Napoli Città Libro 2019. Il volto pop e intermediale della seconda edizione.

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Una delle cose più belle di un salone del libro è che puoi imbatterti in Michele Serra e assistere nello stesso giorno a un reading teatrale delle lettere di Salvador Dalì, incontrare Pippo Baudo e Vincenzo Salemme e ascoltare una performance di Dario Sansone. I mille mondi della cultura e delle sue forme di espressione si incontrano qui, a Napoli Città Libro, dialogano tra di loro come avviene nel mondo per il resto dell’anno. La cultura, il confronto, l’informazione sono ovunque, a cominciare già dal Castel Sant’Elmo scelto come location per questa seconda edizione, e non soltanto nei libri. Anche se i libri, esposti, venduti, presentati e discussi, erano davvero tanti, per fortuna.

PIPPO BAUDO

Si intitola Ecco a voi il nuovo libro di Pippo Baudo (il nono finora, per chi non lo sapesse). Sottotitolo Una storia italiana. Facile intuirne il motivo: Baudo porta con sé un pezzo considerevole di storia della televisione, e con essa del nostro paese, come ha raccontato nella conversazione in compagnia di Sergio Brancato e Francesco Pinto. Dal suo primo successo in tv con Settevoci – andato in onda per rimpiazzare una puntata mancante di Rin Tin Tin – alle amicizie con Nino Taranto, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Massimo Troisi, e tutti quei comici che nella loro vita di tutti giorni «erano molto tristi», fino a Mike Bongiorno, al quale era legato da un sentimento fraterno (non date ascolto, perciò, a tutte le chiacchiere che li volevano rivali). E, naturalmente, si parla anche della Rai: «Se la Rai vuole esistere e resistere, deve tornare a essere servizio pubblico, a essere messaggera di cultura, a differenza delle televisioni commerciali che purtroppo puntano al basso».

RENZO ARBORE

Napoli ad alta voce è il titolo dell’incontro di un’ora con Renzo Arbore, autore anche del recente programma di Rai2 dedicato alla canzone napoletana. Preceduto da un filmato di presentazione che ripercorre alcuni momenti significativi della sua carriera, il conduttore e musicista foggiano ha rievocato il suo arrivo a Napoli da giovane e l’amore per il capoluogo campano, ma soprattutto per la sua musica. «Sono sempre stato appassionato di musica americana, da Gershwin a Cole Porter, e lo sono ancora, ma i testi della canzone napoletana sono i più belli di tutti», poiché i grandi classici partenopei nascevano come poesie, destinate ad essere musicate soltanto in un secondo momento. Si spiegherebbe così l’intramontabile successo, anche all’estero, di titoli noti da anni a tutte le generazioni, la cui magia risiede indistricabilmente anche nelle indimenticabili parole.

RITA DALLA CHIESA

Ha raccontato invece la sua tristemente nota vicenda familiare Rita dalla Chiesa, ma lo ha fatto stavolta attraverso le pagine del suo nuovo libro Mi salvo da sola, lette per l’occasione da Catena Fiorello. E non è un caso, forse, che dalla Chiesa abbia scelto una siciliana come sua interlocutrice per la presentazione, per parlare proprio di quella Sicilia in cui suo padre perse la vita e con cui ha dovuto fare poi i conti. Da lì è ripartita per rievocare la sua solitudine, i matrimoni e gli amori finiti, i drammi familiari e il suo lavoro nelle reti Mediaset, finendo col parlare un po’ anche di Alessandra Amoroso, di cui si è detta ammiratrice.

