Filosofia e politica: un incontro possibile?

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La pandemia ci ha fatto capire meglio, nel caso ce ne fosse stato bisogno, l’importanza della politica e della comunicazione politica nelle nostre vite. A farci riflettere su tutto questo è il film francese Alice e il sindaco, uscito nei cinema italiani poco prima del lockdown, e ora disponibile ora su Amazon Prime.

La filosofa e il sindaco

Il film ci racconta di Alice, giovane laureata in filosofia con qualche esperienza di insegnamento a Oxford, chiamata poi a lavorare come consulente nell’ufficio stampa del sindaco di Lione. Il sindaco non ha più idee e cerca qualcuno con una formazione filosofica e letteraria da isnerire nel suo team. Si tratta di un sindaco democratico, ma per Alice rappresenta un ambiente borghese, formale e istituzionale, così lontano da lei, che vediamo fin da subito con i capelli al vento, l’abbigliamento semplicissimo e nemmeno una traccia di trucco.

Scontro tra mondi opposti

Alice ha però una testa piena d’idee, idee che le vengono dai libri che ha letto: da Rousseau a Melville, letteratura che diventa filosofia e può essere trasformata infine in pensiero politico. Già dal primo incontro il sindaco le rivela che un mattino si è svegliato senza idee e lei deve aiutarlo per far sì che le idee ritornino. Sembra l’inizio di una commedia brillante, in cui due mondi opposti si incontrano con tutte le conseguenze del caso. E invece no: nella prima parte la pellicola stupisce per la leggerezza in cui mischia politica e discipline umanistiche, ma nella seconda parte la narrazione subisce un brusco arresto per diventare pura riflessione sul ruolo della comunicazione politica, nonché aperta critica al sistema attuale, in cui il regista e sceneggiatore Nicolas Pariser sembra esprimere il suo punto di vista attraverso le parole del sindaco. O forse non è così?

Un divertissement impegnato

All’apparenza utopistico, il film è un arguto divertissement consolatorio per tutti coloro che amano leggere e riconoscono alla cultura un ruolo chiave nella società. E in un mondo in cui la politica è sempre più lontana dalla cultura e dal mondo intellettuale, questo film si rivela un’occasione interessante per soffermarci a riflettere. Peccato però che poi le ottime premesse vengano deluse dall’avanzare della narrazione, che nella seconda parte smarrisce un vero fulcro argomentativo e le dinamiche che legano tra loro i personaggi perdono di verosimiglianza. Si salva comunque il coraggio e l’originalità dell’idea, senza contare l’eleganza della regia e la bravura degli interpreti.

L’eredità di Rohmer

La seconda opera di Nicolas Pariser, la prima a trovare distribuzione in Italia, porta avanti l’eredità del cinema “realista” e intellettuale di Rohmer, qui evocato anche dalla presenza di uno dei volti storici dei suoi film, quel Fabrice Luchini ormai sinonimo di commedia brillante francese, visto di recente anche in Il mistero Henry Pick di Rémi Bezançon con un altro personaggio in crisi. Luchini ha il talento di incarnare alla perfezione personaggi sfaccettati, che appaiono spesso antipatici e poi rivelano man mano sfumature nascoste. Tuttavia la protagonista assoluta resta Alice, interpretata da Anaïs Demoustier (già vista in diversi film, tra cui Una nuova amica di François Ozon): non è una filosofa persa nel suo mondo utopistico, ma una ragazza colta capace di applicare il suo sapere al mondo che la circonda e alla politica, non senza scontrarsi con gli altri e con i propri ideali.

Carlo Crotti


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