Samantha Cristoforetti: la perfezione della sospensione

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In Diario di una apprendista astronauta (La nave di Teseo, 2018) i pensieri e le riflessioni sempre precisi e godibili di Samantha Cristoforetti ci raccontano quanta tenacia, abnegazione, fortuna e talento servono per realizzare un desiderio.

Uno degli aspetti più inattesi del libro è forse però dato dalla possibilità di leggere negli aneddoti di Astrosamantha alcune analogie tra la sua ricerca spaziale e quella relativa all’origine (o al senso originario) del linguaggio.

Un discorso sospeso

Quando l’autrice afferma, in seguito alla prima esperienza con la leggerezza assoluta, che ”Svestirsi del proprio peso è un’esplosione di libertà” (pag. 61), ci offre l’occasione di riflettere sul concetto di sospensione e di riconsiderare il giudizio negativo che si dà generalmente a un’opera artistica quando viene definita come “in sospeso” o incompiuta.

Immaginando il sorriso fanciullesco degli astronauti alle prese con la microgravità nelle fasi preliminari dell’addestramento, viene da credere che sia proprio la sospensione il momento davvero perfetto di un processo che si sta svolgendo. Similmente, durante la creazione di un romanzo a ogni momento di sospensione del lavoro abbozzato, che rappresenta una fase di equilibrio temporaneo, seguono momenti di rielaborazione e quindi di squilibrio che preludono a un altro momento di assestamento transitorio, fino al raggiungimento di quella sospensione definitiva che altro non è se non la compiutezza dell’opera.

Accento grave

La gravità, almeno per quanto possiamo osservare e per quanto risulta dai nostri modelli matematici, è una forza solo attrattiva, senza un equivalente repulsivo che la possa bilanciare. Non si può schermare, insomma. (p.56)

Gravità e traiettoria sono due discriminanti che svolgono un ruolo importante nel gioco dell’incomprensione al quale noi tutti, più o meno consapevolmente, partecipiamo anche nella comunicazione quotidiana.

Come scrive l’autrice, la gravità è una forza solo attrattiva, e sarebbe suggestivo poterla bonariamente colpevolizzare per i malintesi che creiamo con le parole. Immaginiamo una invisibile linea retta formata dal suono delle parole pronunciate che parte dalla bocca della persona A e giunge alle orecchie della persona B: agendo su ogni parola la gravità spingerebbe la linea verso il basso, e al destinatario non rimarrebbe che usare l’intuito e la propria esperienza per “risollevare” il significato originario di quelle parole. Ma il significato dei nostri discorsi è destinato in modo ineluttabile a deviare dalla linea retta della comprensione ideale non tanto a causa di una forza che agisce esternamente alle parole quanto per l’ambiguità connaturata a ciascuna parola fin dall’origine.

Il Pollicino che volesse sfuggire all’Orco dell’incomprensione dovrebbe quindi fare attenzione alla duplicità di ogni briciola di radice linguistica raccolta: si tratta di fare i conti con i significati opposti che ogni parola primitivamente racchiude.

Il mistero

Quanto stupore, quanti interrogativi doveva suscitare il firmamento, quanta meraviglia ne scaturiva, per poi prendere forma nei miti, nella poesia, nella filosofia. A un certo punto, nella scienza. La scienza vive di domande. Non ha risposte, se non perfettibili. Con un lavorio lento e paziente, allarga la chiazza di luce che è la conoscenza, alleviando le sofferenze materiali dell’umanità, rendendo le nostre vite più lunghe e confortevoli, le forme della vita associata più sofisticate ed efficaci. Ma non elimina l’oscurità. Più la chiazza di luce si allarga, più grande diventa, al contrario , il confine da cui ci si affaccia sul mistero. (p. 413)

Il mistero citato dall’autrice, e che pervade buona parte dei racconti contenuti in questo ben riuscito e accattivante diario, riporta inevitabilmente alla mente due misteri terrestri strettamente legati tra loro: il linguaggio e l’amore.

Il sorriso spontaneo di Astrosamantha, col quale ha accompagnato i vari video condivisi con noi tutti durante la permanenza nella ISS, sono l’ennesima dimostrazione di quanto sia possibile realizzare l’insegnamento lasciatoci in dono da Tom Robbins (ne abbiamo parlato QUI): “Non è mai troppo tardi per farsi una infanzia felice.”

Luca Pegoraro


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Classe 1980. In attesa di un editore, della frase perduta e di dare il la alla Ballata della Rivoluzione letteraria, gratto la superficie delle parole. Email: lucaskywriter@gmail.com

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