Endgame: uno sguardo narrativo agli errori del film [Spoiler]

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Undici anni e ventidue film, per tacere delle serie tv: sono questi due numeri principali che bisogna tenere a mente quando si parla del Marvel Cinematic Universe. Una fase considerevole di questo universo si è chiusa con Avengers: Endgame, un film che ha riscosso un successo enorme, e che è al centro di questo articolo.

Non vogliamo però recensirlo. Il film può essere piaciuto o meno, e sono in tanti ad averne scritto. Quello che vogliamo fare, è lasciare da parte l’anima del fan ed entrare nel merito narrativo del film. Provare, insomma, a valutare gli errori, i buchi di trama, i problemi di un film che voleva rappresentare la summa di più di un decennio. L’articolo contiene innumerevoli SPOILER. Se non avete visto il film, vi consiglio di non proseguire nella lettura.

 

Linee temporali

Cominciamo da un punto abbastanza evidente. In Endgame si scherza più volte sul fatto che i famosi viaggi nel tempo, così come ci ha mostrato una lunga tradizione cinematografica e come Ritorno al Futuro insegna, siano in realtà basati su una logica priva di fondamento.

Tornare indietro, nell’universo Marvel, significa creare un mondo alternativo, una linea temporale ben distinta, in cui si sviluppa la storia a partire dalla modifica effettuata. Questo è chiaro dalla spiegazione che l’Antico (lo stregone prima di Strange) fornisce a Bruce Banner mentre questi è alla ricerca della gemma del tempo. L’Antico suggerisce infatti che se le gemme vengono rimosse dalla linea temporale per essere portate nel futuro, si creerà una seconda realtà in cui la gemma non c’è (non andando a modificare, invece, il passato dei nostri eroi).

Questo è il motivo principale per il quale è necessario, alla fine, tornare indietro per restituire le gemme, riportandole nel momento temporale esatto in cui sono state sottratte. Ed è ciò che farà Steve Rogers, il nostro Capitan America.

Tralasciamo anche il fatto che queste gemme verranno restituite in forme differenti (non c’è più il Tesseract, ma solo l’interno. Non c’è più l’orb, ma solo la gemma. Non più lo scettro di Loki, ma solo la gemma della mente), e soffermiamoci sulla scelta finale di Cap. Tornato indietro a consegnare le gemme, sceglie di restare nel passato per vivere la sua vita con Peggy Carter.

Fin qui tutto bene.

Ma se è vero quanto detto finora, Steve Rogers non sta rivivendo la storia della sua linea temporale. Sta vivendo una nuova realtà, quella in cui Peggy non è più sola, ma vive con Steve. Dunque non potrebbe ritrovarsi anziano su quella panchina, nella vecchia linea temporale. In quella realtà, infatti, Cap smette di esistere nel momento in cui torna indietro.

Insomma: immaginiamo che Capitan America stia percorrendo una strada. A un certo punto, torna indietro e a un bivio cambia strada. Sono due vie diverse, e l’unico modo per passare da una all’altra sarebbe il congegno quantico. Se l’avesse usato per tornare, sarebbe dovuto ritornare sulla piattaforma.

Insomma: Cap non dovrebbe essere lì, ed Endgame ha contraddetto sé stesso.

Le due Nebula

Passiamo a un altro momento cruciale del film. Gli Avengers rimasti tornano indietro nel tempo per recuperare le gemme. Le due Nebula – quella del nostro presente e quella del passato che serve ancora Thanos – vanno per qualche ragione in conflitto e i ricordi di una passano anche all’altra, vicendevolmente.

Si tratta di uno snodo principale della storia. Senza questo passaggio cruciale, Thanos non saprebbe nulla del piano dei Vendicatori per recuperare le gemme, e i nostri eroi potrebbero tornare indisturbati al loro tempo per attuare il piano senza battaglie finali richieste. Peccato che nel film non venga spiegato in alcun modo il perché questa cosa accada. Andiamo per esclusione:

Negli stessi minuti, Capitan America incontra sé stesso e i due cominciano a lottare. Non sembra succedere nulla di strano, quindi di certo non siamo davanti a un qualche paradosso dovuto alla compresenza (o al contatto) della stessa persona proveniente da tempi diversi.

