Il male di Malo, Meneghello e la lingua ritrovata

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Il partigiano e scrittore Luigi Meneghello nasce a Malo, piccolo paesino in provincia di Vicenza, nel 1922; ha quarantuno anni quando nel 1963, dopo una vita passata a studiare e a tradurre testi di altri, pubblica il suo primo romanzo dal titolo “Libera nos a Malo”.

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Il libro nasce negli anni del suo soggiorno in Inghilterra, a Reading, e probabilmente è proprio l’essere così lontano dal suo paese natale che lo porta a riflettere su di esso e ad esso dedicare la sua prima opera. Riguardo a tale esperienza egli dirà più tardi:

«È stato in Inghilterra, e attraverso la pratica dell’inglese, che ho imparato alcune cose essenziali intorno alla prosa. In primo luogo che lo scopo della scrittura non è principalmente l’ornamento, ma è quello di comunicare dei significati […]. C’era poi l’idea che nelle cose che scriviamo la complessità non necessaria è sospetta, e non è affatto invece il prodotto naturale di una mente poderosa. […] E per concludere, c’era infine l’idea che, a parità di altre condizioni, la solennità è un difetto.
E così siamo arrivati a quanto pare al paradosso che è stato qui a Reading, ascoltando gli inglesi, che ho imparato a scrivere in prosa italiana!»1

Tuttavia la materia dell’opera, ovvero la realtà storica e culturale della piccola città di Malo, porta Meneghello a uscire dagli schemi tradizionali della prosa italiana standard e a creare una lingua personale e viva che sia in grado di rendere giustizia alla particolarità e all’unicità della sua musa; una lingua intuitiva, ironica, illuminante.

L’autore si serve così, con estrema arguzia e maestria filologica, dei termini dialettali maladensi che riesce sapientemente a mescolare con l’italiano “standard” che si era da poco affermato nelle bocche e nei pensieri degli abitanti della penisola.

piccoli-maestri2-1170x658Meneghello sa di dover scrivere per un pubblico nazionale ed è ben consapevole quindi che nel momento in cui inserisce il dialetto nella sua opera, deve farlo in modo che esso risulti comprensibile e che il senso delle cose, qualora non sia immediatamente dato, sia quanto meno deducibile dal contesto. Nel fare ciò però avverte un’inevitabile costrizione, una perdita di libertà espressiva che va ad incidere in maniera negativa su tutta l’opera che soffre, a suo parere, di una certa macchinosità e che per questo risulta addirittura brutta; dice infatti più avanti sempre nelle Note:

«Se avessi scritto per i miei compaesani il libro sarebbe forse venuto un po’ meno brutto, ma solo noi a Malo l’avremmo potuto leggere. Sarebbe stato piacevole poter lavorare con piena libertà, seguendo fino in fondo l’ispirazione della sola lingua che conosco bene.»2

La lingua che conosce bene non è dunque l’italiano ma il dialetto di Malo, con questa sola frase Meneghello riesce a mettere in luce un problema fondamentale del nostro paese e cioè l’estraneità che ha contrassegnato fino a qualche decennio fa la lingua nazionale alle orecchie degli stessi italiani.

Nei primi anni ’60, quando il libro viene pubblicato, l’Italia, dopo un secolo di unità politica, sta scoprendo l’unità linguistica e per gli scrittori che si rivolgono a questo pubblico linguisticamente confuso non è facile trovare il giusto compromesso tra libertà d’espressione e comprensibilità.

Da queste riflessioni però ne scaturisce una ben più grande e più polemica; l’italiano viene percepito dagli stessi italiani come una lingua straniera, dai bei suoni, di cui i cittadini (nel caso di Malo i bambini) ripetono frasi che hanno sentito in giro senza sapere il significato delle parole che pronunciano. Meneghello riportando passi di canzonette fasciste storpiate dai bimbi del paesino, vuole portare alla luce una verità di cui all’epoca pochi, tra cui alcuni studiosi della lingua italiana, si sono accorti e cioè che la cosiddetta lingua nazionale era ancora lontana negli anni del fascismo (e anche dopo) dall’essere per gli italiani la “lingua madre”, nel senso più profondo del termine, e ancor più la lingua concreta, usata tutti i giorni per esprimere concetti semplici ma fondamentali, la lingua dell’emotività e del cuore; ruolo che ancora il dialetto rivendicava a pieno titolo in alcune città italiane.

luigimeneghellorettI bambini di Malo, che si trovano davanti a una canzone fascista infarcita di termini letterari e che recita più o meno così “Vibra l’anima nel petto/ sitibonda di virtù:/ freme, o Italia, il gargliardetto/e nei fremiti sei tu”, non capiscono nemmeno una parola e nel riprodurla vanno per associazioni di suoni, per assonanze e similitudini creando un inno tutto loro che, ben lontano dall’originale, dice: “Vibralani! Mane al petto!/ Si defonda la vertù./ Freni Italia al gagliardetto/ e nei freni ti sei tu.”3, là dove questo “ti sei tu” viene addirittura visto come una forma poetica per “ci sei tu”.

La denuncia di Meneghello è allora chiara: il potere, la classe dirigente parla una lingua che i cittadini non comprendono; c’è un divario enorme tra la classe alta e il popolo e da una tale situazione di incomunicabilità e incomprensibilità non possono che derivarne conseguenze pesanti e negative.

Tuttavia da questi disagi nasce tra gli italiani l’esigenza di comunicare tra loro da una parte all’altra della penisola e tra i due estremi del dialetto e della lingua ufficiale coniano, con non poche fatiche, una lingua media, scevra dei termini letterari e ampollosi della lingua fascista, e infarcita di dialettalismi e regionalismi che poco alla volta estendono il loro raggio di diffusione.

Quella di Meneghello è allora una critica al sistema ma anche un incoraggiamento a tendersi la mano per avvicinarsi l’un l’altro, il risultato è un libro intenso ma divertente, che fa riflettere senza mai dimenticare di far sorridere.

Nike Francesca Del Quercio

1L. Meneghello, Materia di Reading, in Meneghello Opere Scelte, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A, Milano, 2006, pp. 1307-1309.

2Ivi, p. 302.

3Ivi, p. 6.


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Grado Zero è una rivista culturale online, nata dall’incontro di menti giovani. Si occupa di cultura e contemporaneità, con particolare attenzione al mondo della letteratura e del cinema.

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