“Le chiavi di casa”, il cosmo dell’infanzia da Pontiggia ad Amelio

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Con l’adattamento cinematografico Le chiavi di casa (2004) del romanzo di Giuseppe Pontiggia Nati due volte (2000), il regista Gianni Amelio si apre in modo radicale al cosmo dell’infanzia da lui analizzato sotto diversi punti di vista in numerose opere.

Il romanzo di Pontiggia ricostruisce la situazione di una famiglia riguardo all’handicap, tetraparesi spastica, del figlio Paolo come un cammino sul filo del rasoio da affrontare ogni giorno tra il pubblico e la sfera intima. Amelio se ne serve come punto di partenza drammaturgico per un viaggio nel cuore di una relazione tra il padre e il figlio, che si dimostra di tappa in tappa sempre più complesso.

Sinossi

La locandina del film

Gianni (Kim Rossi Stuart) è un giovane padre che ha abbandonato il figlio Paolo (Andrea Rossi) subito dopo la nascita. Il bambino è nato affetto da handicap, mentre la giovane compagna di Gianni è morta di parto.

Quindici anni dopo l’uomo decide di fare la conoscenza del figlio: l’occasione è data da un viaggio per portare il ragazzo in una clinica di Berlino per seguire alcune terapie. Durante il soggiorno nella città tedesca, Gianni farà la conoscenza di Nicole (Charlotte Rampling), una donna matura con una figlia affetta da handicap, che gli farà capire la grandezza dell’impegno che lo attende. Anche grazie a lei, Gianni e Paolo impareranno a conoscersi a fondo e a confrontarsi, ma alla fine sarà Paolo a confortare il padre.

Il sostegno tra un padre e un figlio

Contrariamente a Pontiggia che, tramite il narratore in prima persona, ha tematizzato la situazione di Paolo nell’ambito di una famiglia e del suo stato d’animo indebolito, Amelio si concentra sul rapporto tra il padre e il figlio. Nell’ambito di questa intenzione drammaturgica l’inventario delle persone presentato da Pontiggia è stato radicalmente limitato.

Oltre a Gianni e a Paolo, un ruolo importante nell’azione esterna è occupato, soltanto come pendant, dal rapporto madre-figlia della coppia Nicole e Nadine (Alla Faerovich). Al contrario di Pontiggia, la madre di Paolo è morta alla nascita, e inoltre si rivela che in Le chiavi di casa l’esperienza della scuola è completamente esclusa sia per il padre sia per il figlio. La sfera pubblica che giudica l’handicap è posta innanzitutto accanto agli incontri nella rete urbana e nell’amministrazione della città di Berlino così come nell’ospedale e nel padre stesso.

Le paure e le preoccupazioni di Gianni si rivelano proiezioni di una società che va incontro alle persone handicappate esercitando una pressione verso la normalità. Come Pontiggia, Amelio dedica a questo aspetto il suo particolare interesse e così Gianni deve riconoscere a poco a poco che Paolo, sotto molti aspetti, è più maturo di lui. In questo senso l’avvicinamento a Paolo si compie sotto l’aspetto tecnico-narrativo come una rivelazione graduale non soltanto del passato, bensì dell’intero cosmo, la cui sfera intima rispecchia anche le leggi del mondo esterno.

Il riconoscimento da parte di Gianni di trovarsi ancora sulla via della maturazione si manifesta come ultima conseguenza nella scena finale del film, quando Paolo sugella attraverso il suo gesto paterno l’unità della coppia ora inseparabile. L’iconografia delle immagini rimanda al disorientamento di Gianni in cerca di aiuto che solo nell’incontro più profondo con Paolo sperimenta la sua maturazione. Chi cerca aiuto spesso non è riconoscibile in modo chiaro; perfino quando Gianni crede di dover sostenere e sorreggere il corpo di Paolo, appare egli stesso nel ruolo dello sconfitto e del bisognoso di aiuto.

Gianni Amelio motiva la riduzione intesa drammaturgicamente di persone, situazioni e azioni mediante la ricostruzione di un viaggio nella sfera intima. L’esperienza iniziatica di Gianni significa non soltanto una riconciliazione con il suo passato, ma anche il ritrovamento di suo figlio Paolo. Nell’incontro con quest’ultimo si tocca perfino la legittimità esistenziale della vita.

La linearità della coesistenza sociale sperimenta a Berlino, simbolizzata mediante le immagini della sterilità clinica e dell’uniformità dell’estetica lineare della rete urbana, ad esempio, nell’immagine sempre presente delle rotaie della ferrovia, diventa metafora della vita passata e dell’assenza per suo figlio Paolo, con l’eccellente fotografia di Luca Bigazzi.

