La dura vita dello scrittore

Condividi!

Questo articolo nasce da una lezione su metodi ed esperienze di scrittura tenuta da Antonio Lanzetta all’Università di Salerno.

Se hai in mente di metterti a scrivere un romanzo e non hai alcuna idea su come cominciare, in rete puoi trovare decine di siti in cui ricavare informazioni utili. Metodi di scrittura, corsi online, addirittura suggerimenti da esperti dei social che ti insegnano a far crescere la portabilità della tua pagina (sì, quella che hai creato con il nome di Mario Rossi Autore). Lo devo ammettere, sono colpevole: anche io mi sono occupato dell’argomento, scrivendo per Grado Zero delle pillole di sopravvivenza per autori emergenti. Ho ricercato i consigli dai big della letteratura, delle vere e proprie perle di saggezza a proposito di scrittura creativa e se ti sei perso il post, fai ancora in tempo a leggerlo.

Il fatto è che me ne sto nel mio studio, seduto sulla poltrona Ikea a spararmi Tycho in cuffia, e immagino che stai incrociando le mani dietro la nuca, allunghi le gambe sulla scrivania e tiri un respiro soddisfatto. Hai appena buttato giù l’incipit del tuo manoscritto, e sei contento perché non solo hai seguito i consigli sparsi in rete (del tipo, non far iniziare il tuo libro con delle previsioni meterologiche), ma avverti anche una sensazione strana, tipo un prurito alle mani, mentre rileggi le tue parole sul monitor. Ti vedo, stai sorridendo: non hai nemmeno scritto le prime cinquanta pagine, ma sei consapevole che la tua storia è destinata a diventare il caso editoriale dell’anno!

Bene, sono contento per te ma adesso metti giù i piedi e siedi composto. Lo so, stai avvertendo l’impulso irrefrenabile di cercare sul browser la pagina dei contatti di Mondadori, creare un documento in cui organizzare le email dei direttori editoriali e degli agenti letterari. Dovrai farlo prima o poi, e alla fine è giusto portarsi avanti con il lavoro. Ti ripetono in continuazione che l’ostacolo principale tra te e il successo è rappresentato dalla pubblicazione. “In Italia si scrivono più libri di quanti se ne leggano”, “le redazioni degli editori sono piene di manoscritti da valutare”, e roba del genere. Premesso che è tutto vero, è inutile che adesso perdi tempo con le guide a scrivere una sinossi e la lettera di presentazione.
Lo so che sei diverso dagli altri, non vuoi percorrere la strada più comoda e indipendente del self-publishing, vuoi il tuo nome in copertina e, soprattutto, che il libro non sia letto solo da i compagni del liceo o da tuo cugino di Pordenone. Si tratta di fare le cose per bene, diventare uno scrittore e non uno scrivente. Ti capisco, ed è per questo che voglio prepararti su quello che ti aspetta.

Il 1° Aprile 1908 nacque a Brooklyn un tipo chiamato Abraham Harold Maslow. Come chi è? Era uno studioso, uno psicologo per la precisione, che ha studiato e analizzato i bisogni umani, organizzandoli in una gerarchia, la Piramide di Maslow. Secondo tale modello, solo se soddisfi una necessità puoi poi passare alla realizzazione di quello successiva. Seguendo tale logica, Maslow divideva i bisogni in fondamentali e superiori (psicologici e spirituali): non voglio dilungarmi con questa storia, ma ci sono studiosi di marketing, gente in giacca e cravatta che siedono in uffici dalle pareti di vetro, i quali trascorrono le giornate a studiare i mercati. I loro lavoro consiste nell’applicare il modello di Maslow alla società: comprendere cosa soddisfa un segmento di mercato, per esempio, aiuta nel lanciare un prodotto, nel comprendere il grado di penetrazione dello stesso. Cosa c’entra Maslow con la scrittura creativa?

Be’, la vita di un autore non è facile. Gli ostacoli da fronteggiare per il soddisfacimento dei suoi bisogni spirituali sono diversi e complessi. Il Nirvana, quella luce in fondo al tunnel, ha molti modi per manifestarsi. Il successo editoriale potrebbe esserne una manifestazione più ambiziosa, ma non la sola attesa. In quanto aspirante scrittore, prima di preoccuparti della pubblicazione forse è il caso che cominci a dare un ordine agli altri fattori che possono compromettere il tuo lavoro. Prendiamo la piramide di Maslow e sostituiamo i bisogni con le difficoltà, cosa otterremo? La piramide della Sfiga di Lanzetta? L’esperienza personale sicuramente mi aiuta a definire questo modello, ma non esageriamo.

