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Paolo Sorrentino, tra Leone d’Argento e Oscar

Il regista napoletano, già vincitore del Premio Oscar con La grande bellezza, non delude le attese con il suo ultimo film, È stata la mano di Dio, al cinema dal 24 Novembre. A Venezia l’opera prodotta da Netflix si è aggiudicata il Leone d’argento – Gran Premio della Giuria.

Dopo l’affascinante narrazione della capitale incantata e decadente, contraddittoria de La grande bellezza, il regista torna nella sua Napoli per raccontare una storia intima e sofferta. La città protagonista del film è la Napoli frenetica e sognante della prima metà degli anni ’80, segnata dall’arrivo di Maradona. Una città che oscilla tra sogno e realtà, tra i miracoli popolari e le sue bellezze nascoste.

Fabietto, interpretato da Filippo Scotti, vincitore del Premio Mastroianni a Venezia, subisce il processo di formazione tipico dell’adolescente. Sospeso in una fase liminare, il protagonista è costretto a crescere dopo la morte improvvisa dei genitori (Toni Servillo e Teresa Saponangelo). Diventare grande per poter raccontare se stesso, ciò che lo circonda, la sua verità; solo il cinema lo può salvare.  Non a caso la narrazione è attraversata da precisi riferimenti cinematografici: lo spettro di Fellini (il fratello del protagonista aspetta di essere chiamato dal grande regista), la presenza stimolante di Antonio Capuano con cui Sorrentino ha scritto la sceneggiatura di Polvere di Napoli.

Il Leone d’argento non è l’unico riconoscimento che ha ricevuto il cinema italiano a Venezia: Il Buco di Michelangelo Frammartino ha conquistato il Premio speciale della Giuria; Freaks Out di Gabriele Mainetti si è aggiudicato il Leoncino d’Oro attribuito da Agiscuola. Il Leone d’oro è andato invece alla regista francese Audrey Diwan con L’événement, film che affronta il delicato tema dell’aborto. Il riconoscimento conquistato a Venezia da Sorrentino non ha fatto altro che alimentare le voci già insistenti che lo volevano in corsa agli Oscar 2022. Voci che, infatti, si sono avverate: È stata la mano di Dio è rientrato prima nella shortlist dei 18 film selezionati per rappresentare l’Italia agli Oscar; dunque, quando il gioco si è fatto duro e la giuria ha dovuto ridurre i concorrenti a uno solo, la scelta è ricaduta proprio sul film di Sorrentino. Che ancora una volta potrebbe finire nella cinquina del miglior film straniero. E chissà, magari replicare i fasti del 2014, quando il regista salì sul palco a ritirare il premio e ringraziò proprio Maradona.

Nunzio Bellassai

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