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«Nello spazio minimo tra la luce e il buio». Pensa il risveglio di Alessandro Cinquegrani, una sfida al bisogno di scomparire

In che modo è possibile raccontare il Male – il male assoluto, ma anche le sue propaggini nascoste nelle parti più profonde di ciascuno di noi? Per provare a rispondere a questa domanda, nel suo ultimo romanzo, Pensa il risveglio (TerraRossa Edizioni), Alessandro Cinquegrani costruisce una studiata architettura narrativa, fatta di piani che si sovrappongono e di percorsi che sembrano non portare da nessuna parte, come in certe illusioni ottiche escheriane.

Appare infatti evidente fin dall’incipit che qualcosa non quadri nella storia del narratore, impegnato, nella prima parte del libro, nella ricerca del suo migliore amico Lorenzo. Entrambi, prima della misteriosa sparizione di quest’ultimo, lavoravano a un film distopico che racconta un futuro prossimo in cui un gruppo neonazista ha preso il potere imponendo un regime di razionamento delle risorse e sperimentazione eugenetica col pretesto di salvare il Pianeta oramai al collasso.

Lorenzo, regista della pellicola in questione, è scomparso dopo un diverbio con il produttore a proposito del titolo dell’opera. Improbabile quanto la motivazione che l’ha spinto ad andarsene è la coppia che si mette all’inseguimento delle sue tracce: accanto all’amico (attore e viceregista del suo film), c’è infatti sua moglie Caterina, che non sembra molto turbata dalla situazione. Con la stessa naturalezza con cui coinvolge il narratore nelle indagini, lo accoglie nella propria vita e nel proprio letto, in un graduale processo di sostituzione che vede il protagonista appropriarsi interamente della vita di Lorenzo. La catena delle connessioni fra i due uomini si farà via via più misteriosa e stringente, e la cosa porterà il protagonista a interrogarsi sull’affidabilità delle proprie percezioni. Fin dall’inizio, infatti, la vicenda in cui si trova invischiato sembra caratterizzata da una serie di incongruenze e misteriose fatalità: come ricorda uno dei tanti passaggi metanarrativi del libro, «c’è qualcuno che manomette le parole, inserendo nel testo un suo stile, una sua cifra».

Molti dei personaggi che il narratore incontra fanno o dicono cose inverosimili, e tutto ciò contribuisce ad accrescere in lui un senso di sospetto. Inoltre, non c’è vicenda nella trama dei suoi giorni che non torni a ripetersi, uguale o di poco variata, nelle vite delle altre persone che incontra. Per questo motivo, come il protagonista del film Memento di Christopher Nolan, il narratore avverte l’esigenza di lasciarsi dei messaggi di ammonimento: «C’è troppo destino in questa storia. Forse c’è un disegno? Ricordati le crepe, nota le crepe».

In chi legge cresce d’altronde l’impressione che sia il narratore a non essere affidabile: è indubitabile che il suo rapporto con la realtà sia mediato da una tendenza visionaria a scorgere negli eventi delle reti di significato ulteriore. Simile in questo all’amico Lorenzo, è portato a sondare il mondo circostante alla ricerca di fondamenti per così dire archetipici: ciò lo induce per esempio a vedere in due figure storiche centrali nel film a cui lavoravano, Albert Speer e Josef Mengele, due possibili paradigmi esistenziali. Da un lato, il medico di Auschwitz: esempio di fedeltà cieca all’ideale nazista, visse in Sudamerica da fuggiasco senza mai rinnegare il proprio abominevole credo; dall’altro, l’architetto del Reich, il prototipo del trasformismo del Male: l’unico fra tutti i gerarchi nazisti a morire da uomo libero e a ben reinserirsi nella società post-bellica dopo una apparente sconfessione del proprio passato. Per quanto diversamente mostruose – da una parte la «perfezione crudele nel male» di Mengele, dall’altra il male subdolo di Speer, «uno specchio nel quale ognuno di noi vede se stesso» –, queste figure rappresentano anche due modi di essere a cui, in un certo senso, hanno partecipato il narratore e Lorenzo. Se Lorenzo «non media, è tutto lì, in quelle sue decisioni improvvise e assolute, quelle decisioni assolutamente prive di contraddittorio», il narratore è «il trasformista, il camaleonte […] la vita che si trasforma impunemente solo per conservare se stessa». Il protagonista riconosce d’altronde in Lorenzo un cupio dissolvi che in certa misura gli appartiene. In sé tuttavia, quel lato della personalità che ama nascondersi «e scomparire, non visto, nell’ombra», si accompagna a una voglia «di essere vivo, di camminare ridere mangiare stare seduto» .

