Il filo rosso

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Okri Ben, scrittore nigeriano

In Giappone è molto diffusa un’antica leggenda popolare cinese.
Il filo rosso del destino (Unmei no akai ito), la chiamano.
Secondo la tradizione, fin dalla nascita, ogni persona porta legato al mignolo della mano sinistra un filo rosso. Questo filo è indissolubilmente legato all’anima gemella. Le sue caratteristiche sono l’invisibilità, la lunghezza, l’indistruttibilità e serve a tenere unite due persone che prima o poi dovranno per forza incontrarsi.Probabilmente, per la loro lunghezza, i fili rossi possono aggrovigliarsi, e creare quindi qualche difficoltà alle anime gemelle, ma nessun ostacolo è abbastanza forte da poter rompere questo legame.
Queste connessioni, termine più adatto all’era digitale in cui scrivo, sono molto presenti anche nel nostro ordito quotidiano. Non sono prerogativa degli innamorati, si mostrano anche nei legami che possono intercorrere tra forme d’arte differenti.
L’impressione è che ogni esistenza, nel suo compiersi, tracci una linea che permetta il realizzarsi di queste connessioni.
Il web, d’altronde, con i suoi collegamenti ipertestuali, consente a ogni internauta di seguire il suo filo rosso, pagina dopo pagina, ricerca dopo ricerca, fino quasi a perdere le tracce dei passi iniziali; come quando gli argomenti di una conversazione mutano a tal punto da far sfuggire ai presenti le logiche che hanno comportato la variazione del tema.
Queste premesse mi sono utili per raccontare dell’esistenza di un singolare filo rosso che unisce l’Inghilterra e la Nigeria, la musica e la letteratura.
Si tratta ovviamente di uno di quei casi in cui un’opera è collegata a un’altra. Questi collegamenti sono all’ordine del giorno tra cinema e libri, tra libri e musica, tra musica e poesia, tra poesia e prosa, tra prosa e realtà… io ne prendo in considerazione un solo caso. Il resto va da sé.
Nel 1991 Ben Okri, inglese di origini nigeriane, considerato il più grande poeta e scrittore della letteratura Africana, scrive La via della fame. Quattro anni dopo, nel 1995, esce The bends, secondo album dei Radiohead.
A legare le due esperienze artistiche è il brano Street spirit (Fade out), dodicesima traccia del disco.
Il legame è dichiarato. Anni dopo la pubblicazione, Thom Yorke ha apertamente affermato di essersi ispirato, per il testo della canzone, al romanzo dell’autore nigeriano.
La via della fame racconta la storia di un abiku. Secondo la tradizione yoruba è lo spirito di un bambino che muore ciclicamente prima dei nove anni. Si tratta di spiriti inconsolabili perché tornano al loro mondo portando con sé il peso del dolore che lasciano sulla terra.
Attraverso gli occhi di Azaro, il protagonista, Ben Okri delinea un quadro della situazione africana d’inizio anni Novanta, della violenza politica e dell’eterna lotta di quelli che vengono divisi, con semplicità, tra partito dei ricchi e partito dei poveri.
Il romanzo sintetizza, armonicamente, mondo soprannaturale e mondo naturale, tanto da spingere alcuni critici a porre Ben Okri tra i grandi rappresentanti del realismo magico. Etichetta che l’autore ha sempre respinto. Qualcun altro ha invece parlato di realismo animista, tenendo in considerazioni le caratteristiche metafisiche che, nel testo, determinano realtà materiali.
Azaro è un abiku, ha poteri speciali, all’occorrenza può parlare con gli animali, percepisce gli spiriti naturali, comprende il loro dolore.
Anche la strada ha un suo spirito: lo canta Thom Yorke, lo scrive Ben Okri.

Disse: “Se fai il cattivo, succederà la stessa cosa anche a te”.
“Che cosa?”.
“La foresta ti ingoierà”.
“E io diventerò un albero”, replicai.
“E allora ti taglieranno per costruire la strada”.
“E io diventerò strada”.
“Le macchine ti pesteranno, le mucche ti cagheranno addosso e la gente celebrerà fatture sulla tua faccia”.
“Allora io griderò quando è notte. E la gente si ricorderà della foresta”.

Il brano dei Radiohead accoglie le grida notturne dell’abiku, assimilandole, descrivendo una serie d’immagini oniriche che sembrano annichilire l’uomo e l’ambiente a lui circostante.
I nostri fan, afferma Thom, non hanno capito che la canzone parla di guardare il diavolo negli occhi, ben sapendo – non importa cosa diavolo farai – che lui avrà l’ultima parola.
È sulla strada che si incontrano la canzone e il romanzo. Sulla strada che geme di notte, dove il diavolo a testa alta sfida ogni uomo.
Quella strada che, sulla falsa riga della Genesi, in principio era un fiume, un fiume divenuto strada, una strada che si è ramificata per tutto il mondo.
E giacché, un tempo, la strada era stata un fiume, la sua fame era insaziabile.
Ecco chi distende il filo rosso di questa connessione: è lo spirito della strada.

Antonio Esposito


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Antonio Esposito nasce a Napoli nel 1989. È laureato in Lettere e specializzato in Filologia moderna. Attualmente scrive racconti, pianifica romanzi e insegue progetti editoriali di vario genere. Da editor collabora con la casa editrice Alessandro Polidoro, dove dirige anche la collana dei Classici.

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