GUIDO LOMBARDI

Era invece con Augusto Zazzaro, giovane interprete protagonista (insieme a Riccardo Scamarcio) del suo ultimo film, il regista Guido Lombardi. Il film, come il libro di cui ha affidato la lettura di alcuni passi proprio all’attore dodicenne, porta il titolo di Il ladro di giorni, ed entrambi raccontano la stessa storia, quella di un ragazzino del sud trapiantato a Trieste a vivere coi nonni in seguito al procedimento giudiziario che ha coinvolto suo padre. Il ladro di giorni è il personaggio misterioso che ha determinato l’arresto dell’uomo, che ormai, per il giovane cresciuto lontano da lui, è come uno sconosciuto. Il crime, però, per Lombardi qui è meno presente rispetto alle altre sue storie precedenti: «Io lo considero di più una storia d’amore tra padre e figlio».

FRANCESCO PICCOLO

Un’altra storia di uomini per Francesco Piccolo, già sceneggiatore e vincitore di un Premio Strega, qui in veste di scrittore per presentare L’animale che mi porto dentro. Ci sono caratteri che tutti gli uomini condividono, o per meglio dire tutti i maschi, non importa che essi riescano a riconoscervisi o meno: in questo romanzo Piccolo esplora che cosa significhi la virilità, perché i maschi cerchino sempre di nascondere le loro paure e siano, in fin dei conti, fragilissimi, proponendosi l’obiettivo di raccontare che «chi è arrogante, prepotente, presuntuoso e stronzo ne soffre, perché tenta inutilmente di debellare queste cose da sé stesso». E nella convinzione che non sia possibile sconfiggere l’animale che ci portiamo dentro, o perlomeno che dobbiamo sempre farci i conti.

LUISA RANIERI

È legato invece all’ambito dell’animazione il nuovo progetto di Luisa Ranieri, l’attrice che ha ideato una serie rivolta ai più piccoli con l’intenzione di mostrare i vantaggi di una sana alimentazione. Si intitola Food Wizards, è prodotta dalla Zocotoco con la partecipazione di Luciano Stella e vede il 25enne Francesco Filippini nel ruolo di art director, lui che si è formato in America e che è stato ben contento di poter tornare in Italia per lavorare a un prodotto tutto nostrano. Dunque un classico esempio di edutainment, con questo cartoon in cui tre ragazzini e il loro nonno compiranno dei viaggi all’interno dell’organismo umano (come dei “maghi”) alla scoperta degli effetti del cibo sul nostro corpo.

GIANCARLO DE CATALDO

Dopo essere stato lo scorso anno a Napoli Città Libro, Giancarlo De Cataldo ritorna per concedersi in una interessante analisi sui linguaggi del cinema, della letteratura e della televisione. Diversi, certamente, anzi diversissimi – lui li ha sperimentati tutti, dal successo dei suoi thriller a quello di Romanzo criminale e Suburra, entrambi prima film e poi serie tv – e che funzionano benissimo soltanto se si tiene conto delle rispettive specificità. La conversazione si sposta però anche su un altro tema di cogente attualità: la differenza, a volte impercepibile, tra finzione e realtà. Lo spunto viene proprio da Romanzo criminale, accusato negli anni di essere stato un modello negativo per la gioventù italiana, coi suoi iconici personaggi come il Freddo e il Libanese. De Cataldo rievoca un episodio legato alla storia cinematografica del nostro paese, quando Giulio Andreotti, allora Sottosegretario di Stato, lamentò la circolazione di Umberto D. in tutto il mondo mostrando la faccia drammatica dell’Italia, e invocando di lavare i panni sporchi in famiglia. È evidente che la rappresentazione della realtà, anche quella più gretta, deprecabile e oscena, può servire invece a puntare il riflettore su avvenimenti che rischierebbero di non avere la stessa risonanza.


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Andrea Vitale nasce a Napoli nel 1990. Frequenta il liceo classico A. Genovesi, e nel 2016 si laurea in Filologia moderna alla Federico II. Ama la musica e la nobile arte dei telefilm, ma il cinema è la sua vera passione. Qualunque cosa verrà in futuro, spera ci sia un film di mezzo. Magari, in giro per il mondo. Attualmente frequenta un Master in Cinema e Televisione.

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