Racconto: Ci penserò – Francesco Franconeri

Condividi!

Mi siedo al bar sotto uno degli ombrelloni. Ordino un aperitivo, il cameriere me lo porta insieme a una ciotola colma di noccioline. Vengono a sedersi al tavolino accanto al mio due uomini anziani. Non parlano, mi guardano – uno di loro tentenna continuamente la testa.

Fa molto caldo perché è rispuntato il sole. Il cameriere mi porta lo scontrino. È giovane, un ragazzo. Quando gli porgo i soldi lui mi guarda le mani, poi rientra nel bar e vedo che si mette a parlare con l’uomo dietro il bancone. Allora penso a come mi ha salutato stamattina l’infermiera. Il barista esce e comincia a parlare a bassa voce con l’uomo anziano che tentenna la testa.

Mi alzo e mi avvio verso la stazione. Percorro un vialetto fiancheggiato da alberelli che mi sembra abbiano sete. Alcune prostitute stanno conversando tra di loro. Passo due volte davanti a una donna bionda e molto pallida, indossa una maglietta a righe bianche e blu scollata sul petto abbondante e una gonnellina bianca, stretta e corta. Le cosce sono forti, forse un po’ umide come penso dovevano essere quelle dell’infermiera. Mi precede fino a una pensione che conosco già. Prima di varcarne la soglia mi chiede un documento, le consegno la carta d’identità. Mentre entriamo mi dice di chiamarsi Alessia.

Quando saliamo al piano superiore la scala scricchiola. Nel corridoio incontriamo una coppia, lei è una ragazza in jeans, bella ma molto sottile; lui ha un’aria austera. La ragazza gli sussurra qualcosa guardandoci, e lui scuote il capo con fastidio. Lei ripone dei soldi nella borsetta.

La camera in cui entriamo è buia e la donna accende una lampadina giallastra sopra il lavandino. Chiude a chiave la porta e incomincia a parlare. Dichiara di nuovo di chiamarsi Alessia ma poi mi spiega che il suo nome vero è Sandra. Mi elenca rapidamente tutte quello che possiamo fare se le do una somma maggiore di quella concordata giù nel vialetto. Ma quasi subito lascia cadere il discorso e si mette a parlare del caldo che c’è, poi mi racconta di come ha deciso di trascorrere le vacanze. Dice che di questi tempi è impossibile muoversi, che la vita ormai è fatta tutta a comparti, chiedono soldi pazzeschi e lei trascorre notti intere a pensare come fare. A un certo punto si interrompe e mi dice, «Sai, forse sono incinta. Quando sono incinta viene voglia anche a me, mi piace farlo, vengo tantissimo. Sei fortunato.» Penso che me lo sta dicendo per mestiere e infatti si lecca le labbra e comincia subito a spogliarsi. Ha un corpo spesso, esangue, i seni sono molto grossi con capezzoli chiari chiari, il pube è castano e un po’ rado. Quando si volta e piega le gambe per sciacquarsi le osservo le natiche bianche e sporgenti, sembrano ruvide come se avesse la pelle d’oca.

Si avvicina asciugandosi, mi domanda come preferisco poi dice che bisogna essere delle bestie a mettere una bomba in un cinema dove danno un film che vanno a vedere anche i bambini, ormai non si capisce più niente, la sera nessuno esce più e il lavoro ne risente come se non bastasse questa vita ormai a comparti. Mi tocca, mi fissa le mani e le braccia. Io mi distendo sul letto e lei mi viene addosso, è pesante, tiepida, ha la pelle umida, mi tocca e mi bacia. Il suo peso mi fa stare bene. Mi tocca di nuovo e mi parla del proprietario di alcuni ristoranti, mi dice che è una vergogna ma non capisco il discorso. Aspetto un po’ e le dico che non fa niente, che forse basta così. Lei mi scivola di lato, mi accarezza una gamba. Mi dice, «Ti piace guardarmi, lo so. Godo se mi guardi.»

Dopo qualche minuto, comincia a rivestirsi, dice che secondo lei tutto questo caldo mica è normale, le primavere non ci sono più, d’estate al mare c’è una folla impossibile peggio che in città, a cosa serve muoversi? Quando mette i soldi nella borsetta mi fissa di nuovo le mani. Scendendo le scale sento un peso alla nuca e vedo che alla donna si scuote la carne sotto la maglietta e la gonna. Mi restituisce la carta d’identità e capisco che anche a lei come all’infermiera rimane poco tempo, almeno questo è sicuro.