Il viaggio: coscienza della realtà e ricerca interiore

Il motivo del viaggio è sempre centrale per i film di Gianni Amelio: in primo luogo, questo esonera le persone dalla

Kim Rossi Stuart e Andrea Rossi in una scena del film

normativa sociale e le mette a confronto con la loro vera e propria esistenza. In questo contesto, il tipico punto di partenza in Le chiavi di casa è quella scena in cui Gianni fuori di sé nella sua spontaneità svagata salta sul letto della camera dell’hotel e, infine, cade sul pavimento attraverso la fessura che separa i due letti. Paolo è fuori di sé dalla gioia per questo fatto. Uno stacco improvviso mostra la superficie del mare scintillante in una lunga inquadratura contemplativa.

La brama di libertà di Paolo ha trovato il suo rafforzamento nell’immagine del mare. Lo sguardo sul mare è l’immagine di riscontro per lo sguardo giudicante degli altri, uno sguardo che rispecchia la sfera intima rispetto a quello lineare della normalità. Il viaggio nella sfera intima tematizzato in Le chiavi di casa è paragonabile a quello de Il ladro di bambini (Gianni Amelio, 1992). Quanto più Antonio (Enrico Lo Verso) si apre al mondo interiore, tanto più egli stesso diventa bambino e forma un’unità crescente con la coppia di fratelli Rosetta e Luciano.

Significativamente anche qui il mare dissolve tutti i limiti e i pregiudizi. Il titolo Le chiavi di casa riceve il suo vero significato in mare sulla nave. Le chiavi portate sempre con sé sembrano essere per Paolo lo status symbol per la propria responsabilità e lo responsabilizzano nella difesa di queste alla pari di Gianni.

Etica dello sguardo ne Le chiavi di casa

Le chiavi di casa forma una riflessione sulla vita moderna di oggi tramite l’avvicinamento a una giovane persona handicappata. I primi piani che riposano sui volti sono tappe di un viaggio nel mondo interiore, che ancora rimodellano lo sguardo sul mondo esterno in un modo nuovo.

Tramite la riproduzione della prospettiva interna di Paolo, lo spettatore comunica con lo sguardo specifico di Paolo sul mondo e alterna la sua prospettiva originaria con quella del giovane protagonista.

La differenza probabilmente più significativa tra l’opera cinematografica e quella letteraria è costituita dalla composizione e dalla struttura. Se Pontiggia segue il principio della successione delle immagini del ricordo, dell’osservazione e dell’inventario cronologico libero, che sono documentati in trentotto capitoli, il film, da questi elementi di riferimento associativi, ottiene e modella la sua traccia drammaturgica del conflitto tra il padre e il figlio su un viaggio interiore ed esteriore, che inizia quando si conoscono per la prima volta.

Come già in Pontiggia, la funzione di Gianni, che si manifesta come attento intermediario tra i componenti della famiglia, trova in Amelio il suo ampliato approfondimento sia mediante le immagini intermediatrici tra le persone come elementi visibili del dialogo, sia anche attraverso la delicatezza del suono della musica del film, composta da Franco Piersanti.

L’avvicinamento a Paolo, sia tramite Gianni, sia tramite lo spettatore riportaalle esperienze dell’infanzia, alla gioia e spontaneità spensierate. Paolo non compare in qualità di adolescente già formato, ma nella ricostruzione di un passaggio, sia in Pontiggia delle tappe dell’infanzia e della maturazione, sia in Amelio attraverso il presente vivo nello specchio del passato, e in entrambe le opere come cosmo dell’infanzia da riscoprire nel lettore e nello spettatore.

Enrico Riccardo Montone


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Enrico Riccardo Montone nasce a Caltagirone il 26 luglio 1993. Laureato in comunicazione all’Università degli Studi di Catania, nel 2015 pubblica A ciascuno il suo cinema (Cromografica, Roma 2015), un mosaico di letture, film, storie e spunti sul mondo del cinema con l’unico intento di aiutare lo spettatore di aguzzare occhi e orecchie, a stimolare la riflessione e a incrementare il suo piacere al cinema. Cresciuto a pane e Stanley Kubrick, miscelati al culto per Federico Fellini, si impegna in iniziative ambientali. Nel 2017 pubblica il suo secondo libro dal titolo Birdman o (Le imprevedibili relazioni tra cinema e teatro) (GEDI Gruppo Editoriale). Tale lavoro, frutto della rielaborazione della tesi di laurea, ha come oggetto lo studio dei rapporti tra cinema e teatro, un argomento che attiene a diversi aspetti e che suscita più di una problematica e molteplici connessioni.

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