“Storie di alberi e bonsai”: l’amore raccontato da Alejandro Zambra

Alejandro Zambra, classe 1975, è uno scrittore, poeta e critico cileno. Definito dalla rivista Granta uno dei più grandi narratori di lingua spagnola, occupa la cattedra di letteratura presso l’Università Diego Portales e collabora con diverse riviste. Sellerio ha da poco proposto una traduzione del suo romanzo Storie di alberi e bonsai (A. Zambra, Storie di alberi e bonsai, Palermo, Sellerio, 2018, pp. 139).

Lo scrittore cileno Alejandro Zambra

Storie di alberi e bonsai

Due racconti compongono questo volume: La vita privata degli alberi (giugno 2006) e Bonsai (giugno 2005). La scelta di accorparli in un’unica opera non sorprende se si considera l’affinità tematica e simbolica che sottende i due racconti: si tratta di due vicende introspettive, in cui il protagonista principale, in entrambi uno scrittore amatoriale, si trova a fare i conti con le proprie storie d’amore. 

La vita privata degli alberi

La vita privata degli alberi è il primo dei due racconti, seppur successivo per cronologia di stesura rispetto a Bonsai. Il racconto narra della storia di Julián, professore di mestiere e scrittore domenicale, nonché patrigno di Daniela. Dopo una rovinosa relazione con Karla, “una donna strana che per poco non era diventata sua nemica” (p. 25), Julián si sposa con Verónica, disegnatrice e mamma della piccola Daniela. 

Il motore narrativo è semplice: il marito cerca di far addormentare la propria figlioccia mentre attende che la consorte rincasi; il protrarsi dell’attesa alimenta in lui dubbi insistenti che lo spingono a dubitare della fedeltà di lei. Su questa esile trama si struttura il racconto di Zambra: i pensieri di Julián si condensano in pagine di sincere confessioni, pagine nelle quali trovano posto rievocazioni del passato e ipotesi sul futuro.

Come per Bonsai, l’incipit è significativo:

Julián distrae la bambina con La vita privata degli alberi, una serie di storie che si è inventato per farla addormentare. I protagonisti sono un pioppo e un baobab che di notte,  quando nessuno li vede, parlano di fotosintesi, di scoiattoli, o dei numerosi vantaggi dell’essere alberi invece che persone o animali o, come dicono loro, stupidi pezzi di cemento. (p. 15)

Gli alberi e il loro mondo sono tutto ciò che distrae da una realtà opprimente. La si potrebbe definire come una sorta di ‘letteratura nella letteratura’: un uomo, mentre aspetta invano che sua moglie rincasi, perso in dubbi che vanno dal timore del tradimento alla preoccupazione per un possibile incidente stradale, racconta una favola a una bambina, racconta della vita privata degli alberi. 

Gli alberi diventano monolitiche presenze di stabilità e inalterabilità. Diventano la proiezione di un tentativo di esternarsi che non ha nella realtà concreto compimento: Julián, vincolato a un presente di attesa e incertezza, ricade inevitabilmente nei lassi temporali di passato e futuro, preda di un fantasticare tumultuoso che avviluppa i suoi pensieri. In questo turbinio di supposizioni, gli alberi si prestano ad essere l’unico punto di riferimento esterno al protagonista, unico baluardo di realtà. La vita privata degli alberi non è altro che la storia di Julián.

Bonsai

Bonsai, già pubblicato in Italia nel 2007, è una drammatica storia d’amore che pone le sue tragiche premesse fin dalle prime parole:

Alla fine lei muore e lui resta solo, anche se in realtà era rimasto solo diversi anni prima della morte di lei, di Emilia. Supponiamo che lei si chiami o si chiamasse Emilia e che lui si chiami, si chiamasse e continui a chiamarsi Julio. Julio ed Emilia. Alla fine Emilia muore e Julio non muore. Il resto è letteratura. (p. 89)

Da uno schietto quanto brutale dato di fatto – la morte di lei e la solitudine di lui -, germoglia una vicenda sentimentale profonda e fragile: una storia d’amore giovanile, fatta di intensità, confidenze e letteratura condivisa. Ma quando l’amore volge al termine, le strade dei due amanti si dividono per ricongiungersi, più in là, su piani sfalsati: un piano inesistente, quello della morte di lei, e un piano letterario, un romanzo – un abbozzo di romanzo – che vorrebbe raccontare una storia d’amore nel tentativo, da parte del protagonista, di esternare nero su bianco la propria interiorità emotiva. 