A questo punto, la differenza deve farla la parte tecnologica di Nebula. Ragioniamoci su.

Avete mai visto una di quelle serie tv dove la spia di turno clona il cellulare di un personaggio? Oppure, immaginiamo la fabbricazione di cellulari o computer in serie. Gli stessi dati o dati diversi, device assolutamente identiche. Vi è mai capitato che i dati vengano trasferiti da uno all’altro senza motivo?

Chiaramente no.

Non può essere un passaggio spontaneo. In qualche modo quei dati devono essere caricati dalla mente della Nebula-futura e scaricati in quella della Nebula-passata (e viceversa). Un galattico sistema di cloud? Chissà, ma non ci viene spiegato in alcun modo. Il problema è che non si tratta di un evento marginale. Questo buco narrativo lede la credibilità stessa dell’intreccio.

Il potere delle gemme

Arriviamo finalmente a parlare delle vere protagoniste degli ultimi due film sugli Avengers: le gemme dell’infinito. Ci viene ricordato, nel corso dei film, che le gemme incarnano i sei aspetti fondamentali dell’universo: spazio, tempo, potere, realtà, anima e mente.

Cominciamo da un dubbio: ne I guardiani della galassia (2014) il Collezionista spiega alla nostra combriccola che le sei gemme sono ciò che resta di antiche reliquie, forgiate in lingotti e che solo gli esseri più potenti possono maneggiare senza farsi male. Si riferisce a tutte le gemme, non soltanto all’Orb – ovvero la gemma del potere.

Già questo ci fa storcere un po’ il naso. Supponiamo che Thanos possa toccare con tranquillità le gemme, ma Clint Burton, ovvero Occhio di falco/Ronin, che tocca quella dell’anima? E Hulk che tocca quella del tempo senza apparenti problemi? Ma va bene: supponiamo che le informazioni del Collezionista fossero errate, e che il problema riguardasse solo la gemma del potere.

Andiamo avanti: il possesso delle sei gemme dovrebbe portare all’onnipotenza. Permetterebbe di dominare gli aspetti fondamentali dell’esistenza. Non ci stupiamo, allora, che con uno schiocco di dita possa cancellare milioni di miliardi di persone dall’universo.

Perché, allora, in senso inverso ha una limitazione?

Diamo per assodato che Natasha Romanoff e Gamora non possano essere resuscitate perché la loro morte riguardi in qualche modo le gemme stesse. Ma Loki? È stato ucciso da Thanos in modo parecchio terreno. Perché possono tornare in vita solo coloro che sono morti tramite lo schiocco?

Neanche per questo c’è una spiegazione. Tutto ciò risulta parecchio problematico nel momento in cui non si fa parola di Loki in tutto il film (se non per le scene nel passato, dov’è un antagonista). Muore all’inizio di Infinity War, perché non ritorna in vita? Perché l’Hulk intelligente non lo include nel computo (e come lui: Heimdall, per esempio)?

Non ci è dato saperlo.

Il regno quantico

Dalla saga sull’uomo formica abbiamo imparato che le particelle Pym possono attivare una sola volta la tuta per consentire agli Avengers di navigare nel tempo. Un solo viaggio, andata e ritorno. Al punto che a Scott Lang, alias Ant-man, basta rimpicciolirsi per sprecarne una dose.

Quando Nebula del passato si sostituisce alla Nebula buona e torna al suo posto, ha esaurito la carica delle particelle Pym. Se avesse voluto portare con sé Thanos, avrebbe dovuto farlo in quel momento, e invece compare da sola nel punto di randez-vous.

