Lyrics: Going to a Town, critica ai valori e ricerca di autenticità

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Quando nella seconda metà degli anni 2000 Rufus Wainwright decise di andare a Berlino per registrare il suo quinto album (Release the Stars), non immaginava che avrebbe scritto Going to a town in soli dieci minuti, inaspettatamente, mentre una sera si annoiava nell’attesa di andare a cena fuori. Malgrado la fulminante ispirazione, la peculiarità di questa canzone, apprezzata dalla critica e dal pubblico, è quella di muovere una critica profonda ai valori della società americana mettendo a nudo gli ideali più intimi della vita privata dell’autore.

Solidarietà verso chi soffre

Intanto la prima confessione è che lui non ne può più dell’America. Si è stancato, stufato: I’m so tired of America. Il primo verso dà il nome alla canzone e mette in chiaro questo allontanamento dal suolo natale, un allontanamento che sembra non solo mentale – a livello di valori nei quali non si riconosce più – ma anche fisico. Il riferimento alla Germania potrebbe essere plausibile, specialmente se si prende la Germania come il cuore del secondo conflitto mondiale risoltosi con distruzione, divisioni e bombardamenti. Il testo della canzone specifica, infatti, che il paese – inteso come cittadina, non come stato – verso il quale si sta andando è stato un tempo arso al suolo (I’m going to a town that has already been burned down). Non solo: sempre in riferimento al paese verso cui si sta andando, si parla di disgrazia (always been disgraced) e di gente amareggiata e delusa (let down).

Tutto questo mette in relazione i due estremi: da un lato l’America, della quale non apprezza più i valori, e dall’altro un luogo e un popolo martoriato dalle vicissitudini storiche, verso cui il testo esprime, se non un’aperta solidarietà, almeno una buona dose di empatia.

Difetti e personificazione dell’America

Rufus Wainwright, autore del testo, inserisce molti elementi autobiografici nella canzone, ma per comprenderli è necessaria qualche premessa. Intanto c’è da dire che Wainwright non nasconde la propria omosessualità: almeno in una intervista ha dichiarato di essere andato a registrare l’album a Berlino proprio per seguire il suo compagno di allora, Jörn Weisbrodt, un uomo di nazionalità tedesca, con il quale aveva per la prima volta intrecciato una relazione a lungo termine e che sposerà nel 2012.  Il sospetto che la critica rivolta all’America scaturisca dalle riserve della società americana nei riguardi della cultura gay è molto forte. In Germania esiste un’apertura maggiore verso le coppie dello stesso sesso, e questa apertura è riflessa anche nell’ordinamento giuridico e sociale, che garantiscono a due persone omosessuali di sposarsi e godere degli stessi diritti delle coppie eterosessuali.

Un altro riferimento, benché velato, alla propria vita privata riguarda la sua frenetica vita di artista, che ruba tempo alla sfera domestica e alle relazioni intime. La canzone, infatti, contiene una promessa: una volta trasferitosi nel paesino (tedesco), ci si rifarà per tutti i Sunday Times, ovvero per tutti i vanitosi affanni rivolti alla conquista di uno spazio sulla stampa (il Sunday Times è per eccellenza un supplemento domenicale di un quotidiano famoso in tutto il mondo). Stare sotto i riflettori diventa un’ossessione di cui ci si deve liberare e si aggiunge alla lista delle possibili critiche rivolte alla società americana, insieme alla falsità e all’ipocrisia. Recita, infatti, il testo: “Non è mai sembrato che volessero dire la verità” (They never really seem to want to tell the truth).

Vanità, falsità, ipocrisia; manca l’opportunismo, anch’esso criticato con queste parole: You took advantage of a world that loved you well, ovvero “ti sei approfittata di un mondo che ti ha voluto del bene”. Il testo si rivolge sempre all’America in seconda persona, quasi personificandola per renderne ancora più evidenti i difetti, in quanto applicati a un’entità concreta piuttosto che a un’astrazione sociologica.

Bigottismo e slancio religioso

Accanto ai limiti rappresentati dalla mancata accettazione sociale dell’omosessualità, il testo della canzone rivela un innegabile combattimento spirituale in termini religiosi e personali. “Dimmi un po’, pensi davvero che andrai all’inferno per avere amato?” (Tell me, do you really think you go to hell for having loved?), si interroga retoricamente.

Da notare il parallelismo tra l’immagine dell’inferno e le fiamme che un tempo distrussero il paese verso cui si sta trasferendo. Visivamente, questo punto è anche reso nel video ufficiale della canzone: le fiamme infernali, sinonimo di morte e distruzione, in qualche modo sono state estinte e il paese – ovvero la meta prefissa – diventa luogo risanato, luogo di rinascita, come l’araba fenice che sorge dalle proprie ceneri, con il proposito concreto di tornare a vivere e di prendersi cura della propria anima. Come? Riprendendo in mano le redini della propria vita, ricordandosi di avere un’anima da coltivare e un sogno da realizzare (I’ve got a life to lead / I got a soul to feed / I got a dream to heed). Non è dunque il cosiddetto sogno americano ciò verso cui è bene dedicare i propri sforzi, ma un sogno più intimo e segreto, che una crisi religiosa sembra aver rivelato. Se i riferimenti alla verità (truth) e all’inferno (hell) hanno già tutto il sapore di un riferimento teologico, il problema morale della verità (I really need to know) in questa canzone si pone col riferimento a Gesù Cristo.