La tensione di comunicarsi tramite una scrittura che non prende forma e resta abbozzo vagheggiato è un punto portante nell’opera di Zambra: dietro a quei romanzi in cantiere, a quel desiderio di essere letto, dimora un impulso comunicativo, che, a causa dell’incompiutezza dei lavori scrittori, resta insoddisfatto. Di contro al lavorio mentale e scrittorio, i personaggi maschili sono connotati da una forma di mutismo, che essi mettono in pratica nei confronti di ciò che è altro da sé, e che li fa rassomigliare ad alberi. 

Il silenzio degli alberi è il silenzio dell’uomo, solo con le proprie emozioni, e quella ‘solitudine corticale’ che lo isola e lo aliena, rendendolo prigioniero del proprio tronco prospettico, viene eroicamente sfidata dall’atto della scrittura.

Note scrittorie

Minimalismo

La scrittura di Zambra è minimale: non svela più del necessario ed è in grado di rendere senza eccesso le emozioni. Le sue sono storie in divenire, che si costruiscono a ritroso, ponendo fin dall’inizio le premesse su cui la vicenda si fonderà e lasciando che il tutto si racconti da sé. 

Meta-narrativa

L’altro ingrediente per cui l’autore si contraddistingue è il fortissimo gioco meta-narrativo: tra i due racconti vi sono notevoli richiami simbolici, uno tra tutti, il bonsai. Questo albero ha uno stretto rapporto con l’attività scrittoria, rapporto che in Bonsai viene a coincidere: 

Curare un bonsai è come scrivere, pensa Julio. Scrivere è come curare un bonsai, pensa Julio. (p. 133)

Non è quindi un caso il fatto che Julián racconti a Daniela La vita privata degli alberi, stesso titolo che Zambra dà alla storia di Julián, e che il secondo racconto si intitoli Bonsai, proprio come il romanzo che Julio vorrebbe scrivere: sembrerebbe lecita una domanda, le storie che stiamo leggendo sono quindi le storie scritte o narrate da Julio e Julián? Senz’ombra di dubbio queste sono le storie di Julián e Julio: sono storie fatte di ricordi e pensieri, sono vite.

L’espediente meta-narrativo, che suggerisce la simpatia di Zambra per Borges (citato, tra molteplici allusioni letterarie, al fianco di Cortazar, Auster, Carver, Proust e molti altri), orienta il lettore in una ‘dimensione indefinita’ e potenzialmente aperta, lasciando un senso di fragilità e incompiutezza.

Voglio finire la storia di Julio, ma la storia di Julio non finisce, questo è il problema. (p. 138)

“Il resto è letteratura”

Storie di alberi e bonsai si rivela un piccolo gioiello: è un testo che si presta a più riletture (i due racconti constano di non più di una cinquantina di pagine a testa) e che forse nasce con questa consapevolezza. I racconti hanno tutta l’apparente semplicità di una storiella inventata quasi per diletto ma nascondono una profonda e intima umanità, e Zambra, abile affabulatore, lo chiarisce fin da subito: “il resto è letteratura”.

Claudia Corbetta 

Claudia Corbetta nasce a Bergamo nel 1995. Frequenta il liceo scientifico su consiglio dei genitori nonostante l’animo e il cuore siano sempre votati al settore umanistico. Un infortunio arresta la sua carriera atletica da quattrocentista ma le permette di avere più tempo per leggere, scrivere e perdersi in pensieri cavillosi. La sua dichiarata passione per la letteratura la porta a iscriversi alla facoltà di Lettere Moderne di Milano. Legge romanzi e ama la poesia. Ha sempre ritenuto la scrittura una parte fondamentale della sua vita. Giustifica il suo piacere di notomizzare attraverso il linguaggio con una citazione rivisitata di Thomas Mann, per cui se l’autore dei Buddenbrook sostiene che “l’impulso a denominare” equivarrebbe a un “modo di vendicarsi della vita”, la sua giovane età la porta ingenuamente a sostenere che per lei esso sia in realtà un “modo di conoscere la vita”.

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