Allora: Thanos (e le astronavi e tutto il resto) da dove sbucano fuori? Da nessuna parte viene detto che il titano pazzo possieda la tecnologia per viaggiare nel tempo, né che sia in grado di riprodurre le particelle Pym o l’apparecchiatura. Non dico che non sia possibile, visto che viaggia in astronave e crea androidi con i corpi delle figlie. Ma una cosa del genere – che, ancora una volta, è fondamentale per lo svolgimento della storia – andava quantomeno accennata.

Un’altra domanda che riguarda il regno quantico riguarda proprio Scott e Janet Van-Dyne, ovvero la moglie di Hank Pym, salvata dopo anni e anni dal regno quantico in Ant-man and the Wasp.

Nel caso di Janet, il tempo sembra essere trascorso in maniera lineare. Invecchiato è Hank, invecchiata è lei. Nel caso di Scott, invece, cinque anni sono durati poche ore. Possiamo davvero accettare come scusa che lì il tempo è imprevedibile? Insomma: è stato prevedibilissimo per trent’anni, e ora che serviva a portare avanti la trama è diventato caotico.

Personaggi e cicli narrativi

A chiusura, due problemi tutto sommato minori, relativi ai personaggi.

Prima di tutto, Loki. Nella prima fase del viaggio nel tempo, il Loki del passato si libera e scappa con il Tesseract. Se – come abbiamo detto – si tratta di una storia alternativa, va benissimo che l’atto non abbia influenza sul presente. Ma dal punto di vista narrativo non si può creare uno svincolo così importante e poi dimenticarsene del tutto, anzi: utilizzarlo come sipario comico da “ops, che sbadati!”.

L’altro aspetto riguarda la trasformazione di Thor. La sua evoluzione è stata evidente nel corso dei film che l’hanno coinvolto. Può piacere o meno la svolta comica intrapresa con Thor: Ragnarok, ma era tutto sommato coerente con il personaggio e il suo sviluppo. In Avengers: Infinity War, Thor è ancora un personaggio ben caratterizzato, più morbido e ironico (talvolta auto-ironico), ma resta riconoscibile al suo pubblico. In Avengers: Endgame vediamo invece all’opera macchietta del vecchio Thor: non ironico, ma ridicolo. Non è un caso che faccia coppia con Rocket, l’unico personaggio umoristico rimasto fra i vivi (a parte – un po’ – Scott Lang). Ma il siparietto su Asgard è purtroppo incoerente con la sua personalità. Va bene che sono passati cinque anni, va bene che Thor è devastato dalla sconfitta e dal fallimento, ma narrativamente è una trasformazione troppo repentina per noi spettatori che non riesce a sostenere la caratterizzazione del personaggio.

Disclaimer

Una parola o due a chiusura dell’articolo. Chi scrive, in  definitiva, ha apprezzato il film. Al cinema l’effetto della battaglia finale si è fatto sentire, i numerosissimi richiami agli altri film sono stati tutti graditi (dal martello impugnato da Cap alla chiusura effettiva della saga con la frase simbolo del primo Iron-Man). Se in questo articolo si è cercato di mettere in luce gli aspetti negativi non è perché non ve ne siano di positivi. È stato soltanto un taglio per affrontare dal punto di vista narrativo le questioni insolute presenti nel film.

Va aggiunto, inoltre, che sono possibili sviste anche da parte nostra: il film è ancora in programmazione, per cui non è stato possibile rivederlo più volte per eventuali controlli. Anche per questo, commenti e argomentazioni da parte vostra saranno bene accetti.

Maurizio Vicedomini


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Laureato in filologia moderna, Maurizio Vicedomini lavora come editor, collaborando con diverse case editrici, agenzie letterarie e privati. È direttore della rivista culturale online Grado Zero, ed è redattore per MGMT magazine. Nel 2013 vince la sezione fantasy del premio Mondadori Chrysalide. Ha pubblicato diversi libri, racconti in antologie e in e-book dedicati. Nel 2017 è uscita la sua raccolta di racconti Ogni orizzonte della notte per i tipi di Augh! Edizioni.

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