Racconto: “Anita Gallo” – Daniele Lince

«Cosa hai fatto?!» esclamò Giorgio con gli occhi fuori dalle orbite. «Quello che andava fatto, baby», rispose con fierezza Anita Gallo, nome che presto avrebbe riempito i quotidiani d’Italia e avrebbe avuto risonanza mondiale.

«Hai ucciso Alberto?!»

«Datti una calmata, Giò, abbassa la voce. Non che me ne vergogni, anzi, ma non facciamolo sapere a tutti in questo modo.»

«Ecco perché oggi non c’era in classe», disse il ragazzo fra sé e sé. E poi chiese con timore: «Come è accaduto?»

«Ho il mio metodo, non credo tu voglia davvero saperlo.»

«Certo che voglio saperlo. Ha sofferto?»

«Me lo chiedi come se sperassi di no… dopo tutto quello che ti ha fatto.»

«Sì, è un gran bastardo, gli spaccherei la faccia ma…»

«Era. Era un gran bastardo. E non gli avresti potuto spaccare la faccia nemmeno dopo anni di karate.»

«Guarda che il karate è una cosa seria e mi pare di essermi difeso bene le ultime volte.»

«Ma se gli hai portato la focaccia fino a tre mesi fa!»

«Non è vero, gliene davo solo un pezzo nell’intervallo quando era troppa per me.»

«Giorgio, gliela portavi perché altrimenti ti avrebbe rotto le palle e ti avrebbe chiuso in bagno durante le ore di ginnastica! Svegliati, dai. Avevi paura di lui, l’hai sempre avuta, e non sei l’unico, tranquillo. Alberto faceva paura anche a me. Un pezzo di merda che crescendo sarebbe solo peggiorato. Sarebbe diventato come quell’idiota di suo padre.»

«Faceva paura anche a te? Come sarebbe?»

«Certo che mi faceva paura. Quello non si faceva problemi a prendere a manganellate le persone, ha pure accoltellato due la scorsa estate. Se l’è cavata solo perché i presenti avevano paura del padre. Questa gente è il male e il male va annullato.»

«Annullato… vuoi dire ucciso.»

«Usa la parola che preferisci.»

«Cosa succederà adesso?»

«Che vivremo meglio, c’è uno stronzo in meno in giro. Urrà!»

«Ma qualcuno lo scoprirà. Se scoprono che sei stata tu…»

«Non è possibile, stai tranquillo.»

«Come fai ad essere così sicura?»

«So quello che ho fatto. Non ho improvvisato nulla.»

«E da quando avresti iniziato a pensare al tuo omicidio? Perché è l’unico, vero?!»

«È il primo, sì.»

«Significa che ne stai organizzando altri?»

«Qualcuno deve pur fare qualcosa.»

«Anita, è assurdo, non ci posso credere. Mi sei sempre piaciuta per la tua forza, sei una tosta, non ti schiaccia nessuno, ma un conto è farsi rispettare e difendersi, un altro è il Far West! Le persone così nella realtà vengono arrestate, sai?»

«Non ho paura delle conseguenze. Ho paura a vivere in un mondo di stronzi. E solitamente questi non vengono puniti a dovere.»

«Per cui, ecco che ci sei tu! La sterminatrice dei bulli!»

«Vuoi parlare a bassa voce?!»

«Sì, scusa. Ma lo hai… sepolto?»

«Figurati. Non lo avrebbe meritato. L’ho annullato, te l’ho detto. Non ci sono più tracce di quella faccia di merda. Ha smesso di rompere a tutti, di toccare i culi a quelle del primo anno, di farsi fare i compiti da Andrea, di picchiare qualcuno a caso ogni sabato pomeriggio in centro. Qualche volta è toccata pure a te la sorte del sabato, lo hai dimenticato?»

«No, come si fa. Quel bastardo…»

«Ricordi quando siamo usciti la prima volta insieme?»

«Sì. Quando Alberto e i suoi mi hanno circondato in piazza e volevano menarmi perché ero uscito con te. Alberto ti voleva come spalla, aveva una bella cotta.»

«Neanche morta con lui!»

«E tu mi hai baciato davanti a tutti e gli hai detto che avrebbero avuto da imparare da me come fare con le ragazze.»

Anita scoppiò a ridere. «E ho dato un paio di schiaffi a quelle oche del gruppetto che facevano le fighe.»

«Chissà come la prenderanno adesso…»

«Spero che qualcuno si dia una calmata. Meglio per loro, altrimenti…»

«Anita, mica vorrai annullare qualcun altro?»

«Tu non preoccuparti. Te l’ho confidato perché mi fido di te, ma non ti chiederò mai nulla di pratico. Devi solo tenere la bocca chiusa. Vivi sereno.»

«Ma lo hai fatto da sola?»

«No.»

«Oh, cazzo! E con chi l’hai fatto?»

«Non posso dirtelo. Comunque non li conosci.»

«Sono più di uno?!»

«Sono due. Adesso basta chiedere.»

«Oh Santo Dio! Chi sono i due boia?»

«Sono due che non si fanno problemi a fare cose così.»

«Come li hai conosciuti?»

«In una chat. Poi dal vivo al McDonald’s.»

«Ma che cazzo, Anita! Ti sei vista con due killer professionisti al Mc?! Avete mangiato patatine con ketchup mentre pensavate a come tirare il collo ad Albe?!»

«Baby, devi smettere di alzare la voce.»

«Puoi smetterla di chiamarmi baby

«Calmati. Va tutto bene.»

