Neiwiller

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Antonio Neiwiller nasce a Napoli nel 1948. La sua esperienza artistica si svolge quasi tutta nel mondo del teatro, da attore, autore, regista e scenografo.
Tra i suoi testi teatrali si ricordano: Ti rubarono a noi come una spiga (1974); Berlin Dada (1977); Anemic Cinema (1979); Titanic (1983); Darkness (1984).
È stato anche attore per il cinema in Morte di un matematico napoletano di Mario Martone e in Caro diario  di Nanni Moretti.
L’autore è scomparso, a causa di una grave malattia, nel 1993, a soli quarantacinque anni.

Tutte le riflessioni teoriche appurate, dalla scomparsa di Neiwiller a oggi, prendono spunto dalle sue opere e dai frammenti dei pochi scritti lasciatici. Si soffermano sul tentativo dell’autore di cercare un legame tra arte e vita, senza mai oltrepassare lo studio analitico, senza ricercare, dietro le carte, le sembianze dell’uomo.

Solo di recente, Gennaro Di Vaio, amico di vecchia data di Antonio Neiwiller, ha pubblicato un volume dal titolo Neiwiller, un poeta per amico (Polidoro editore, 2014), in cui per la prima volta l’opera drammaturgica viene posta in secondo piano rispetto alla vicenda umana.
Il volume è introdotto da una buona prefazione di Antonio Grieco e ampliato da un’appendice fotografica di Mauro Abate.
In un solo libretto, tre amici del poeta, in sessanta pagine circa, ricordano attraverso analisi critiche, ricordi e immagini l’amico Antonio Neiwiller.

Come è già capitato ad alcuni artisti e intellettuali, anche Neiwiller ha affrontato con difficoltà gli anni della formazione scolastica, scontrandosi con una professoressa che non ne intuiva il potenziale, o che semplicemente non era in sintonia col carattere del ragazzo.
Significativi sono i passaggi, nel racconto di Di Vaio, in cui Neiwiller vive la scuola con totale indipendenza: marinandola per andare a leggere sugli scogli i versi di Tagore; leggendo altri libri mentre la professoressa spiega; improvvisando osservazioni sulla commedia dantesca esuli dalle lezioni frequentate, e ricavate da autodidattiche letture.
Antonio Neiwiller è presentato come un artista che il proprio sapere se l’è costruito da solo, con leggerezza, quasi senza sentire le pressioni del mondo esterno, anzi, si potrebbe dire, sfidandolo a testa alta, il mondo.

[…]

Ci furono parecchie lezioni sul malcapitato Dante. Antonio non la sentiva proprio: tirava dalla tasca dell’impermeabile il libro che teneva appresso e si metteva a leggere quieto quieto. Mentre lei spiegava, lui si immergeva totalmente nella sua lettura. Un giorno, mentre ci parlava di anime dannate, si fermò, guardò Antonio che, immerso in tutt’altri pensieri, ridacchiava da solo completamente assente, e gli fece: «Signor Neiwiller, cosa sta leggendo di tanto divertente? Faccia divertire anche noi».
Antonio non si perse d’animo e lesse il rigo che aveva sotto gli occhi: «Qui giace un ragazzo morto tisico. Già sapete perché. Non piangete per lui».
«E lo trova così divertente?».
«È interessante questo autore, Lautroumont, perché è riuscito a stabilire l’unità di misura dell’ignoranza: la Chiesa. Senta questo passaggio: L’ignoranza si caricò sulle spalle un macigno e scalò una montagna alta sette chiese e da lassù schiacciò una lucciola».
«Neiwiller, io lunedì t’interrogo su Dante così vedremo quante chiese misura la tua ignoranza. Ora chiudi quel libro e ascolta la lezione, oppure vattene fuori».

[…]

 Il Neiwiller di Di Vaio, però, non è solo un ragazzo che cerca di convivere e ricercare un equilibrio con le ostilità e gli intoppi della vita. È un ragazzo dallo spirito semplice, creativo, che studia il teatro per comprenderlo e vivificarlo, magari rinnovarlo, senza arroganti pretese.

Per lui era sperimentale qualsiasi forma di rappresentazione in cui fosse preponderante la ricerca di nuove forme espressive e di comunicazione. In quel che lui intendeva per teatro tutto era nuovo: il suono, il suono delle parole, l’immagine, l’ombra, la luce, la presenza dell’attore in scena, come un’insieme di immagine e suono.

Il racconto del volume Neiwiller, un poeta per amico è un elogio all’amicizia, molto sentito, malinconico. Gennaro Di Vaio, dopo averci presentato il carattere dello studentello poi diventato uomo, e la sua formazione (con eventi significativi come l’incontro con Eduardo De Filippo), ci regala ultime pagine che testimoniano le fasi finali della vita di Neiwiller, e il tentativo dei due amici di scrivere il testo teatrale che da anni metabolizzavano: il Galileo.

 

Antonio Esposito


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Antonio Esposito nasce a Napoli nel 1989. È laureato in Lettere e specializzato in Filologia moderna. Attualmente scrive racconti, pianifica romanzi e insegue progetti editoriali di vario genere. Da editor collabora con la casa editrice Alessandro Polidoro, dove dirige anche la collana dei Classici.

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