probabile che in un anno qualunque questi film sarebbero stati schiacciati dai tanti blockbuster rimandati, ma un bravo cinefilo vede anche questo. No, non è la sala mezza piena: stavolta stiamo parlando del bicchiere. E non molto prima c’erano stati Gli anni più belli, Volevo nascondermi, e sì, anche Tolo Tolo coi suoi milioni, tra cui senz’altro anche qualche cinefilo occasionale, ma va bene così.

Pierfrancesco Favino in una scena di Padrenostro

Un buon cinefilo vi dirà che un cinema sicuro è possibile, perché lo ha già provato, anche prima del 2020. Anche quando non avevamo mai indossato una mascherina né mai sentito parlare di una città di nome Wuhan. Potremmo elencarvi decine di ragioni per cui andare al cinema è meglio che guardare un film a casa, ma i detrattori della sala ne avrebbero altrettante per convincerci che il divano batte la poltrona. Il chiacchiericcio, il brusio, le gomitate, e tutto quanto di cui sopra, per esempio. Su questo potremmo anche dargli ragione. Allora ben vengano gli ingressi limitati. Sia benedetto il distanziamento sociale, per una volta. Però ridateci il grande schermo. Ridateci il cinema, tutto, che sia d’essai, di qualità, di massa o d’antan. Poi tornerà anche la sala piena, ci accalcheremo per tifare i supereroi, e andrà bene così. Basta che badiate che i popcorn vi finiscano tutti dentro la bocca.

Andrea Vitale


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Andrea Vitale nasce a Napoli nel 1990. Frequenta il liceo classico A. Genovesi, e nel 2016 si laurea in Filologia moderna alla Federico II. Ama la musica e la nobile arte dei telefilm, ma il cinema è la sua vera passione. Qualunque cosa verrà in futuro, spera ci sia un film di mezzo. Magari, in giro per il mondo. Attualmente frequenta un Master in Cinema e Televisione.

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