Racconto: Dick e Jane – Enrico Graglia

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«Diiick!»

Jane mi chiama dalle scale della villetta, regalo dei miei genitori, in cui io e lei abbiamo vissuto insieme per quattro, interminabili anni. Nella sua voce c’è la nota stridula che non avevo mai sentito, prima di sposarla. Prima che nascesse nostra figlia Nell, e iniziassero le crisi, le scenate di gelosia, le violenze. Prima che Jane diventasse la mia ex moglie pazza.

«Sono a casa, Dick!»

Immobilizzato dalla paura, sento i suoi passi e l’aroma del suo balsamo per capelli, che mi rendo conto di aver avvertito inconsciamente nell’aria già entrando in casa. So che Jane ha un coltello ancora prima di vederla scendere i gradini, addosso ha il camice da paziente dell’istituto d’igiene mentale di Castle Rock e nella destra una lama lunga una spanna; con quella, secondo il telegiornale, ha tagliato la gola di una dottoressa dell’istituto. Mi si stringe lo stomaco e ringrazio Dio che mia figlia sia alla festa di compleanno, a casa dei Crawford.

«Non sei contento di vedermi, Dick?», chiede Jane, ormai sulla porta della cucina.

Mi fissa, le pupille dilatate e un sorriso folle; lo stesso di quando ha cercato di cavarmi gli occhi con un paio di forbici. Gridava che, se non le avessi dato sua figlia, mi avrebbe ucciso. Quel giorno, l’ultima volta che l’ho incontrata, mi ha lasciato un paio di brutte cicatrici; adesso è tornata a finire il lavoro. Se ci riesce, poi andrà a cercare Nell. E questo non posso permetterlo: mi scuoto dalla paralisi e mi alzo dalla poltrona, le ginocchia che reggono a stento, il cuore che martella le tempie.

«Non dovresti essere qui, Jane.»

Giro intorno al tavolo della cucina, senza perderla di vista. Si avvicina. L’odore del suo balsamo mi chiude la gola, adesso. Sul piano cottura c’è il pentolino d’acqua che ho messo a bollire per farmi una tisana e rilassarmi un po’, nel mio giorno libero settimanale. Mi vedo prenderlo e gettarglielo addosso, ma non ne ho il coraggio. Afferro, invece, la cornetta del cordless, dimenticata sul ripiano del forno, e digito il 911.

«Non voglio farti del male», dice Jane. «Ecco, è per te.»

Mi porge il coltello, tenendolo per la lama. Esito; non capisco cosa voglia fare, ma la pazzia non ha spiegazioni. Appoggio il cordless sul tavolo e prendo con dita tremanti il manico del coltello, convinto che disarmare Jane sia comunque una buona idea. Ma lei viene avanti. Spinge lo stomaco contro la punta del coltello, infilandoselo nella pancia. Lo lascio andare, sconvolto.

«Diranno che mi hai uccisa tu», ghigna, i denti stretti per il dolore, facendo un passo indietro, il coltello che sporge dal ventre. «Ti toglieranno Nell e ti rinchiuderanno… Come hanno fatto a me. Finirai sulla sedia elettrica… Ti friggeranno, Dick! Pensami, quando lo faranno.»

Jane barcolla, poi si piega di scatto sul tavolo, appoggiando il manico del coltello sul piano di legno e facendo penetrare a fondo la lama nelle proprie viscere, per tutta la lunghezza. La punta esce dalla schiena. Jane fa un verso e cade in ginocchio. Rantola, un fiotto di sangue le cola dalla bocca. Si accascia. Ha un paio di spasmi a braccia e gambe, poi più nulla.

«N-n-no», balbetto, in preda al panico.

Non riesco a darle soccorso: non ce la faccio a toccarla. Sta morendo, o è già morta, e questo è un sollievo. Ma sopra il manico del coltello piantato nella sua pancia ci sono le mie impronte digitali. Il fatto che Jane fosse una pazza assassina basterà a non farmi incriminare per omicidio? O sarà inutile come l’ordinanza del tribunale, che doveva tenerla lontana da me e da Nell? Mi toglieranno davvero mia figlia?

Un’illuminazione: ho chiamato il 911 e le telefonate a questo numero vengono registrate. Forse ho una possibilità di provare che sono innocente. Attento a non scivolare nella pozza di sangue che si allarga sul pavimento, prendo il cordless.

«A-avete sentito tutto, vero? Avete…»

La batteria è scarica, il telefono muto.

Enrico Graglia


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Grado Zero è una rivista culturale online, nata dall’incontro di menti giovani. Si occupa di cultura e contemporaneità, con particolare attenzione al mondo della letteratura e del cinema.

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