«Va tutto benissimo, alla grande. Fra qualche giorno ti porterò le arance in prigione.»

«Andrà tutto bene. Nessuno verrà da me.»

«E quei due sono affidabili? Voglio dire, come siete rimasti? Li hai pagati? O gli è bastato un Happy Meal?»

«Meglio che tu non sappia troppo.»

«Ah no, vero, sono solo il tuo ragazzo. Puoi anche non dirmi nulla, fai quello che ti pare. Magari quest’anno vai in vacanza con i tuoi due nuovi amici.»

«Giorgio!»

«Giorgio, cosa?! Non posso parlare? Non posso essere fuori di me?»

«Giorgio!»

«Cosa vuoi, che faccia finta di niente?!»

«Sei davanti casa! Se la smetti di urlare magari i tuoi vicini non scopriranno nulla.»

«Ecco, appunto. Vedi, basta un niente che il tuo piano andrà a rotoli. E io dovrei stare calmo?!»

«Se il mio piano andrà a rotoli sarà solo per colpa tua. Io sono tranquilla, i due tizi non sono un problema. L’unico che potrebbe far casini sei tu.»

«Ottimo, mi piace quello che dici. Quindi se qualcuno ti scoprirà verrai subito da me; magari con i due compari, per annullarmi prima che mi metta a piangere e a confessare tutto in centrale. Sai, ora sono proprio sereno. Grazie!»

Anita lo ammutolì baciandolo con forza. La stessa forza che usava in tutto. Non conosceva le mezze misure. A Giorgio piaceva tantissimo. Era sicuramente amore, ma c’era anche una gran dose di ammirazione. Anita era il suo modello, avrebbe voluto essere come lei, senza paranoie e preoccupazioni.

«E ora fila a casa. Ci vediamo alle cinque, passo a prenderti.»

«A dopo», rispose Giorgio, riprendendo fiato dopo uno dei loro baci-apnea.

«Salutami i tuoi, baby», disse con quel sorrisetto provocatorio, mentre si allontanava di gran passo.

I riflettori si accesero e la cittadina divenne presto teatro di ricerche e di dibattiti giornalistici. Il padre di Alberto fu trovato più volte dai carabinieri armato fino ai denti durante le sue personali ricerche. Aveva preso a botte due ragazzi rumeni e uno marocchino. Senza motivo ovviamente, a lui bastava la loro provenienza. Aveva bisogno di sfogare il suo dolore per il figlio scomparso.

Una sera di quei giorni surreali, qualcuno propose una fiaccolata in onore di Alberto. «Era un ragazzo così dolce!», «Saranno stati quegli extracomunitari del dormitorio.», «Albi, ci manchi! Torna da noi!», «Abbiamo paura, se è successo a lui, potrebbe succedere anche a noi!»

E riguardo a questo Anita era d’accordo. Lei si godeva lo spettacolo. Giorgio tremava per entrambi.

A scuola i professori difesero gli studenti dagli attacchi dei cronisti d’assalto, che volevano riprendere il banco vuoto e registrare parole di terrore e dolore dai compagni per i servizi della sera. Giorgio, ad un certo punto, nauseato da tutto quel sentimentalismo per uno stronzo, iniziò a pensare che fosse grandioso ciò che aveva fatto Anita. Voleva saperne di più. Voleva farne parte.

Anita tenne duro, non rivelò nulla a Giorgio riguardo la dipartita di Alberto, ma gli promise che si sarebbe consultata con lui per le prossime volte.

Cosa che non fece mai.

Anita voleva tenere al sicuro il suo fidanzato. Si è sempre dimostrata molto lucida riguardo a ciò che aveva commesso. Non mostrò mai pentimento e dai suoi racconti risultava difficile non sentirsi un po’ dalla sua parte. Prima della sua cattura, fece fuori diciannove persone in dieci anni, Alberto compreso. Erano in qualche modo tutte persone pericolose. L’elenco comprendeva un paio di collezionisti di denunce per smaltimento abusivo e inquinante, tre serial killer, quattro stupratori, un usuraio e una manciata di bulli di età differenti. Confessò tutto e divenne un’eroina per qualcuno. Una giustiziera della notte. Dichiarò di aver fatto tutto da sola e di aver usato diverse soluzioni per annullare le sue vittime. Pare che facesse poi a pezzi i malcapitati e li portasse furtivamente in un allevamento di maiali. Ma sono ancora in corso le ricerche. I racconti di Anita hanno molte zone d’ombra. Sta scontando la pena nel carcere di Alessandria. Giorgio va a trovarla ogni volta che può. I bulli non hanno smesso di esistere, ma ogni tanto qualcuno sparisce misteriosamente, non solo in Italia. C’è chi parla addirittura di “seguaci di Anita Gallo”.

Daniele Lince è regista, sceneggiatore e montatore. Ha 37 anni, vive a Torino ed è autore di alcuni cortometraggi di finzione, documentari e una docu-serie. I suoi lavori sono stati selezionati da diversi festival, tra cui Nastri d’Argento, Visioni Italiane e Giffoni Film Festival. Ha realizzato branded movie per Parmigiano Reggiano, Blåkläder Workwear e Antrax IT Design. Lavora spesso in coppia con Elena Beatrice, con cui ha firmato spesso la regia delle sue opere.

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Grado Zero è una rivista culturale online, nata dall’incontro di menti giovani. Si occupa di cultura e contemporaneità, con particolare attenzione al mondo della letteratura e del cinema.

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