Tornando verso il centro mi fermo davanti a una vetrina. Ci sono oggetti che sembrano militari, non li conosco. Dentro il negozio c’è una commessa in piedi accanto al registratore di cassa. Ha dei pantaloni bianchi molto attillati, sull’inguine formano delle piccole pieghe.

Riprendo la strada verso il centro. Mi vengono incontro due ragazzi, indossano pantaloni di tela e magliette colorate aperte sul petto. Sulla pelle di entrambi spiccano le catenelle d’oro. Portano occhiali da sole verdi. Sono molto pallidi e uno si tocca spesso la bocca. Non parlano. Poi incontro un bambino fermo sotto un androne che fa dei gesti come per richiamare l’attenzione di qualcuno, ma è solo. Lo osservo bene, è piccolo e biondo, ha uno sguardo opaco e quando si accorge di me rimane fermo con le mani, poi si volta e scompare dietro il portone.

Proseguo tra i colori delle strade e delle case sbiaditi dal sole. Mi fermo a comperare il Corriere, le mani dell’edicolante tremano mentre infila nel giornale la rivista con il dvd che ho chiesto.

In centro c’è molto silenzio. Incrocio un giovane con lunghi capelli biondi e la barba scura. Mi guarda e mi porge un volantino. Continua a fissarmi. Guardo il volantino e vedo che è coperto di disegni che non capisco.

Finalmente raggiungo i giardini, mi siedo a leggere accanto a una fontana senz’acqua. Leggo il giornale e vedo la pubblicità di un nuovo film. C’è una donna in groppa a un cavallo, ha le cosce grosse e bianche. Apro la rivista che ho appena acquistato. Le illustrazioni mi sembrano molto belle, mai viste prima, in particolare mi colpiscono le immagini di un’africana: sono a colori, molto dettagliate. Chiudo in fretta la rivista perché voglio guardarle con calma dopo.

Sento arrivare dall’angolo del viale uno stridore e poi un botto, grida, gente che chiama. Vado a vedere. Un motorino è finito sul marciapiede e ha fatto cadere a terra una passante, una ragazzina con i capelli rossi e un nastro bianco intorno alla fronte. Sta lì semisdraiata, dal naso le cola il sangue rosso vivo. Non ha calze e in alto le cosce hanno un colore diverso, molto più chiaro. Mi allontano e appena dietro l’angolo un gruppetto di donne intente a discutere mi costringe a scendere sull’asfalto della strada. Non capisco di cosa stiano parlando tanto animatamente. Passa lampeggiando un furgone grigio del Terzo Comparto.

Quando rientro a casa sono passate da poco le tredici. Mi tolgo le scarpe, accendo il televisore. Una voce sta parlando in tono pacato, ripete elenchi di nomi e di numeri. Fa molto caldo e ho sempre un peso alla nuca. Squilla il telefono.

«Sì?»
«Luigi.»
«Ah, ciao.»
«Che fai?»
«Niente, stavo leggendo.»
«Hai letto di stanotte?»
«Stanotte?»
«Ma se è in prima pagina. Anche alla televisione non hanno fatto altro che parlarne. È morto Cogliati. Pensa che domenica sera eravamo insieme al Palazzetto. Cioè, era seduto poco più avanti. Quattro giorni fa appena. Non sapevo forse del Terzo. E della bomba al cinema hai letto?»
«No.»
«Ti rendi conto? Siamo alla follia totale. A proposito, ci vieni stasera?»
«Stasera?»
«Alla riunione. Fanno il punto sulla situazione qui in città, sembra proprio che ci stiamo portando ai livelli di Torino. Si parla di altre restrizioni.» Luigi continua a parlare. Senza rendermene conto comincio a pensare alla ragazzina dell’incidente. Poi dico a Luigi che ci penserò, e lo saluto.

Quando torno nel soggiorno sullo schermo del televisore si vedono delle persone che discutono intorno a un tavolo. Spengo e mi verso un bicchiere di acqua minerale. Abbasso un poco la tapparella e vado a sedermi sulla poltrona. Tolgo dall’involucro di plastica il dvd che ho acquistato insieme alla rivista e lo infilo nel player. Prima di accendere volto lentamente le pagine della rivista. Mi sento più tranquillo, dall’esterno i rumori arrivano smorzati e so che tra poco vedrò le foto. In questo momento non me le ricordo neanche tanto bene.

Francesco Franconeri


Condividi!

Grado Zero è una rivista culturale online, nata dall’incontro di menti giovani. Si occupa di cultura e contemporaneità, con particolare attenzione al mondo della letteratura e del cinema.

Lascia un commento

Torna su