Tutto il romanzo è costruito su contraddizioni di questo tipo, che ruotano attorno al tema della presenza e dell’assenza. Una delle sue immagini ricorrenti e importanti è il dualismo fra luce e buio, che ossessivamente si ripresenta nei diversi piani narrativi: come sottolinea a un certo punto il personaggio di Caterina – senza che il protagonista possa cogliere il significato profondo del suo commento – tutta la loro storia è «una lotta fra luce e ombra». In un sapiente gioco di richiami e contaminazioni fra letteratura alta e cinema pop, Cinquegrani inserisce nel suo testo anche una personale interpretazione in chiave romanzesca della psicologia analitica. Non è un caso, infatti, che il luogo in cui Lorenzo scompare sia la Svizzera, posto con il quale il narratore avverte scarsa familiarità, che può ricondurre forse soltanto al «lago dove Jung andava a spaccare legna per non dimenticare il proprio contatto con la terra». I tormenti del protagonista di Pensa il risveglio sembrano riconducibili, in effetti, al confronto fra un tipo psicologico che Jung avrebbe definito intuitivo introverso e la funzione inferiore della sua psiche, la sensazione estroversa. La funzione inferiore era per Jung la porta d’accesso per quella parte inconscia della personalità che lui definiva Ombra, «caratterizzata da tratti e comportamenti (sia negativi sia positivi) che l’Ego cosciente tenta di rimuovere o ignorare». Perciò, ecco che il protagonista, abituato a passare la vita rinchiuso in casa, perso nella ricerca di segni, tracce di significato e prefigurazioni nelle sempre più sofisticate architetture della propria immaginazione – atteggiamento tipico di un soggetto intuitivo introverso –, è fatalmente attratto dalla prorompente sensorialità dei personaggi (perlopiù femminili) che incontra lungo il suo percorso, e si trova «avido di presenza, di corpo che fatica, di foglie putrefatte sul suolo del bosco di larici e abeti». Per questo motivo, nel romanzo si ritrovano di frequente immagini di nature intricate e avvolgenti, di animali selvatici, in vario modo riconducibili all’universo della sensazione estroversa e al suo rapporto immediato e istintivo con il mondo esterno, che appare al contempo seducente e spaventoso allo sguardo di un intuitivo. Il narratore si trova a doversi confrontare in vario modo con questa alterità, rappresentata al massimo grado da Caterina: «mi sorprendo a pensare a quelle due voci, a quei due mondi, quello del corpo e quello dell’astrazione […]. Nella sfasatura, penso, c’è uno spazio di vita, di vicevita che possiamo abitare». L’incontro con la dimensione sensoriale del corpo – e con tanti corpi imperfetti, malati o deturpati – spingerà il protagonista a riflettere sul Tempo, che è «l’elemento stupefacente della vita delle creature sulla Terra», e rivela la loro ineliminabile fragilità. Per un personaggio che ha costruito la propria identità sul desiderio di scomparire in un altrove slegato dalla contingenza, il Tempo è il grande smascheratore, perché costringe l’esistenza nelle strettoie delle possibilità del corpo. Ma è proprio in quella gabbia che, paradossalmente, il protagonista del romanzo di Cinquegrani trova la forza di esistere, di rivendicare una propria collocazione nella realtà. Pensa il risveglio è, in ultima analisi, un romanzo coraggioso, che segue la strada non scontata dell’introspezione profonda per esplorare il Male e arrivare alla scoperta e affermazione della propria responsabilità nei confronti del mondo.


Elena Sbrojavacca lavora come assegnista di ricerca all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove nel 2018 ha ottenuto il dottorato di ricerca in Italianistica. Si occupa di letteratura italiana contemporanea, scritture della migrazione e di teoria della letteratura. Nel 2021 ha pubblicato per Feltrinelli Letteratura assoluta. Le opere e il pensiero di Roberto Calasso.

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