“Lady Bird”, il ritratto curioso, ammirato e ammirabile di una giovane donna della nostra contemporaneità

Condividi!

Nel nuovo film di Greta Gerwig, Lady Bird, il riferimento a precedenti modelli (primi tra tutti Noah Baumbach) non è mai una citazione cinefilica a se stessa o a un “prestito” occultato e truffaldino. In Lady Bird, seconda opera da regista dopo Nights and Weekends (2008), la Gerwig ripercorre i suoi modelli per farne critica, riflettere sulla macchina cinema, mettere in scena il piacere del racconto e in funzionamento del piacere. In questo senso, il film appare come il massimo della confessione d’amore per il cinema e contemporaneamente un pegno pagato per un distacco da una pratica autoriale fortemente dichiarata, quasi “urlata”. Lady Bird contiene tutti gli elementi stilistici e tematici del cinema di Todd Solondz e, come si è detto, Baumbach. Tuttavia la giovane regista, pur consapevole di quale sia il lessico del coming of age indie, ne fornisce una versione nuova e dissacrante, e non solo per il punto di vista femminile.

54544La storia ruota attorno a Christine McPherson (Saoirse Ronan), che rifiuta il nome che le è stato dato per usarne uno che si è scelto: Lady Bird. Odia Sacramento, dove non succede nulla, e sogna New York. Nella lotta per affermare le proprie scelte la asseconda il padre disoccupato Larry (Tracy Letts), ma non la madre infermiera Marion (Laura Metcalf), preoccupata per il suo futuro. Obbligata a frequentare una scuola cattolica, a coltivare amicizie poco soddisfacenti, a veder sfuggire di fronte a sé la possibilità di partecipare alla verve culturale della lontana East Coast.

Il tempo della rappresentazione si manifesta come tempo della sospensione e dell’attesa; lo sguardo come “inseguimento” della realtà, tentativo di capirne l’essenza, a partire da una visione intimista delle cose. La realtà si manifesta nello scambio di uno sguardo fra il problematico personaggio di Christine e noi. Uno sguardo d’accusa, di dolore, di bisogno di evadere dalla piccola realtà di Sacramento. La fuga e la ribellione di Christine si manifestano come sguardo interpellativo della realtà, messa in discussione dalle manipolazioni della macchina da presa, tempo vuoto, ma pieno di senso. La Gerwig non vuole bluffare né edulcorare la realtà e pur scegliendo una materia particolarmente delicata come l’adolescenza, il suo sguardo scongiura sia il patetismo, sia ogni finalità politico-dimostrativa. Non a caso, attraverso il personaggio interpretato dalla Ronan, ella racconta la propria adolescenza con una scarna prosa carveriana.

lady-bird-1-e15163630468491
L’attrice Saoirse Ronan in una scena del film

In Lady Bird lo spettatore passa attraverso il privato, l’inquietudine e le contraddizioni affettive e relazionali di Christine, spesso attraverso la sua disperata incapacità di amare in modo maturo. Lo sguardo di Christine condivide con quello di Frances (il personaggio interpretato dalla stessa Gerwig in Frances Ha di Noah Baumbach) la tensione alla mobilità, l’idea che essere nel mondo e nelle cose implichi un continuo andare in cerca di luoghi, circostanze, incontri. Confronti generazionali, grovigli di sentimenti fraintesi, la difficoltà a costruire dei rapporti umani pieni e risolutivi, i nodi familiari (radice di prima sofferenza), la consapevolezza del dolore di esistere. L’assoluto enigma dell’altro e la necessità di solidarietà tra le anime; il viaggio, nel tempo, nello spazio, dentro se stessa. L’infanzia non fine a se stessa, quanto piuttosto cartina al tornasole per smascherare il comportamento degli adulti, metterli di fronte alle loro ipocrisie, ai loro dubbi e al loro rimorso. Il bisogno di confrontarsi con la propria storia e la propria infanzia. Un contradditorio amore per il Midwest della California. Tema e film forti e struggenti che restano nella vita degli spettatori come un’esperienza vissuta, come un’emozione personale, come una propria memoria.

In questa cornice di referenza c’è anche spazio per sfumature politico-sociali, con il ritratto degli Stati Uniti di inizio 2000, quella post 11 settembre, dipinta in chiave nostalgica con la Gerwig che sembra voler raffigurare una realtà danneggiata ma non compromessa come quella attuale, ed è anche in questo che affiora la vena malinconica che fa da sottofondo all’opera, con la città di Sacramento, luogo in cui è cresciuta la nostra protagonista, che diviene un simbolo di tutto questo. Molte persone nascono e crescono in realtà verso le quali provano al tempo stesso amore e odio, la voglia di evadere dal proprio contesto è forte e la propria meta viene mitizzata, ma è solo quando ci si allontana da determinate situazioni che si apprezza il reale valore delle cose. Perché una città non è solo un luogo. È la famiglia, un ricordo, un profumo, un oggetto, e tutto ciò che la nostra mente accantona fino a quando si perde il contatto con esso, facendoci accorgere quanto fosse alto il suo valore per noi.

Enrico Riccardo Montone


Condividi!

Enrico Riccardo Montone nasce a Caltagirone il 26 luglio 1993. Laureato in comunicazione all’Università degli Studi di Catania, nel 2015 pubblica A ciascuno il suo cinema (Cromografica, Roma 2015), un mosaico di letture, film, storie e spunti sul mondo del cinema con l’unico intento di aiutare lo spettatore di aguzzare occhi e orecchie, a stimolare la riflessione e a incrementare il suo piacere al cinema. Cresciuto a pane e Stanley Kubrick, miscelati al culto per Federico Fellini, si impegna in iniziative ambientali. Nel 2017 pubblica il suo secondo libro dal titolo Birdman o (Le imprevedibili relazioni tra cinema e teatro) (GEDI Gruppo Editoriale). Tale lavoro, frutto della rielaborazione della tesi di laurea, ha come oggetto lo studio dei rapporti tra cinema e teatro, un argomento che attiene a diversi aspetti e che suscita più di una problematica e molteplici connessioni.

Lascia un commento

Torna su