Il riferimento non è una generica invocazione ma una vera e propria professione di fede, indicata da un’attiva partecipazione eucaristica tramite l’intinzione, ovvero l’immersione dell’ostia nel vino consacrati. La pratica, a differenza dell’Italia, sembrerebbe alquanto diffusa nelle comunità cattoliche d’oltreoceano al momento della comunione. Nella canzone vengono usati inequivocabilmente i termini “corpo” (body) e “sangue” (blood), che rivelano una connotazione di fede più determinata e piena rispetto a chi descrive la pratica dell’intinzione ricorrendo linguisticamente alle sole specie materiali (pane e vino).

Il presunto bigottismo che si critica all’America stride qui con il riferimento al cattolicesimo, che dell’omosessualità ha sempre sostenuto una ferma condanna, specialmente nelle posizioni notoriamente rigide della conferenza episcopale statunitense. La canzone potrebbe essere addirittura una confessione del proprio sconforto di fronte a tanta rigidezza morale, davanti alla perplessità generata dall’accostamento tra la propria idea di amore e la condanna morale.

Recita il testo: “Ho davvero bisogno di sapere, dopo aver immerso il corpo di Gesù Cristo nel sangue / sono così stanco dell’America” (I really need to know, after soaking the body of Jesus Christ in blood / I’m so tired of America).

Il significato della frase è ambiguo, perché dal punto di vista retorico si articola in tre parti: (i) il bisogno di sapere, (ii) l’avere intinto il pane nel calice, (iii) l’essere stanchi dell’America.

La seconda clausola (ii), che potremmo sintetizzare come “incontro con Gesù Cristo”, è una premessa che specifica quando è avvenuto qualcos’altro. Il problema, qui, è che sia (i) che (iii) possono accordarsi con tale premessa. Cosa è avvenuto dopo aver intinto il pane nel calice, ovvero dopo aver incontrato Cristo in modo materiale? La prima risposta potrebbe essere: (i) è nato un bisogno di sapere. La seconda risposta, sempre plausibile grammaticalmente, potrebbe essere: (iii) ci si è stufati dell’America.

La prima ipotesi rivelerebbe una lieve immaturità teologica e cristologica nella dottrina della fede, in quanto non rimane nulla da sapere dopo l’incontro con Cristo, il quale è verità assoluta in sé: “Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni, 14,6). Tuttavia, in senso lato, tale incontro si potrebbe descrivere come forza che mette in moto il bisogno di sapere, il bisogno di verità. La seconda ipotesi, invece, vedrebbe l’incontro con Cristo come causa scatenante della disaffezione verso i valori della società americana. Sia ben chiaro che le due ipotesi non sono presentate dal testo in contraddizione, tanto da far propendere a una sorta di zeugma, figura retorica che si ottiene per l’appunto quando un termine regge contemporaneamente due elementi non omogenei. Il termine reggente, in questo caso, sarebbe (ii) e gli elementi retti contemporaneamente da esso sarebbero (i) e (iii).

Riassumendo: Cristo come causa della voglia di verità e, al contempo, Cristo come causa di distacco dall’America.

La sofferenza come passaggio verso la pienezza

Concludendo, quale potrebbe essere il messaggio della canzone?

La sofferenza gioca indubbiamente un ruolo centrale nella narrazione. Nel video ufficiale la si esalta con un’immagine forte, che ricalca l’iconografia della crocifissione, ma il testo scritto la presenta anche con la metafora di un paese che un tempo era caduto in disgrazia, raso al suolo dalle fiamme, e che adesso diventa la meta di un pellegrinaggio, l’oggetto di una visitazione. E la tranquillità, la pace, l’essenziale stanno lì ad aspettare, facendosi destinazione per chi li raggiunge dopo un viaggio difficile e tormentato.

Giuseppe Raudino

Going to a Town

I’m going to a town that has already been burnt down
I’m going to a place that has already been disgraced
I’m gonna see some folks who have already been let down
I’m so tired of America

I’m gonna make it up for all of The Sunday Times
I’m gonna make it up for all of the nursery rhymes
They never really seem to want to tell the truth
I’m so tired of you, America

Making my own way home
Ain’t gonna be alone
I’ve got a life to lead, America
I’ve got a life to lead

Tell me, do you really think you go to hell for having loved?
Tell me, enough of thinking everything that you’ve done is good
I really need to know, after soaking the body of Jesus Christ in blood
I’m so tired of America

I really need to know
I may just never see you again, or might as well
You took advantage of a world that loved you well
I’m going to a town that has already been burnt down
I’m so tired of you, America

Making my own way home
Ain’t gonna be alone
I’ve got a life to lead, America
I’ve got a life to lead
I got a soul to feed
I got a dream to heed
And that’s all I need

Making my own way home
Ain’t gonna be alone
I’m going to a town
That has already been burnt down

Compositori: Rufus Wainwright

Testo di Going to a Town © Warner/Chappell Music, Inc

Album: Release the Stars

Data di uscita: 2007


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Insegno Teoria dei Media alla Hanze University of Applied Sciences di Groningen, in Olanda. Scrivo e racconto storie. "Stelle di un cielo diviso" è il mio ultimo romanzo.

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