Triangolo_Lanzetta

Alla base della piramide c’è la condiscendenza di famiglia e amici. Mia madre è stata la prima a bocciare il primo manoscritto a cui stavo lavorando. Non chiedermi come, era impegnata a spolverare la scrivania ed è riuscita a manomettere il cavo di alimentazione del computer mentre era acceso. All’epoca non c’erano le chiavette USB e ho visto andare letteralmente in fumo i miei sogni da scrittore. Probabilmente mi ha fatto un piacere e la cosa che stavo scrivendo era una porcheria, ma queste cose segnano. In ogni caso, amici e parenti penseranno sempre che sei un tipo strano. Diciamoci la verità, chi passerebbe tutto quel tempo seduto davanti a una tastiera a inseguire i propri sogni? E quando finalmente sarai riuscito a pubblicare e a ottenere visibilità in libreria, non mancheranno domande geniali del tipo: quanto hai pagato per pubblicare? Mi regali una copia?

Subito dopo c’è lo stile di vita: scrivere è costanza, dedizione quotidiana, ma quando hai un lavoro o una famiglia di cui occuparti come si fa? Bella domanda. I più bravi riescono a farlo in treno, per esempio. Io credo che tu debba specializzarti nell’incastrare almeno un’oretta di scrittura in ogni tua giornata. Se hai week-end liberi, cerca di spremerti in quelle senza trascurare il resto della tua esistenza. Scrivere può diventare una droga, e se devi bucarti allora fai in modo che non si vedano i segni.

Le conoscenze tecniche si apprendono. Scrivere con un vocabolario a portata di mano sarebbe preferibile, e per quanto riguarda la grammatica, se sei stato fortunato, dovresti aver imparato tutto quello che serve già alle scuole medie. In On Writing, Stephen King parla della cassetta degli attrezzi: puoi metterci dentro tutto l’occorrente, il resto lo apprendi con la pratica, con la voglia di migliorarti, e soprattutto con la lettura. Già, lettura. Non puoi minimamente immaginare di scrivere se non leggi come se non ci fosse un domani.

Il più grande problema degli essere umani è la fiducia in sé stessi. Già è difficile svegliarsi la mattina e affrontare la vita a testa alta, figuriamoci credere sul serio nei propri mezzi. Proveranno a far vacillare quel poco d’amor proprio che ti resta, a dirti che forse è meglio pensare ad altro, a qualcosa di serio. La tua forza si manifesterà nel momento in cui pianterai i piedi nel terreno come radici e resisterai all’urto. Tutto passa, quando si crede in sé stessi e gli obiettivi non sono lontani, soprattutto se c’è una giusta dose di talento ad assisterti. Il talento è come una mazza chiodata: i raccomandati e gli amici degli amici ci sono sempre, in qualsiasi ambito, però poi spesso si rivelano anche sprovvisti di talento e, fidati, anche se per il momento hanno preso il tuo posto, prima o poi cadranno. L’importante è essere pazienti, sollevare la mazza e dare loro una bella botta in testa quando scavalchi i loro corpi agonizzanti.

Le case editrici sono stronze, eh! Si è detto così tanto in giro che alla fine non capisco bene come funzionano. Una cosa è certa, sono finiti i tempi in cui si investiva su un autore, sulla sua crescita professionale. Adesso si cerca il nome da lanciare, vendere più copie possibile senza preoccuparsi del futuro. Be’, tu pensa a scrivere perché ti piace farlo, perché è l’unica cosa che vuoi fare, e non porti limiti: la gavetta non fa male a nessuno, anzi… se i grandi editori non vogliono il tuo manoscritto, fottitene. Se l’hai scritto con il cuore e ci hai lavorato con serietà e costanza, ci saranno altri che vorranno pubblicarti e valorizzarti.

Al vertice della Piramide della Sfiga c’è l’indifferenza. Mettiamo che il tuo libro è edito da un piccolo editore, stai sicuro che non avrà la potenza di fuoco dei big per distribuirti ovunque. Nessuna televisione vorrà invitarti, se non quella della parrocchia, e sarai costretto quasi a supplicare i tuoi lettori per una recensione su Amazon o Anobii. Capiterà e quel giorno ti ricorderai di questa chiacchierata. Succede a me e a tanti altri. Io sorrido e scrollo le spalle. Stan Lee dice che grandi poteri derivano grandi responsabilità, è la nostra maledizione: pensa a te come a un supereroe. In mezzo al nulla, al vuoto, al buio, tu sei quello che fa la differenza. La gente guarderà verso di te e vedrà la luce.
Sei uno scrittore, non voltare le spalle a ciò in cui credi.

Antonio Lanzetta


Condividi!

Grado Zero è una rivista culturale online, nata dall’incontro di menti giovani. Si occupa di cultura e contemporaneità, con particolare attenzione al mondo della letteratura e del cinema.

Lascia un commento

Torna su